Tira aria gelida e velenosa sul palazzo della Federcalcio. Aria di lotta e di governo spira sull’attuale governance federale rintanata e asserragliata nella sede di via Allegri a Roma mentre, mesta, la gestione del presidente federale Gabriele Gravina si avvia al solito e ormai abituale triste autunno che da oltre una decade conserva in placido letargo il movimento calcistico italiano. Scarseggiano le provviste, si diradano le sponde. Si moltiplicano i nemici, si infittiscono le manovre. Ai risultati mediocri, agli scandali a scoppio ritardato e alle inchieste chiuse con esiti almeno pasticciati, alla totale assenza di riforme, si sono aggiunte adesso nuove e confuse bordate. Pericolose però, quasi fossero cannonate.
Certo per ora sono soltanto parole però arrivano dall’alto e il peso specifico della loro ricaduta allarga il precipizio, quello su cui pericolosamente ondeggia l’attuale potere federale: il secondo mandato scade tra un anno, l’orizzonte però sta diventando una fessura sempre più stretta. I fendenti dal mondo politico assestati al presidente Figc da due (Fratelli d’Italia e Lega) delle tre forze del Governo di Giorgia Meloni si stagliano, specie perché aprono uno squarcio su manovre, riposizionamenti, mosse. Smascherano vecchie e nuove alleanze. Denudano vecchi e nuovi giochetti della politica-sportiva. Forza Italia, il terzo alleato, ha scelto l’apparente strada del silenzio tirandosi fuori dalla mischia: l’anticipazione di quattro giorni fa e poi ripresa da quotidiani e siti di informazione, politica e sport (leggi qui) relativa all’assunzione di Filippo Tajani – il figlio del ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani (è solo un dejà vu, c’è il precedente Giorgetti) nell’ufficio federale in allestimento che dovrà occuparsi di “Euro 2032” – ha provocato, soprattutto perchè ha disegnato uno spaccato politico rivelante all’interno del Governo, un’altra pesante serie di reazioni, ha moltiplicato messaggi piccati all’interno della maggioranza parlamentare e ministeriale. Le fibrillazioni si susseguono. C’è aria di tempesta.
Il momento è delicato. Solenne, difficile. Bisogna serrare le fila, rinforzare argini, mettere in sicurezza fondamentali presidi interni. Bisogna metterli, e mettersi, a riparo da nuovi possibili e prossime burrasche. Bisogna evitare nuovi cortocircuiti, altri malumori. L’aria che tira è pesante, rarefatta anche all’interno del palazzo in via Allegri: la “rivoluzione” primaverile (leggi qui) con la nomina di tre-vice-segretari non ha dato risultati, anzi specie sul ruolo e sul largo potere pare assunto da Giovanni Valentini, figlio di Antonello Valentini, svezzato negli anni ‘90 dalla famiglia Matarrese al Bari, ex dg di lungo corso in Figc, fresco ex consulente del ministro dello Sport Andrea Abodi, si sono accumulate doglianze e rilievi anche in merito a budget e ricavi. Ai nuovi arrivi (non c’è mica solo Tajani nel lotto delle nuove assunzioni o della trasformazione dei contratti a tempo indeterminato, tra questi quello a Emanuele Sica, il figlio di Carlo Sica presidente del Tribunale federale Nazionale assurto alle cronache dei più nel giudizio-patteggiamento che ha chiuso la vicenda plusvalenze-Juventus) che si registrano anche in Procura federale e Corte Federale oltre che al Club Italia, si segnalano anche imminenti e significativi congedi. Tanto per usare un termine politically-correct. Altrimenti bisognerebbe scrivere: defenestramenti.
Tira una brutta aria, pesante e velenosa dentro il palazzo Federcalcio. Tanto che si pensa a cambiare aria, si pensa a aprire qualche altra finestra. L’ha capito anche il dottor Paolo Boccardelli, professore ordinario di “Economia e Gestione delle Imprese e Strategie d’Impresa” alla Luiss di Roma e consigliere d’amministrazione di “Telecom Italia”: oltre a ricoprire tante altre, prestigiose e importanti cariche operative, è anche il presidente della Covisoc, la commissione di vigilanza sulle società professionistiche, organo interno della Figc. È presidente dal 20 giugno 2020 e nel giorno della nomina manifestò gratitudine al presidente e al consiglio federale con un entusiastico tweet. Di acqua – anzi secchiate violente, anzi temporali, anzi tornado – ne è caduta. Sono passati poco più di tre anni, da norma il mandato dei componenti della Co.Vi.So.C. ha durata quadriennale ed è rinnovabile per non più di due volte. Quindi il nuovo consiglio (cinque sono i componenti) sarà nominato ad inizio del prossimo anno. Solerte e attenta, la Figc però si è già portata avanti. Ha pubblicato un bando il 27 ottobre, bando che scade il 4 novembre alle ore 19. Cioè domani. Appena dieci giorni: dieci giorni per inviare le candidature per un posto in Covisoc, i candidati devono possedere i requisiti previsti nel comma 3 dell’articolo 36 dello statuto federale (“docenti universitari di ruolo in materie giuridiche ed economico-aziendali, anche a riposo; magistrati di qualsiasi giurisdizione, anche a riposo; dottori commercialisti, avvocati, notai, avvocati dello Stato o consulenti del lavoro laureati in Economia e Commercio con almeno dieci anni di anzianità nella funzione, anche a riposo”): dopo aver valutato i requisiti, la scelta ricade sul Consiglio federale presieduto dal presidente federale. Consiglio federale che con una qualificata maggioranza nomina i cinque componenti, tra cui viene poi scelto il presidente. L’attuale consiglio è composto dal presidente Paolo Boccardelli, dal professore di Diritto Tributario Giuseppe Marini, dal dottor Franco Paparella, dal consigliere di Stato Giulio Castriota Scanderbeg e dal magistrato del Tar Giuliana Panzironi. Marini, Paparella e Castriota Scanderbeg sono in carica dal 2019, la Panzironi dal 23 dicembre 2022 quando fu nominata in sostituzione del professore Sergio Barile dimessosi quattro giorni prima.
In base all’articolo 12, comma 1, della legge 23 marzo 1981, n. 91 poi modificato dalla legge 18 novembre 1996, n. 586, alla Co.Vi.So.C. è attribuita una funzione di controllo sull’equilibrio economico-finanziario delle società di calcio professionistiche e sul rispetto dei principi di corretta gestione; nell’ambito della sua attività la commissione può proporre l’attivazione di indagini e procedimenti disciplinari e fornisce pareri (non vincolanti) in materia di iscrizioni ai campionati professionistici, valutazioni che vengono poi esaminate e messe ai voti dal consiglio federale. Incarichi di prestigio e delicati, nomine che negli anni si sono trasformate in un valzer. In realtà la mole di lavoro e i passaggi cruciali ricadono soprattutto sulla segreteria governata da vent’anni da Giuseppe Casamassima all’interno della quale lavorano alcuni qualificati professionisti raggiunti da un anno dall’ex Deloitte (la società di certificazione che prima analizzava i bilanci e i conti dei club per presentarli poi alla Covisoc, il rapporto da 700mila euro annui chiuso a fine 2021, sostituito col “Portale Figc”) Valter Cafferata. Al presidente e agli altri quattro componenti spetta l’esame e la valutazione dei casi più complicati e delicati.
Paolo Boccardelli ad esempio è il presidente della Covisoc che a ottobre 2021 in una corrispondenza col presidente federale Gravina e il capo della Procura Figc Giuseppe Chinè (al tempo ancora capo di Gabinetto del Mef, il ministro era Daniele Franco) nell’ottobre del 2021 segnalava i rilievi avanzati dalla Consob dopo l’apertura di un’inchiesta della magistratura ordinaria su plusvalenze e operazioni a specchio di alcune società, tra cui in serie A Juventus, Napoli, Genoa, Empoli, Sampdoria. Da quel carteggio sarebbe poi nata l’inchiesta della procura Figc sfociata nel deferimento di club e dirigenti e nel doppio processo (aprile/maggio 2022) davanti agli organi della giustizia sportiva federale e sul cui cielo sarebbero poi volate bolle di sapone (leggi qui e qui). Una parentesi riaperta qualche mese dopo – dopo le nuove risultanze emerse dall’inchiesta condotta della Procura della Repubblica di Torino – con la revocazione ottenuta da Chinè e con un nuovo processo alla Juventus: una vicenda dipanatasi poi tra condanne, penalizzazioni, decurtazioni, estromissioni, stralci e patteggiamenti, vicenda che qualcuno forse ricorderà divenne anche una famosa caccia alla carta, anzi a una nota.
La famigerata “nota 10940”, quella nella quale il 14 aprile 2021 la Procura Figc guidata da Chinè (all’epoca ancora capo Gabinetto Mef) rispondeva alle sollecitazioni interpretative avanzate dalla Covisoc (organo di controllo interno Figc) che voleva capire come dovesse muoversi “in ordine alla valutazione degli effetti della cessione dei calciatori sui bilanci di alcune società professionistiche ai fini dell’iscrizione ai rispettivi campionati” (tutta la vicenda è qui), e poi dalla primavera si sarebbe arrivati all’autunno, da aprile si sarebbe arrivati sino a ottobre quando, davanti a un nuovo carteggio, sarebbe poi partita l’inchiesta.
Sono passati due anni da quell’ottobre. E sono cambiati anche umori, equilibri, rapporti. Di secchiate d’acqua ne sono passate sotto i ponti, ultima in ordine di tempo la farsesca e lacerante vicenda estiva Lecco-Brescia-Perugia-Reggina e altri club (in tutto 12 appesi a un filo per due mesi e avvio sospeso dei campionati di B, Lega Pro, serie D) nella quale pareri e giudizi – anche quelli Covisoc – sono stati ribaltati sino all’ormai consueto ultimo giudizio, preso come piombo dalla giustizia amministrativa. Una vicenda che aveva provocato lo stupore persino del presidente Uefa Ceferin; vicende che, l’ha solennemente promesso Gravina confortato dal parere dell’avvocato Giancarlo Viglione capo dell’ufficio giuridico Figc no, non si ripeteranno mai più. Ci saranno (forse) norme più stringenti, ci saranno (forse) controlli anticipati? Chissà. Sono passaggi comunque delicati e cruciali, passaggi nei quali il parere della Covisoc sarà importante, passi delicati per evitare di ripetere la solita litania: tribunali federali, Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, Tar e Consiglio di Stato e il solito intreccio di giudici amministrativi presenti anche nella giustizia sportiva.
È anche una questione di sedie. Anzi, d’incarichi. Che riguardano anche la Covisoc. Il mandato del consiglio scade tra qualche mese ma la solerte e attenta Figc s’è portata avanti. “Preso atto dell’imminente scadenza del mandato dei componenti della Covisoc; attesa la necessità di garantire il funzionamento e la continuità di tale Commissione; ritenuto opportuno acquisire le candidature per ricoprire il ruolo di componente della Covisoc...”: il 27 ottobre ha pubblicato il bando invitando gli interessati a inviare via mail la “manifestazione di interesse”, cioè la candidatura e il curriculum, entro il 4 novembre. Entro domani alle ore 19. Paolo Boccardelli che è al termine del suo primo mandato, ripresenterà la candidatura? La domanda si accompagna a una serie di velenose indiscrezioni: il presidente Boccardelli potrebbe rinunciare per scelta propria o anche perché avrebbe compreso di non essere più così tanto gradito e apprezzato. E poi altra aria rarefatta, magari da riossigenare: pare non ci sia stata, almeno su alcune vicende, una piena sintonia e una corrispondenza di valutazioni tra il presidente della Commissione (e i suoi componenti) e i vertici federali. E ancora qualcun altro che insiste: il presidente federale vorrebbe cambiare tutto, come fosse uno spartiacque tra il prima e il dopo, e forse sarebbe preferibile scegliere per una Commissione che deve valutare i bilanci e i conti delle società un presidente con un profilo esperto di giustizia amministrativa piuttosto che uno di Economia e Finanza, pur se di rango come ad esempio Boccardelli. Mentre fioccano le ipotesi, fioccano anche le indiscrezioni su chi dovrebbe essere scelto come presidente al posto di Boccardelli.
Tra i papabili, spira forte la candidatura della giurista e amministrativa Germana Panzironi, membro della Covisoc da dieci mesi, due anni fa nominata (per l’infornata di nomine nella giustizia sportiva leggi qui) giudice sportivo della serie B, incarico lasciato a malincuore quest’estate (al suo posto un’altra donna, un altro giudice, Ines Simona Immacolata Pisano, già sostituto procuratore presso le Procure della Repubblica di Lucca e di Roma, poi magistrato amministrativo al Tar Lazio) perché nominata alla guida del Tar Abruzzo. Un passato d’incarichi presso diversi Ministeri, tra cui anche quello delle “Politiche giovanili e dello Sport” oltre che Ambiente, Finanze, Lavoro, Industria, Economia, Giustizia e poi incarichi al Tar Romagna e prima ancora al Tar Lazio.
E proprio all’epoca del Tar Lazio risale una vicenda sportiva-giudiziaria-amministrativa che vide assurgere agli onori della cronaca nell’estate del 2018 il giudice Germana Panzironi “che è la cugina di Valeria Panzironi, capo ufficio legale del Coni Servizi, il cui presidente è Roberto Fabbricini, lo stesso che aveva fatto ricorso contro la decisione del primo giudice Tar” scrisse in quei convulsi giorni l’ex dg della Figc Antonello Valentini in un tweet che si chiudeva con un dolce cinguettio: “certe volte le coincidenze, ma non è lecito dubitare”.
Si era quasi all’epilogo di una vicenda farsesca ai limiti della fantascienza. Era l’estate 2018, l’estate nella quale in Figc c’era ancora il commissario Fabbricini voluto dal presidente del Coni Giovanni Malagò e il campionato di serie B sarebbe partito in abbondante ritardo e a 19 squadre pur in pendenza di giudizi e ricorsi dinanzi alla giustizia amministrativa dopo un’incredibile serie di colpi di scena sul format della serie B come fosssero numeri al lotto (19, 20 o 22?), una battaglia di carte bollate e veleni dalla quale non si sottrasse nemmeno il Governo con l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che sculacciò tutti («spettacolo indecoroso tra fallimenti e ripescaggi, controlli inefficaci, ci penserà il legislatore») pur se nulla sarebbe cambiato da allora. E sono passati cinque anni.
Di cosa ce ne sarebbero state da dire. Cosa dire ad esempio, ma è solo per stringere la vicenda perché sarebbe lunghissima, del giudizio emesso dal presidente della Prima sezione ter del Tar Lazio Germana Panzironi che, smentendo e bocciando il precedente giudizio emesso pochi giorni prima sempre dalla stessa sezione (Prima ter) del Tar Lazio ma con un altro presidente (Gabriella De Michele) che aveva sospeso il decreto di sospensione (si badi bene: sospeso la sospensione, non c’è errore e non c’è confusione) accogliendo il ricorso di Ternana e Pro Vercelli contro la decisione assunta da Figc e Lega serie B di dar vita (come poi sarebbe successo) a un campionato a diciannove squadre accogliendo così – sempre la Panzironi – le istanze di revoca presentate da Figc e Lega B e facendo tornare così esecutivi i provvedimenti presi dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni (all’epoca il presidente era Franco Frattini) che aveva dichiarato inammissibili i ricorsi sul format della serie B e improcedibili quelli sulla scelta delle eventuali ripescate? Fu un po’ come assistere a un film a metà tra orrore e fantascienza: Tar contro Tar, parafrasando il celebre e struggente “Kramer contro Kramer”. Un divorzio dalla realtà. Un cortocircuito in piena regola.
Sarà forse per evitarne in estate di nuovi tra la giustizia sportiva e quella amministrativa che in Figc starebbero pensando anche al presidente del Tar Abruzzo Germana Panzironi come futuro presidente della Covisoc?