Arbitri, voto e ricorsi. Il decaduto Zappi cerca giustizia al Tar mentre tra tre giorni l’Aia vota per il suo successore: Massini, Pacifici o Pisacreta?

Oggi Camera di Consiglio al Tar Lazio sul ricorso dell'ex presidente che chiede il cautelare in attesa poi del merito dopo la condanna ottnuta in tutti i gradi dell'ordinamento sportivo. Cosa dice la sentenza della Corte di giustizia Europea. Sabato l'elezione on-line
Antonio Zappi, decaduto presidente Aia

Appena dissolto in un battibaleno con una doppia votazione all’unanimità (14 minuti in Giunta Coni, 18 nel Consiglio Nazionale) il “caso politico-giuridico” Coni-Figc-Malagò, un caso che ha imperversato per un’intera estate, ecco ritornare sul palcoscenico (non abbiamo scritto circo, eh) del pallone tricolore una vicenda che invece aveva tenuto banco sul versante arbitrale nell’inverno. E, come di consueto quando si tratta dei fischietti tricolore, una vicenda diffusasi tra denunce, veleni, ipotetiche congiure, lettere ed esposti anonimi o vergati da firme disconosciute dai (presunti) autori (su questo ultimo versante c’è da ricordare come alla Procura della Repubblica di Roma sia in corso un’inchiesta, leggi qui) fino a provocare la rumorosa decadenza del sanzionato presidente dell’Aia Antonio Zappi e a far sfiorare il commissariamento dell’associazione italiana arbitri da parte del consiglio Figc, un provvedimento già deciso da Gravina e però arenatosi con le sue dimissioni nel convulso post-Zenica.

Ancora in cerca di “un giudice a Berlino” (così Zappi dopo la decadenza), l’ex presidente Aia, dopo le sentenze della giustizia sportiva (Tribunale federale, Corte federale e Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni) che avevano cristallizzato la sanzione in tredici mesi senza nemmeno un briciolo di sconto confermando le tesi della Procura di Chinè nel deferimento (e anzi aumentando la pena), la portata e gli effetti, respingendo così in toto le tesi difensive, non si è però fermato nella sua battaglia. La causa l’ha portata nei tribunali della giustizia amministrativa e sarà sul banco proprio oggi nella Camera di Consiglio della Prima Sezione del Tar Lazio (relatore il giudice Matthias Viggiano): i difensori dell’ex presidente Aia hanno impugnato la sanzione disciplinare di tredici mesi, la conseguente decadenza dalla carica di presidente Aia e la delibera del Consiglio Figc del 13 maggio che aveva reso esecutiva la decadenza, con contestuale domanda risarcitoria.

Il collegio oggi dovrà esprimersi sulla domanda cautelare: sospendere o no gli effetti della sanzione, in attesa poi di entrare nel merito del giudizio?

Una domanda che, eventualmente, se ne porterebbe dietro altre. Ad esempio: l’eventuale giudizio successivo nel merito sarebbe in grado di annullare la sentenza, fino a “sovvertire” quello adottato dalla giustizia sportiva e “costringere” gli organi ad osservarne il dettato? Non sono domande di poco conto. Perché?

Perché il ricorso era stato depositato il 16 luglio, proprio nello stesso giorno in cui veniva ufficializzato dalla Corte di giustizia Europea il giudizio sul procedimento nato dal ricorso di Andrea Agnelli contro la squalifica di due anni inflittagli per il caso plusvalenze, e che ha stabilito come le sanzioni sportive disciplinari devono poter essere sottoposte “a un controllo giurisdizionale conforme al diritto dell’Unione”. È bene precisare come la Corte UE non ha detto che Agnelli è innocente. Non ha letto nemmeno una riga sui fatti della questione. Si è limitata ad affermare: Andrea Agnelli, come tutti quelli sottoposti alla giustizia sportiva, ha diritto (al pari di ogni cittadino) a un giudice che (se ne ricorrono i presupposti) possa annullare la sanzione sportiva (ce ne siamo già occupati, leggi qui). È bene inoltre precisare come l’ordinamento politico-sportivo italiano non abbia ancora messo mano alla questione. “Ora siamo pronti a valutare i percorsi più idonei per armonizzarne gli effetti con le proposte in fase di elaborazione”: così la parte finale del comunicato – le parole sono del presidente Luciano Buonfiglio – diffuso dal Coni, all’indomani della sentenza. «Questa pronuncia impone una risolutiva riflessione sulle caratteristiche e sulle prospettive della giustizia sportiva, nella sua autonomia che ho sempre ritenuto relativa e non assoluta, traendo decisivo impulso dal pronunciamento della Corte di Giustizia Europea e facendo tesoro del primo modulo di riforma generale del sistema approvato dal Consiglio Nazionale del Coni alcuni giorni fa, a seguito di un impulso congiunto dell’Ente e del Governo. Il percorso riformatore è tracciato, avendo come faro i principi richiamati dalla Corte e, prima ancora, sanciti dalla nostra Carta costituzionale. L’iter di riforma si svilupperà in modo sinergico con le prossime pronunce della magistratura interna, garantendo un processo decisionale condiviso con tutti i portatori d’interesse del mondo dello sport, per assicurare preliminarmente terzietà, indipendenza e parità di trattamento»: così invece il ministro dello Sport Andrea Abodi, sempre all’indomani della sentenza della Corte di giustizia Ue.

Sono trascorsi tre mesi e ancora nulla (c’erano ben altre faccende da sbrigare…) su questo versante, anche perché la “strada” per uscirsene non è semplice da trovare e allora si fa melina in attesa (tutto come previsto e scritto, leggi qui)…

L’attesa si annuncia ancora lunga, mentre intanto Zappi ha la sua fretta e mentre invece le attese del mondo arbitrale tricolore sono tutte puntate su un’altra delicata e imminente scadenza: perché sabato (ufficio di presidenza e commissione elettorale a Roma nella sede Figc) con voto on-line 949 votanti (presidenti di sezione, delegati e dirigenti benemeriti) saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente dell’Aia (e componenti del Comitato Nazionale), ovvero il successore proprio di Antonio Zappi che invece, a tre giorni dal voto, attende (chissà se l’attesa sarà vana) dal Tar Lazio un giudizio cautelare sul ricorso contro la sua decadenza.

Giusto a titolo di cronaca, è bene sottolineare come il procedimento elettorale Aia sia addirittura il quarto nel giro di soli cinque anni (Trentalange nel 2021, Pacifici nel 2023 e Zappi a dicembre 2024) e che gli attuali candidati sono, in ordine alfabetico: il romano Francesco Massini (vice-vicario di Zappi nel Comitato nazionale uscente e in lista dopo una lunga trattativa con Michele Affinito che si candida come vice e vicario), il romano Carlo Pacifici (presidente Aia per un anno dopo le dimissioni di Trentalange seguite allo scandalo del procuratore Aia Rosario D’Onofrio con tanto di inibizione federale poi annullata in secondo grado, Trentalange che si candida come vice di Pacifici) e il salernitano Narciso Pisacreta (già vice presidente Aia in una parte dell’era Nicchi; come vice il candidato è Marchesi, presente nel Comitato Nazionale del decaduto Zappi). Nell’insolita battaglia a tre (di solito i candidati sono sempre stati due) vince chi ottiene la maggioranza del 50% più 1. Altrimenti si andrà al ballottaggio, appena un’ora dopo la prima tornata elettorale. Inutile dire come da giorni circolino exit-poll e ipotesi di accordi, voci di congiure, ipotesi di voltagabbana e appoggi in seconda battuta. Insomma, proprio nulla di nuovo sul (desolante) fronte arbitrale.

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