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Basket, arbitri e veleni: Petrucci pronto a sacrificare Lamonica. Intanto commissioner e vice saltano i quarti

Solo 3 gare su 17 per la coppia, le visionature delle terne effettuate da Cicoria, Cazzaro e Cerebuch che resta tra i possibili sostituti dell'abruzzese. Il presidente federale valuta anche l'opzione Di Girolamo per il commissariamento del Cia
Luigi Lamonica

Scattano domani le semifinali scudetto, sale di tono il livello tecnico e agonistico delle sfide, aumenta la posta in gioco, crescono le attese ma di pari passo si moltiplica anche la tensione. L’aria nei palazzetti è destinata a farsi sempre più incandescente tra giocatori, allenatori, dirigenti e tifosi mentre già dai quarti playoff da parquet, panchine e spalti più volte sono stati lanciati fulmini e saette verso la categoria meno protetta, cioè quella arbitrale. Ultima in ordine di tempo a seminare proteste e veleni, gara 5 tra Venezia-Reggio Emilia. Metro non uniforme, errori, presunti torti e favori: l’intero rosario è destinato a sgranarsi da qui a metà giugno, quando si arriverà al verdetto finale, al culmine di una stagione che dal punto di vista arbitrale ha suscitato già molte polemiche e destato diversi interrogativi.

La domanda principe degli appassionati giustamente resta questa: chi vincerà il campionato? Questa domanda però al momento resta in sospeso, ma ce ne sono altre che dall’inizio dei playoff circolano tra cesti e fischietti. Ad esempio: che fine hanno fatto Luigi Lamonica e Marco Giansanti? Dove sono il commissioner degli arbitri italiani e il suo vice che per giunta è anche il responsabile della serie A, il designatore arbitrale e degli osservatori? Possibile che proprio nel momento più caldo della stagione del basket italiano non si vedano nei palazzetti? In 17 partite dei quarti, Lamonica ha infatti assistito dal vivo, e dunque seguito la terna arbitrale, soltanto una volta. Due volte invece, la seconda tre giorni fa a Bologna per gara 5, Giansanti. Gli arbitri impiegati nei quarti sono stati sostanzialmente visionati dai tre osservatori della categoria, e cioè Cicoria, Cazzaro e quel Cerebuch che molti considerano in rampa di lancio come dirigente Cia nella prossima stagione. Sostanzialmente, perché pare che per alcune partite dei quarti non ci sia stata proprio la visionatura ufficiale, dunque né dal campo né a distanza (ossia da remoto).

I motivi della momentanea “scarsa esposizione” della coppia che guida il Cia da quasi due anni non si conoscono. Temporalmente si può solo constatare però come queste assenze dai campi, che evitano il contatto con allenatori, giocatori e dirigenti, siano successive alla pubblicazione “urbi et orbi” della lettera inviata (in maniera riservata) agli arbitri di serie A. Una lettera nella quale Giansanti e Lamonica di fatto avevano additato i club di scarsa collaborazione con gli arbitri, prima ancora del confronto, poi avvenuto, con i rappresentanti delle otto squadre nei playoff. Un inciampo sul piano della comunicazione e della stessa politica arbitrale che aveva di fatto evidenziato in maniera clamorosa (e rovinosa, e anche rumorosa) anche l’assenza di compattezza all’interno del gruppo arbitrale. È ancora sconosciuta la mano che, facendo circolare la lettera, ha provocato danni e stridori.

Addirittura pare sia stata una di quelle classiche gocce che fanno traboccare il vaso della pazienza: pare infatti che, nelle segrete stanze, il presidente federale Gianni Petrucci e il capo del comitato nazionale allenatori Ettore Messina abbiano sonoramente criticato (eufemismo) la gestione arbitrale con toni che spingono parecchi fra arbitri e dirigenti a ritenere sempre più in bilico la riconferma del commissioner per il terzo anno di fila. Il ruolo gli era stato affidato due anni fa proprio da Petrucci che aveva investito del delicato compito l’ex principe dei fischietti italiani, ritenuto il più più adatto al ruolo di commissioner, anche se il fischietto abruzzese non aveva avuto alcun tipo di esperienza né come dirigente nè come formatore.

Petrucci sa bene come il tema arbitri sia sempre stato uno degli argomenti più forti da mettere sul tavolo nelle sfide federali, a livello nazionale e regionale. Due anni fa aveva bocciato l’ipotesi suggeritagli dal compianto vicario Gaetano Laguardia che avrebbe voluto affidare a Lamonica la guida tecnica del Cia e a Giansanti invece quella politica. Giansanti però fu ritenuto una figura troppo debole sul piano dell’immagine rispetto a quella del pluridecorato fischietto abruzzese, investito con un contratto biennale (in scadenza a giugno) più opzione di rinnovo per il terzo anno. Il verdetto dunque si avvicina: Lamonica sarà riconfermato o verrà sacrificato?

L’effetto Lamonica intanto pare però svanito, disperso: Petrucci tra un mese potrebbe porre fine al mandato del commissioner non esercitando l’opzione del terzo anno presente sul contratto. A capo del Cia il presidente federale, che corre per il quarto mandato di fila, potrebbe nominare un commissario, scegliendolo magari fra i presidenti dei comitati regionali Fip, proprio come avvenne anni fa con la nomina di Stefano Tedeschi. Uno degli indiziati-favoriti pare sia il presidente della Fip Abruzzo Francesco Di Girolamo, un fedelissimo del presidente federale che può vantare trascorsi come fischietto impegnato nei campionati nazionali.

Poco visto finora nei palazzetti italiani, Luigi Lamonica intanto continua a battere il territorio italiano dei cesti, palmo a palmo. C’è una sua foto – fischietto in bocca, pallone in mano, una foto di quando era arbitro, e inequivocabilmente il migliore di tutti – accanto a un titolo “L’uomo in grigio, l’arbitro della pallacanestro moderna”. Foto e titolo fanno da locandina (pubblicata sul sito della Fip Puglia) ad un dibattito che si terrà il 5 giugno a Martina Franca. Tra i saluti istituzionali c’è quello di Margaret Gonnella, già presidente Fip Puglia e adesso vice-presidente federale. Tra i relatori c’è ovviamente Luigi Lamonica, il commissioner Cia; tra gli interventi, sono previsti quelli di Denis Quarta (arbitro e presidente Aiap, associazione italiana arbitri pallacanestro) e dell’arbitro sempre di serie A, Andrea Valzani.

Attività politica in pieno fermento, mentre ci si avvia alla battaglia elettorale in federazione. Nel frattempo il duo Lamonica-Giansanti sta provando a portare in acque tranquille la nave arbitrale verso la fine dei playoff pur se qualche ondata beffarda bagna la plancia di comando. A proposito di metafore nautiche, eccone un esempio. All’arbitro Denny Borgioni era stata revocata la designazione di una gara di playoff per una foto sul suo profilo social pubblicata dalla sua compagna. La foto li ritraeva su una gondola nei canali di Venezia. La foto era stata postata proprio nel giorno in cui si è giocata l’ultima gara della stagione regolare Venezia-Pesaro, arbitrata da Borgioni. Avuta notizia del post, Lamonica e Giansanti come punizione avevano così revocato la prima designazione playoff a Borgioni, contestandogli la violazione del divieto di effettuare trasferte insieme a parenti e familiari. Subito dopo il provvedimento però, Borgioni e la sua compagna (anche lei arbitro) dimostravano come la foto, pur pubblicata proprio nel giorno della gara ultima di campionato,  facesse in realtà riferimento ad un viaggio a Venezia che la coppia aveva fatto mesi precedenti. Lamonica e Giansanti hanno così revocato il provvedimento punitivo e l’arbitro romano è tornato regolarmente in campo in questi playoff. Ai playoff è approdato anche l’arbitro siciliano Tolga Sahin, consorte della presidentessa regionale Cristina Correnti: a gennaio pare fosse nella terza e ultima fascia di rendimento nella graduatoria arbitrale, cinque mesi dopo è balzato nella prima. Un salto grande quasi quanto uno scudetto.

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