Irragionevole o ragionevole? O, invece: irragionevole e ragionevole? Mentre tiene ancora banco la pace (o pace armata?) siglata sul pernicioso affaire politico-sportivo tra Coni, Figc e Malagò – “Pasticcio all’italiana”, “Italian job”, “Papocchio”, “Commedia all’italiana”, “Cavilli e Commissari”, “Vai avanti tu che mi viene da ridere”: tra titoli e retropensieri ognuno può sbizzarrirsi come meglio crede – ci sarebbero da affrontare alcuni (delicati) aspetti della vicenda che ha portato sull’orlo del precipizio lo sport italiano, trascinato in una lite da cortile senza esclusioni di colpi tra politici, papaveri e dirigenti sportivi, una lite edulcorata e inasprita dall’intervento di insigni giuristi che, da una parte e dall’altra, hanno provato a interpretare norme di diritto e di statuti.
Tutto cestinato in un batter d’occhio: lo zampino… di qualche telefonata (giusta) che mette il punto (“fatela finita”) indicando il (giusto) compromesso e che apre all’incontro tra due dei tre duellanti (Buonfiglio e Malagò), e poi tutta la Giunta Coni e tutto il Consiglio nazionale che, nel giro di pochi minuti e all’unanimità, approvano nel Salone d’Onore del Coni (non nel Politburo al tempo di Breznev e compagni…). Questa la stringata e asciutta sintesi del fatto.
Ma se la via di fuga da questo scontro non fosse stata trovata, cosa sarebbe accaduto? È irragionevole oppure ragionevole pensare che il duello sarebbe andato avanti per mesi, tra impugnazioni, ricorsi, ricusazioni, accuse e veleni, uno scontro cruento che avrebbe maciullato vecchie amicizie (qualcuna in realtà è definitivamente saltata) e consolidati rapporti, che avrebbe sporcato l’immagine dello sport italiano, uno tra i pochi vanti tricolore (certo, ad eccezione del calcio di questo lungo periodo) e che avrebbe provocato ingenti danni economici a tutto il sistema sportivo e non solo calcistico?
E allora, tra irragionevolezza e ragionevolezza ci sta pure la “Ragion di Stato”, via e visione cinquecentesche soltanto all’epoca rinascimentale tratteggiate da Machiavelli ma invece poi spiegate e dispiegate da Guicciardini, Botero e Della Casa: una specialità tutta italica che, nel corso dei secoli, si è più volte utilizzata. Oltre cinquecento anni dopo sulla scena è toccato accontentarsi di Luciano Buonfiglio, Giovanni Malagò e Andrea Abodi (in realtà i protagonisti sono stati anche altri..) che però, proprio sull’orlo del precipizio, si sono fermati. In nome dello sport italiano? In nome di un compromesso politico? Magari entrambi: gliene va comunque dato atto.
«Non ci sono né vincitori né vinti in questa storia. Bisogna pensare al bene del sistema. Mi sarei sentito sconfitto se non fosse successo niente, perché auspicavo che le regole fossero rispettate da tutti sempre e comunque», ha detto il ministro dello Sport Andrea Abodi a chiusura della vicenda.
«Non ci sono vincitori e vinti in questa storia, si è ribadito il rispetto delle regole. Le regole vanno rispettate, non si deve creare un precedente. Malagò è stato vittima di un mal funzionamento», ha sottolineato Buonfiglio subito dopo il doppio voto.
«L’ho fatto per amore dello sport, del Coni, dei miei colleghi di Giunta e Consiglio, per evitare imbarazzi perché per molti sarebbe stato complesso. L’ho ritenuto una cosa giusta. Lo sport autonomo dalla politica? Ora mi sento tranquillo, in questo senso ci sono stati dei ragionamenti di buon senso. Io penso sia una vittoria del buon senso, della logica delle cose», ha invece detto Malagò nello spiegare ai cronisti la sua rapidissima trasformazione da presidente a commissario Figc. Alla fine, dunque, ha prevalso la “Ragion di Stato”.
Irragionevole o ragionevole? Ai posteri l’ardua sentenza…
Intanto, al presente ci sarebbe da affrontare un altro complicato nodo. Irragionevole o ragionevole?
Irragionevole ad esempio è il termine giuridico chiave utilizzato dal prefetto Ugo Taucer, consigliere dell’attuale sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano (lo fu anche al tempo di Mantovano sottosegretario all’Interno nell’ultimo governo Berlusconi) e Procuratore generale dello Sport presso il Coni, quando a metà settembre aveva respinto la prima richiesta di archiviazione del “caso tessera” avanzata dal capo della Procura Figc, il già consigliere di Stato (ed ex capo gabinetto al Mef ai tempi del governo Draghi) Giuseppe Chinè, chiedendogli di giustificare la «ragionevolezza della sua decisione». Dopo la successiva integrazione di quest’ultimo, il prefetto savonese Ugo Taucer aveva “chiuso” la vicenda dicendosi non competente perché “il dottore Malagò non è un tesserato” e così rinviato tutto nella metà campo del presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Da qui l’intricato garbuglio politico-giuridico fino alla conclusione dell’affaire a mezzogiorno del 6 ottobre 2026, certificata nel Salone d’Onore del Coni, al termine del Consiglio Nazionale seguito alla Giunta Coni.
Era il 26 ottobre 2018 quando, sempre nel Salone d’Onore del Coni, l’allora presidente del Coni Giovanni Malagò augurava buon lavoro all’appena eletto presidente Federcalcio Gabriele Gravina ed esprimeva «a nome del Consiglio, il più sincero augurio di buon lavoro al neo Procuratore dello Sport, il prefetto Ugo Taucer», nominato dalla Giunta a settembre (2018) dopo l’addio al generale Enrico Cataldi, inviso al tempo a parecchi presidenti federali perché pare non gliene facesse passare lisce. Sempre nella stessa riunione, si dava atto che “le nomine del Procuratore Generale, del Presidente e dei componenti del Collegio di Garanzia e di quelli della Commissione di Garanzia, avverrà su proposta della Giunta Nazionale, sentita l’autorità vigilante”. Un passaggio, quest’ultimo, da tenere bene in mente sul calendario.
Era il 15 settembre 2022 quando Ugo Taucer veniva riconfermato per un altro quadriennio come Procuratore generale dello sport presso il Coni: la proposta della Giunta veniva infatti trasferita al Consiglio nazionale che, sentita l’autorità vigilante, dava così il via libera al secondo mandato. Secondo e ultimo mandato perché, come c’è scritto nello Statuto Coni, “il procuratore generale dura in carica quattro anni ed è rinnovabile per soli due mandati consecutivi”. Dunque, a far di conto e calendario, mettendoci in mezzo anche il solenne quadriennio olimpico, Ugo Taucer è (o sarebbe?), a oggi, il procuratore generale dello Sport presso il Coni “scaduto” (c’è chi sostiene, finanche prorogato e riprorogato): era subentrato a Cataldi nel 2018 mentre gli ultimi quadrienni olimpici sono stati 2016, 2020/21 (Covid), 2024…
Un particolare però balza all’occhio, visto che giustamente Abodi e Buonfiglio hanno più volte affermato il sacro e sacrosanto principio del rispetto delle regole: è in regola il Coni che non ha ancora provveduto alla nomina di un altro procuratore generale (a giugno 2026 c’è stata la cosiddetta “riforma” del sistema della giustizia sportiva Abodi-Buonfiglio con tutto quello che ne sarebbe infatti conseguito, ne avevamo scritto qui) del Coni? E gli atti di Taucer potevano essere impugnati dalla Figc e dai difensori di Malagò, specie se si fosse andati avanti?
È irragionevole o ragionevole pensarlo? Ed è irragionevole oppure ragionevole che questa situazione di “stallo” continui, visto che, a questo punto, anche altri atti di Taucer potrebbero essere impugnati da altri soggetti nell’ambito sportivo (e sul tavolo del prefetto ci sono da mesi questioni assai spinose di varie federazioni, dalla danza all’atletica, dal nuoto agli sport equestri)?
Irragionevole o ragionevole?
Ancora. Se si fosse andati avanti nello scontro, si sarebbe logicamente arrivati al Collegio di Garanzia dello sport presso il Coni (istituito nel 2013 sotto la presidenza Malagò, votarono no, tra gli altri, Abete, Petrucci, Barelli), ultimo passaggio del giudizio sportivo prima dell’approdo alla giustizia amministrativa. Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni è (ancora) Gabriella Palmieri Sandulli, nominata a gennaio del 2022 dopo il passaggio del (poi defunto) Franco Frattini a capo del Consiglio di Stato. Sempre lo Statuto del Coni (articolo 12, comma 7) afferma che “il presidente e i componenti del Collegio di Garanzia dello Sport durano in carica quattro anni e non sono rinnovabili”. Dunque anche l’insigne giurista (già Avvocato dello Stato) Palmieri Sandulli sarebbe “scaduta” dalla carica, eppure è ancora lì, insieme a tanti altri presidenti e componenti delle varie sezioni del Collegio di Garanzia anche loro “scaduti”, senza che (pare) sia stata ufficialmente comunicata (e motivata) una proroga da parte del Coni guidato dal presidente Buonfiglio.
È allora irragionevole oppure ragionevole ipotizzare che la “pace” scoppiata tra Buonfiglio (e Abodi che, in quanto ministro, rappresenta a giusta ragione l’autorità vigilante) e Malagò possa dipendere anche dal fatto che gli avvocati Figc e di Malagò avrebbero potuto contestare, qualsiasi fosse stata la valutazione del Collegio, l’illegittimità della decisione in virtù della illeceità della proroga dei componenti, a partire (addirittura) dal presidente del Collegio?
È irragionevole o ragionevole chiedere al presidente Buonfiglio e al ministro Abodi (nella riforma approvata a giugno la nomina del procuratore generale è passata da una generica formula “..sulla proposta di tre nomi formulata dal Coni, sentita l’autorità vigilante” a invece un più specifico “la Giunta Coni propone al Consiglio Nazionale la nomina, individuata d’intesa con l’Autorità vigilante tra una rosa di tre nomi proposti dal Coni per il presidente e vice presidente del Collegio di Garanzia dello Sport, per il procuratore Generale dello Sport…”: dunque non più un parere non vincolante, ma una vera e propria co-produzione…, ne avevamo scritto mesi fa, leggi qui) proprio nel nome del sacro e sacrosanto rispetto delle regole nel sistema sportivo, chiedere il perché di questo stallo? È uno stallo che può essere paragonato a un malfunzionamento? O dietro questo stallo si nascondono questioni politico-sportive ancora irrisolte? La questione non pare irragionevole.
Perché il giudice “scaduto” è come se fosse alla stregua di un giudice pensionato. Alcuni membri del Collegio di Garanzia sono stati prorogati, ma la proroga non è prevista e, poiché può essere intesa come un aggiramento alla regola sull’inderogabile durata del mandato al Collegio di Garanzia, risulta nei fatti certamente invalida. L’allarme segnalato a dicembre 2025 (leggi qui): tra le altre cose, si era scritto: “Una proroga sine die? Una proroga sino a quando? La proroga, soprattutto una proroga senza scadenza, non è altro che un rinnovo mascherato. E la proroga è un atto che scardina i principi sul giudice naturale. Perché non è stata indetta la procedura per la ricostituzione del Collegio di Garanzia? Si vuole (forse) favorire qualcuno? Buonfiglio ha forse ceduto a chi, da dietro le quinte, vorrebbe mantenere lo status quo? Abodi non ha nulla da dire o da eccepire? Domande ipotetiche, è ovvio. Però chiunque venisse giudicato, e condannato, dal Collegio di Garanzia questa domanda potrebbe legittimamente porsela”).
La proroga. L’ordinamento, in taluni eccezionali casi, tollera la proroga ma lo fa a fronte di situazioni di emergenza che siano imprevedibili e non certo per mettere una toppa all’inerzia/negligenza degli organi chiamati alla nomina. Quindi, l’unico caso in cui (forse) si potrebbe dire che Buonfiglio non ha colpa è se la proroga è stata deliberata fino al termine della selezione finalizzata poi alla scelta dei nuovi membri. Ma qui invece c’è una proroga pura e semplice (destinata a essere ripetuta) e della procedura per la scelta non se parla (ancora) proprio. Non è un problema teorico: quale credibilità può avere un giudice senza potere che sta lì grazie a una proroga illegittima? E se il Tar del Lazio da oggi in poi cominciasse ad annullare tutti i provvedimenti resi in questo periodo dal Collegio di Garanzia del Coni? Non sarebbe un altro pasticcio?
È irragionevole oppure ragionevole quantomeno chiedersi se, a questo punto, non sarebbe da commissariare proprio il Coni? O toccherà ancora appoggiarsi alla ragion di…Stato e aspettare che tutto si risolva? In questo (specifico) caso, il vigliato è Buonfiglio mentre il vigilante resta il ministro Abodi. Al quale tocca, ancora una volta, far rispettare le leggi e garantire così il rispetto della legalità e delle regole.






