Salernitana, cessione trust con tinte di giallo

Tra le proposte quella di Romei, ex vice-presidente Samp che batte la pista bancaria-assicurativa. Il trustee Bertoli e una precedente esperienza lavorativa condivisa con Aiudi, scelto da Marchetti come direttore amministrativo del club
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Zero. C’è ancora nella casella vittorie. E c’è ancora in quella degli acquirenti della società. Dopo un mese e sei gare di A il presente calcistico è un faticoso assetto tecnico-tattico ancora da bilanciare sul prato mentre la Salernitana resta tenacemente aggrappata a una rete: quella avversaria da bucare, quella propria da difendere. A tre mesi dall’istituzione del trust “Salernitana Trust 2021″ (alla bozza del 25 giugno corretta secondo le prescrizioni Figc sarebbe poi seguito l’atto modificativo registrato con atto notarile il 3 luglio e accettato dalla federazione il 7 luglio, cioè venti giorni dopo la nota 17561/presidenza con la quale Gabriele Gravina riconosceva valida la forma giuridica per venir fuori dal controverso e aggiornato reticolo Noif) invece la cessione delle quote societarie confluite dai disponenti Lotito e Mezzaroma nel “Melior Trust e “Widar Trust” non s’è ancora perfezionata. Il futuro societario e sportivo – l’intera storia e la continuità della Us Salernitana 1919 – restano così aggrappate a una rete. Per ora offerte, proposte, trattative, indiscrezioni ma niente gol-vittoria. Solo nomi e numeri che ballano e volano nell’etere, qualcuno si materializza e poi si dissolve mentre qualcun altro resta incagliato in un reticolo fitto, in una maglia di amicizie, interessi e intrecci: il tempo intanto scorre e il 31 dicembre, limite temporale invalicabile, minaccioso s’avvicina. Intanto mentre il pallone rotola, mentre i trustee Isabella Isgrò e Paolo Bertoli in una nota congiunta provano a dare un’accelerata, dal tavolo emergono profili, candidature (molte risibili), manifestazioni d’interesse ma anche qualche singolare e bizzarra coincidenza. Che meriterebbe attenzione. Anche perché, come dimenticare? L’amministratore unico della società è pur sempre l’ex generale della Guardia di Finanza Ugo Marchetti  mentre il “guardiano” del trust è invece l’ex generale dei Carabinieri Vincenzo Coppola. Chissà.

Profili e proposte. Dalla penombra emergono i contorni delle manifestazioni d’interesse che hanno superato la prima lunga, necessaria e obbligatoria verifica, fase propedeutica a un’offerta irrevocabile d’acquisto. Nel chiaroscuro si riflettono i profili dei potenziali acquirenti ancora in pista. Un fondo straniero con appoggi e agganci italiani, una holding della penisola arabica (non della Qatar Sports Investments e non riconducibile nemmeno alla folta pletora parentale della famiglia al-Thani) e poi un sensibile interessamento di matrice italiana (sullo sfondo avrebbe perso slancio l’idea di un imprenditore del settore universitario privato mentre starebbe valutando l’iniziativa uno del settore cinematografico senza contare disparate voci ancora senza un atto formale). La matrice italiana è frutto di un pedinamento che dura da mesi – pare ancor prima dell’istituzione del trust – una proposta/candidatura al tempo bocciata da Claudio Lotito e Marco Mezzaroma e che poi invece ha ripreso sostanza e vigore nel corso degli ultimi due mesi attraverso un altro canale, battuto tra Roma e Milano, tra le sponde e gli “accreditamenti” di Banca Sistema, del Circolo Aniene, della Lega Calcio e del mondo finanziario-assicurativo, quello di società e di server specializzati nel factoring, nella cartolarizzazione dei crediti, operazioni a volte capaci di ridare vita e persino slancio a quote societarie destinate altrimenti all’oblio. Al timone di quest’operazione c’è l’avvocato romano Antonio Romei, figlio di un ex parlamentare democristiano, quote societarie nello studio Bdl in cui veste anche l’abito di consulente, già vice-presidente e membro del consiglio di amministrazione della Sampdoria di Massimo Ferrero. C’è lui a tirare le fila di una proposta recapitata via pec alla casella di posta elettronica di uno dei due trust. La rete di relazioni conduce fino a Milano, porta in via Fatebenefratelli, lì dove ha sede la società Frontis Npl S.p.A., una società il cui acronimo (Npl) spiega la ragione sociale. Nel mondo della finanza Npl sta per “non performing loan”, letteralmente “prestiti non performanti” che tradotto sta per crediti deteriorati. Sbrigativamente: attraverso garanzie immobiliari le banche cercano di intervenire prima che il debitore fallisca, quando cioè ancora esiste l’opportunità di cedere operazioni potenzialmente vive. Come altre, Frontis Npl S.p.A. opera dunque nel mondo finanziario e assicurativo, si occupa anche d’investimenti e gestione conti. Tre anni fa Ibl Banca ne acquisì una partecipazione azionaria mentre il fondo Algebris s’avvale del servizio per i crediti in sofferenza. Frontis Npl quindi è una società specializzata nell’offerta di servizi di gestione, valutazione e acquisizione di portafogli di “non performing loan” e di valorizzazione e dismissione di patrimoni immobiliari. Un paio d’anni fa la società comparve persino sulle cronache sportive, legata a presunte trattative di cessione del Genoa di Enrico Preziosi, nello specifico nella proposta avanzata dal “family office” Gestio Capital (sede a Londra) del romano Matteo Manfredi. Frontis Npl avrebbe dovuto occuparsi della valutazione del portafoglio Genoa, così come si è occupata in questi due mesi di quello della Salernitana.

Salernitana, cessione trust con tinte di giallo

L’aggancio. Anche il nome di Antonio Romei era ricomparso sulle scene calcistiche, appena un anno fa. Quando cioè Gabriele Volpi aveva deciso di liberarsi dello Spezia. Romei, a capo di un gruppo, provò a rilevarne le quote. Niente da fare. Partner dello studio Bdl a Roma, è un avvocato che pare fatichi a stare lontano dal mondo calcistico. Una sorta di chiodo fisso, ancor più battente da quando – due anni fa – è finita a brandelli la storia con la Sampdoria. Fu lui – si narra – a favorire anni fa la cessione della Sampdoria, fu lui in qualità di legale di Massimo Ferrero a trattare il passaggio azionario dalle famiglie Garrone/Mondini all’imprenditore capitolino. Una storia durata sei anni: il legale di Ferrero divenne così pure il legale della Samp. Entrò nel consiglio d’amministrazione, fu nominato vice-presidente. Un mondo tutto nuovo – il figlio sarebbe poi stato tesserato nella Primavera senza troppi risultati e anzi qualche sussurro – che cominciò a piacergli tanto. I contatti in Lega, le frequentazioni a Milano e Roma. Il sodalizio con Ferrero pareva indistruttibile e invece si sarebbe via via deteriorato sino a sgretolarsi: a Genova e non solo, anche i muri sanno come Ferrero si fidasse ciecamente di Romei che via via avrebbe invece cominciato a “prendersi” il pallone entrando in scelte delicate, non solo economiche e finanziarie ma anche prettamente calcistiche. Operazioni e mosse considerate sballate, fino ai dissidi. Sempre più forti. Nati quando tre anni fa iniziò la trattativa per la cessione della società blucerchiata: scaltro e sveglio, Ferrero sentì puzza di bruciato. Prima i contatti con il gruppo Vialli, poi quelli con il fondo statunitense di Dinan e Knaster (quest’ultimo ora al Pisa): sentendosi scavalcato, spiazzato e soppiantato, l’imprenditore capitolino che si avviava a blindare in un trust le quote societarie anche del club lasciò che Romei (il romano pare puntasse a restare col nuovo asset) decadesse dal cda doriano. Una separazione rumorosa, sebbene formalmente le parti abbiano provato a contenersi mentre pare che la vicenda sia arrivata sino in tribunale. Fuori dalla Samp, Romei non ha però mai mollato l’idea e l’ambizione di rientrare nel calcio. Ci ha provato con lo Spezia, ora ci riprova con la Salernitana. Pronto a diventare l’amministratore delegato della società granata. A nome e per conto di chi? Mentre la domanda balla, arrivano tracce dei movimenti. Prima dell’istituzione del trust ci aveva provato direttamente con Claudio Lotito. Niente da fare, proposta ritenuta inconsistente, inaccettabile, qualcuno dice improponibile. S’era speso attraverso i circoli della Roma che conta, provando a ottenere sponde sportive e istituzionali. Senza risultati. Poi, dopo l’istituzione del trust, la sua marcia è ripresa. Romei – sarà avvenuto anche per gli altri interessati ? – è allora partito da Banca Sistema.

Il trust. A pagina 4 dell’atto costitutivo del trust “Salernitana 2021”, alla lettera g delle premesse, si legge che “la società è in condizioni di piena e totale indipendenza economica perché all’atto di iscrizione al campionato di serie A disporrà di finanza propria in quanto avrà diritto a ricevere un acconto sui diritti tv di circa 9 milioni di euro e potrà inoltre avere agevole accesso a linee di credito a valere sui restanti diritti televisivi e crediti sportivi di ingente valore”. In allegato poi le relazioni finanziarie, due lettere della Lega Calcio (per i diritti tv e sullo stato della camera di compensazione di mercato) e la dichiarazione di Banca Sistema sull’apertura di una linea di credito su cui sarebbero (e sono) confluite le prime entrate dalla Lega. Inciso: a fine giugno la quota spettante alla Salernitana sul monte risorse nette distribuibili era stata stimata al 2,85% di 939 milioni (fonte Lega/Infront), pari quindi a 26,7 milioni di euro, somma a cui aggiungere nuove entrate da sponsor istituzionali e cessione di altri diritti audiovisivi, oltre poi all’attivo di Lega e nuovi contratti. Insomma, una cifra intorno ai 35 milioni di euro a cui poi aggiungere gli introiti da botteghino. Ovviamente scadenzate in rate le entrate dai diritti tv. La Salernitana può contare fino a quelle di novembre, per quelle successive ed eventuale paracadute deve invece però restare in vita oltre il 31 dicembre. Banca Sistema (in passato sponsor del Genoa) è l’istituto che nel corso di questi anni è diventato un solido pilastro per le traballanti fondamenta dei club calcistici di A e B: acquista dai club i crediti vantati alle voci diritti tv e dai saldi delle campagne di trasferimento, assicurando così alle società l’immediata e sospirata liquidità. Factoring, cartolarizzazione, garanzie, linee di credito: settore nel quale opera anche Frontis Npl S.p.A. Contando sui contatti allevati nel corso degli anni di Samp, Romei è ripartito dunque dalla Lega Calcio e da Banca Sistema per conoscere il conto dei proventi. Poi ha affidato a Frontis Npl il compito di avviare uno studio di due diligence (preventiva) per stendere un programma e avviare i contatti con il trust, infine ha iniziato a sondare il campo prima di far spedire una manifestazione d’interesse alla pec di uno dei due trustee. Qualsiasi acquirente ha necessità di conoscere la situazione finanziaria, tributaria e legale della società. Il bilancio cioè nel suo complesso, non solo i ricavi certi e quelli futuribili. Qualsiasi acquirente deve avere la garanzia che tutte le parti in causa (anche i trustee) operino con autonomia, indipendenza e terzietà.

Il generale e i conti. Leggendo nell’atto costitutivo del primo trust, poi modificato e integrato con i rilievi della Figc, il 25 giugno 2021 l’ex generale della Guardia di Finanza Ugo Marchetti diventava amministratore unico del “Salernitana Trust 2021”. Assumendo l’incarico, dichiarava la sua totale autonomia, terzietà e indipendenza dai disponenti Omnia Service e Morgenstern, dunque da Lotito e Mezzaroma. Autonomia, terzietà e indipendenza anche dalla Lazio, e indipendenza, terzietà e autonomia dai trustee: aveva ed ha il compito della gestione amministrativa, finanziaria e societaria che sono invece nettamente separate dalle attività dei due trust cui è affidata l’alienazione delle quote. Per separare ancor più la gestione passata da quella attuale, tra i primi atti del generale c’è stato l’affidamento della contabilità a una società di Roma: lo studio di consulenza e contabilità fa capo a Riccardo Tiscini, per l’incarico pare che la cifra corrisposta arrivi quasi a 80mila euro. Prima ancora però – anche questa è notizia inedita e che dà la stura a una serie di collegamenti- il generale Ugo Marchetti ha inserito nell’organigramma una nuova figura. Quella del direttore amministrativo. Da due mesi (anche) in sede opera infatti il dottor Luigi Aiudi, napoletano di nascita ma trapiantato da molti anni a Roma per lavoro. È stato assunto dal generale Marchetti in piena campagna di rafforzamento tecnico (Castori chiedeva, Fabiani provava ma nada) con un contratto di centomila euro. Laureato alla Luiss, commercialista, nel suo curriculum c’è una lunga serie d’incarichi, consulenze, attività societarie e partecipazioni azionarie. Sempre nel campo finanziario e assicurativo. È invece la sua prima volta nel dorato mondo del pallone, mondo nel quale pare essersi calato pienamente finanche – si dice – sconfinando: pare che il ritardo nella chiusura di alcuni contratti sia stato dovuto al controllo delle linee di spesa. Non oltrepassare la linea dei venti milioni di euro, lordi: questo l’input ripetuto sino allo sfinimento. Questo il budget complessivo, sebbene le entrate siano superiori. Una scelta presa magari per rendere più appetibile il club, per favorirne l’alienazione, un modo anche per lasciare agli eventuali acquirenti margine per eventuali nuove operazioni. Da escludere quindi, fin quando non ci sarà il passaggio, nuove operazioni di mercato: la Salernitana avrebbe potuto da regolamento muovere due slot, aveva pensato soprattutto a un nuovo difensore e un centrocampista sul mercato degli svincolati ma per il momento deve fare di necessità virtù. Deve arrivare al 31 dicembre. Con una classifica più robusta e soprattutto con una nuova società.

Conoscenze e casualità. Da luglio quindi opera in Salernitana Luigi Aiudi. È lui a tenere i rapporti e a fare rapporto al generale Marchetti. Dal 7 luglio Paolo Bertoli, amministratore di “Widar trust srl” è invece uno dei due trustee al quale è stato affidato il compito di alienare il bene. Come il generale, anche i due trustee hanno dovuto firmare una dichiarazione d’indipendenza, terzietà e autonomia. Non solo nei confronti dei disponenti. Ci sono clausole, regolamenti e prescrizioni scritte nell’atto costitutivo e in sede di delibera assembleare. Atti, delibere e consigli d’amministrazione. Spulciando qui e lì, i nomi di Luigi Aiudi e Paolo Bertoli si rinvengono contemporaneamente in altri atti, alcuni datati e altri meno. Incarichi diversi, nelle stesse società. Ad esempio, nel 2013. Nel documento di ammissione al mercato azionario di Net Insurance S.p.A., Luig Aiudi, amministratore delegato di “Net Insurance Life” veniva nominato direttore “Amministrazione Finanza e Controllo” e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari (direttore generale il salernitano Giuseppe Caruso) mentre Paolo Bertoli veniva nominato sindaco nel collegio dei revisori dei conti. Dunque, esperienza comune nella società Net Insurance SpA. Aiudi preposto a redigere i conti della società, Bertoli a controllarli. Insieme, fino a quasi due anni fa quando alla porta sarebbero finiti entrambi: prima Aiudi, poi Bertoli. Il motivo? Lo si può intuire leggendo anche tra le pieghe del verbale dell’assemblea dei soci di Net Insurance SpA del 30 gennaio 2020. All’ordine del giorno del consiglio d’amministrazione il primo punto era: “Accordo transattivo comportante rinunzia all’esercizio dell’azione di responsabilità ex art. 2407 e ex art. 2393 codice civile nei confronti di Paolo Bertoli, ex sindaco effettivo della società”. Una vicenda complessa relativa a quanto successo in Net Insurance Life e Net Insuranc Spa e che riguardava anche le responsabilità di Bertoli quale componente dell’organismo di vigilanza: a fronte della rinuncia all’azione di responsabilità nei confronti di Bertoli la transazione si chiudeva con il versamento di 66mila euro dell’attuale trustee della Salernitana che prendeva poi atto della possibilità che la società potesse avviare azioni di responsabilità nei confronti di ex amministratori di Net e di Net life e, si legge, “in particolare quelle già avviate nel 2019 nei confronti di Giuseppe Caruso e di Luigi Aiudi in qualità di amministratore di Net life e di Luigi Aiudi in qualità di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili della società Net e nei confronti della società di revisione BDO Italia SpA. È espressamente vietato che Caruso, Aiudi e la Bdo possano arrivare ad accordo transattivo”. Dunque l’azione è andata avanti. Per inciso: tra gli azionisti di Net Insurance Spa figuravano al 30 gennaio 2020 (data dell’assemblea) Unicredit, Algebris e Ibl Banca, proprio l’istituto che da tre anni ha acquisito una significativa partecipazione in Frontis Npl SpA. Quella delibera invece si chiudeva così: “Le parti si impegnano affinchè il dottor Paolo Bertoli sia libero di agire giudizialmente nei confronti dei soggetti che erano stati ritenuti dalle Compagnie responsabili della sottrazione di Titoli di Stato a partire dal gennaio del 2021”. Si chiudeva così un capitolo di una vicenda assai pruriginosa e complessa: 26,6 milioni di euro di Bpt sottratti a Net Insurance, il responsabile dell’ammanco un broker italiano (causa contro Luigi Torzi). Un vero e proprio intrigo internazionale approdato in contenzioso a Londra e che, nel contesto di un’altra vicenda, avrebbe persino sfiorato la soglia del Vaticano.

Autonomia e controlli. Messisi alle spalle l’esperienza lavorativa a Net, Bertoli e Aiudi (capo ufficio Rischi di Net Insurance da gennaio a maggio 2019 prima dell’addio) hanno continuato a lavorare altrove. Adesso, sia pur su posizioni diverse, gravitano nell’orbita della Salernitana. Uno ha il compito di condurre le trattative di cessione delle quote del trust insieme all’altro trustee (Isgrò), l’altro di dirigere l’area amministrativa della Us Salernitana 1919. Il trustee insomma ha una strada, il direttore amministrativo deve percorrerne un’altra. Strade che non potrebbero in alcun modo intrecciarsi, visti i vincoli di autonomia, indipendenza e terzietà cui per legge e statuto devono attenersi e vista anche la delicatezza dei ruoli. Cosa ad esempio potrebbe pensare – magari malignamente – un altro ipotetico acquirente se accostasse la comune e precedente esperienza lavorativa di Aiudi e Bertoli? Alla domanda ne potrebbero seguire altre mille, e ben più capziose. E a queste domande ne vengono spontaneamente altre. Il generale Ugo Marchetti era a conoscenza del percorso condiviso dal suo responsabile dell’area amministrativa e da uno dei due trustee? E ne è a conoscenza l’altro trustee, la dottoressa Isabella Isgrò a cui da statuto è data l’ultima parola nel caso non ci sia accordo tra Melior Trust e Widar trust sulla cessione delle quote? E l’ex generale dei carabinieri Vincenzo Coppola, nominato guardiano del trust e quindi con poteri non solo di vigilanza, è a conoscenza della situazione? La conoscono Lotito e Mezzaroma che non possono in alcun modo entrare a contatto né con i due trustee né con l’attuale management societario o ne sono stati tenuti all’oscuro? E infine: la Figc e Gabriele Gravina sono stati messi al corrente (come promesso e stabilito) dei flussi informativi? Intanto, la palla rotola senza trovare ancora la porta. Nel trust depositato e accettato dalla Figc sono espressamente regolate anche le responsabilità, le funzioni e le obbligazioni di tutti gli attori della vicenda. Ad esempio (art.19) la responsabilità del trustee verso terzi, la mutazione nell’Ufficio del trustee (art. 30), le funzioni del Guardiano, gli obblighi di riservatezza (art. 37).

Salernitana, cessione trust con tinte di giallo

Accelerata e frenata. La Salernitana non è stata ancora venduta. Le perizie sul valore (fatturato e non solo) sono state diverse. La prima compiuta su commissione dei disponenti dallo studio Laghi. Poi ne sono seguite altre due, chiusesi il 31 luglio, su iniziativa dei due trustee. Una di queste compiuta dalla società di revisione Ernst & Young. Il valore oscilla in un range tra i 40 e i 45 milioni di euro. Nessuno finora ha offerto tanto. In attesa che l’intricata matassa venga sciolta, i due trustee hanno provato a mettere il piede sull’acceleratore. Il 22 settembre hanno diramato una nota ufficiale (vedi qui). Cosa si potrebbe leggere dentro queste righe, al di là della creazione della “data room”, stanza virtuale nella quale potrà accedere all’intera documentazione solo chi avanzerà una proposta irrevocabile d’acquisto? I due trustee sostanzialmente hanno detto. A) La società ha un valore predeterminato e da lì si parte come base. B) Non impattano altre circostanze (che in altre trattative potrebbero impattare) tipo la necessità/costrizione di vendere entro il 31 dicembre e nemmeno la situazione di classifica. Logico, ma nella logica del venditore. Ma in quella dell’acquirente ovviamente molto cambia. È come se – per restare in ambito calcistico – una società provasse a cedere un calciatore in scadenza di contratto chiedendo la luna e invece l’interessata aspettasse un prezzo di realizzo. A volte l’accordo si trova, altre volte si aspetta la fine della stagione. E così il destino della Salernitana resta a mezz’aria. Come nell’aria restano alcune voci. Dal comunicato si evince che sono (sarebbero) pervenute delle offerte. Che è (sarebbe) stata fatta un’analisi dei soggetti offerenti per verificare il possesso dei requisiti richiesti. E magari qualcuno è stato (o sarebbe) ritenuto in possesso dei requisiti. Però il comunicato ha lasciato ancora aperta la possibilità anche per altri soggetti. Quasi un modo per dire: “chi è interessato si faccia sotto adesso”. Avanti, almeno fino al 30 settembre. Dopo, tutti quelli giudicati idonei potrebbero così accedere ai documenti per la due diligence, propedeutica alla chiusura della trattativa e al closing. In caso di parità nell’offerta, partirebbe l’asta. Questo a voler leggere fedelmente il comunicato. Nel trust c’è espressamente scritto: “Il trustee, valutata la stima della perizia, determina in piena autonomia il prezzo minimo iniziale dell’alienazione. Fissato il prezzo minimo, fissa poi il termine entro cui ricevere le offerte. In caso di più offerte valide determina lee modalità di aggiudicazione per l’alienazione nel più breve tempo possibile. Può ridurre il prezzo minimo iniziale, sentito il parere del Guardiano“. Tornando al comunicato, resta però un interrogativo: ma se il limite temporale per la vendita è fissato al 31 dicembre perché interrompere l’eventuale corsa con ben tre mesi d’anticipo? I disponenti potrebbero chiedere contezza della decisione? Non sarebbe influenzata la trattativa, non sarebbero esperite tutte le possibilità? Domande che restano a mezz’aria, insieme a un altro paio più da marciapiede. E se l’ultimo comunicato fosse lo specchio di un piatto quasi vuoto, da rianimare? Oppure: e se uno dei due trustee, oppure entrambi, avessero già l’offerta ritenuta più congrua al valore della Salernitana, quasi come un pallone da buttare in rete a porta vuota?

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