Il presidente sottosegretario Barelli e il nuoto di Stato tra Meloni e il Papa. Esposto su norme aggirate: dal Coni al ministro finora solo silenzi

La premier Giorgia Meloni seguita dal presidente della Fin e sottosegretario di Stato Paolo Barelli alla premiazione al Settecolli (Photo by Elianton/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Imprudenza, impudenza, o impedimento (all’impedimento)?

Ai posteri l’ardua sentenza. O meglio solo al lettore, perché tanto a chi di dovere, a chi dovrebbe controllare e vigilare, a chi dovrebbe far rispettare le leggi, a chi dovrebbe onorarle in virtù di un giuramento, non gli passerà manco per l’anticamera del cervello (Giovanni Guareschi, dove sei?): tutt’al più faranno una smorfia, un sospiro, una promessa, e poi occhi chiusi e via verso nuove formidabili avventure, meno fastidiose certo di queste fastidiose e ripetitive lagne.

“Ai posteri l’ardua sentenza”. Il passaggio è il celebre passaggio contenuto nella celebre ode (5 maggio) scritta da Alessandro Manzoni dopo la morte di Napoleone Bonaparte, un’ode nella quale si riflette(va) sulla grandezza dell’imperatore francese e sulla transitorietà delle sue gesta, ineluttabile un po’ come tutte le (nostre) vicende terrene.

Dal diciottesimo secolo e dalla grandezza di Napoleone Bonaparte facciamo un balzo al ventunesimo secolo, arriviamo ai giorni nostri, a vicende un po’ meno gloriose, alle gesta, certo meno epiche, di un altro “imperatore”. Almeno è così che viene ribattezzato, almeno è questo che dice la sua “carriera”: si chiama Paolo Barelli e dall’anno 2000 è l’ininterrotto presidente della Federnuoto (dall’87 al 2000 è stato vice-presidente), dal 2024 è in carica in virtù del settimo mandato di fila ricevuto dai delegati Fin, chiamati ad esprimere liberamente il proprio voto.

“L’imperatore del nuoto italiano”: così si è letto e si legge spesso sui quotidiani o si ascolta in tv. In fondo, sotto la presidenza Barelli, il nuoto italiano ha compiuto un salto inimmaginabile: medaglie olimpiche e mondiali, allori raccolti in ogni Continente. Un bel salto, dicono, l’ha compiuto anche Barelli (o meglio, la famiglia Barelli) come imprenditore del nuoto con le tante piscine e centri natatori: ma questa è un’altra storia. Un altro (bel) salto l’ha compiuto anche l’onorevole Paolo Barelli (già, è anche onorevole) che, segato dall’altolà di Marina Berlusconi (“non può più fare il capogruppo di Forza Italia alla Camera”), dopo l’obbligato passo indietro, ne ha compiuto uno in avanti perché ad aprile è stato nominato sottosegretario di Stato (ai “Rapporti con il Parlamento”) giurando il 22 aprile solennemente nelle mani della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Direte: e allora, cosa c’è di strano? Di strano c’è che Barelli da quel giorno s’è infilato, lanciatissimo, sul corridoio laterale (quello d’emergenza) di un’autostrada invece che finire in un tunnel a una sola uscita. Incompatibilità e impedimenti, norme, statuti e commi: piroette e aggiramenti, tutto in un bel frullatore (nei mesi scorsi ne abbiamo scritto qui e qui) con tanto di silenziatore. Di Stato. E di Coni.

Due mesi dopo, e siamo così ai giorni attuali, ha persino fatto da “paggetto” alla premier nel corso della manifestazione “Settecolli”, kermesse natatoria che da sessanta anni va in acqua nello stadio del nuoto a Roma (anche qui c’è ancora una storia tutta da raccontare) con le grandi stelle del nuoto italiano e mondiale a darsi battaglia tra corsie e cloro.

26 giugno 2026, Roma, premiazione dei 50 dorso femminili. La presidente del Consiglio, in abiti casual, si avvicina sorridente al podio con una medaglia tra le mani; subito dietro c’è Paolo Barelli che la segue riverentemente a debita distanza, con una mascotte tra le mani. Medaglia e mascotte sono per la ventenne Sara Curtis, la nuova stella del nuoto italiano che ha da poco vinto la gara, stabilendo (anche) il record europeo sulla distanza. Una campionessa che aveva rischiato, poche ore prima, di non poter partecipare alla finale: era stata infatti squalificata al termine della batteria (vinta stabilendo il nuovo record italiano) per una presunta irregolarità nella fase subacquea: i giudici le contestavano il superamento dei fatidici 15 metri.

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Sara Curtis sul podio del Settecolli e davanti il presidente Barelli e la premier Meloni

Col secondo ricorso (accolto dalla Commissione d’Appello) presentato dalla delegazione italiana Sara prima riammessa e poi vincitrice, “materializzando” così (anche) tutto l’immaginato splendido quadretto: le mani bianche della sorridente Giorgia Meloni a stringere le mani (di colore) della sorridente Sara Curtis; poi le mani della premier che accarezzano il volto della giovanissima campionessa; e infine la premiazione in grande stile con Paolo Barelli pure lui dentro questa (splendida) cornice: sorrisi e scatti, inno e foto di gruppo. Dentro questa cornice Paolo Barelli incastonato come presidente della Fin, cioè della Federnuoto.

Non ci credete? Leggete un passaggio di questo dispaccio Ansa (il link è qui). “Vicino a Paolo Barelli, presidente Fin e sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, il presidente del consiglio si è concessa una pausa sportiva assistendo allo show di Curtis”. Paolo Barelli che, sempre nel citato pezzo dell’Ansa, avrebbe così poi infiocchettato questa splendida giornata: “Barelli ha sottolineato, ai microfoni della Rai, di aver «dato onore alla presenza della premier Meloni e alla benedizione del Papa ieri. I tempi registrati parlano da soli, quello che ha fatto Curtis dimostra la sua crescita, ma bene anche Cerasuolo. Il segreto del nuoto italiano? Il lavoro delle nostre società, che dimostrano di avere grande capacità tecnica», ha così concluso”.

Si potrà legittimamente pensare: ok, forse il giornalista dell’Ansa non sa che Barelli si è auto-sospeso, che si è aggrappato al comma 6 dell’articolo 12 dello Statuto Fin delegando le funzioni al vice-presidente Pieri (dimenticandosi però di quanto recita il comma 7 sempre dell’articolo 12), non sa che ha dribblato la legge Frattini infischiandosene dell’incompatibilità, che da due mesi si è avvalso dell’impedimento (meglio sarebbe dire l’impedimento all’impedimento delle dimissioni…) ma in maniera assai originale, non sa che non può ufficialmente ricoprire la carica di presidente della Federnuoto, almeno fino a quando sarà sottosegretario di Stato, non sa nemmeno che questa (spiacevole) circostanza l’ha fatta riportare, e l’ha detta, e l’ha testimoniata, persino sul sito della (sua) federazione.

E già, perchè pure sul sito della Federnuoto la magica giornata del Settecolli è stata riportata così (qui il link), persino con tanto di maiuscole. “Ad assistere alle gare e a effettuare proprio la premiazione di Sara Curtis, accompagnata dal presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli, anche la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. «Tante cose speciali, tanti ragazzi speciali, una disciplina faticosa e vincente. Ieri la visita dal Papa e oggi la presenza della Premier Giorgia Meloni che i nostri azzurri hanno onorato nel migliore dei modi – afferma il presidente Barelli – Quello che ha fatto la Curtis è sotto gli occhi di tutti. Ma c’è stata una grande rana, con Cerasuolo e Pilato. Bravissima la giovane Mao nei 200 stile libero. Ci sono anche tanti stranieri d’eccellenza che accrescono la forza, l’importanza e la bellezza di questo meeting e che amano questa piscina…»”.

Ma la mano di chi ha scritto questo articolo, pubblicato sul sito ufficiale della Federnuoto, è la stessa che il 22 aprile 2026 aveva scritto anche il comunicato ufficiale nel quale c’era (e c’è ancora) scritto, facendo bella mostra sul sito Fin? Di seguito, il testo: “Il Presidente Paolo Barelli ha prestato giuramento assumendo ufficialmente le funzioni. Di conseguenza, in ragione del temporaneo impedimento ai sensi della legge n. 215/2004 riguardante il regime delle incompatibilità dei titolari di cariche di Governo e in ottemperanza all’articolo 12, comma 6, dello Statuto della Federazione Italiana Nuoto, ha delegato al Vice Presidente Andrea Pieri le funzioni di Presidente con riferimento alle specifiche previsioni del caso. In tale periodo il Presidente Paolo Barelli non parteciperà al Consiglio Nazionale del CONI, cui prenderà parte il Vice Presidente Andrea Pieri. Giungano al Presidente Barelli i complimenti e l’in bocca al lupo per il prestigioso incarico da parte della Federazione Italiana Nuoto e di tutto il movimento natatorio”.

Imprudenza? Impudenza? O impedimento all’impedimento (delle dimissioni) che, a ogni piè sospinto, riemerge con tutto l’orgoglio del presidente non presidente, del presidente auto-sospesosi, del presidente temporaneamente impedito, del presidente della Federnuoto che però è anche sottosegretario di stato e che fin quando farà il sottosegretario di stato (un altro anno, almeno) non può ufficialmente fare (e apparire) come il presidente della Fin, come l’imperatore-presidente? Oppure tutto è stato scritto all’insaputa (sulla scorta dell’ex collega di partito, Scajola) del presidente temporaneamente non presidente, senza cioè che il sottosegretario di stato sia stato almeno consultato?

Qualcuno penserà: va bene, magari l’articolista dell’Ansa non era informato, e magari la mano scrivente (non quella dettante) del sito Fin non erano le stesse, il presidente Barelli non avrà avuto tempo per avvertire e correggere, ci sarà stato qualche disguido, e poi da aprile a giugno possono cambiare tante cose. Tante in realtà sono cambiate (il flirt politico della Meloni con Trump è svanito: questo a mò di esempio), qualcun’altra invece (pare di) no: ad esempio, Paolo Barelli continua a ricoprire contemporaneamente l’incarico di sottosegretario di Stato e di presidente della Fin, almeno a leggere le dichiarazioni, i resoconti, gli articoli di stampa, a osservare immagini, ad ascoltare vicende. Continua a stare con due piedi in una scarpa, continua senza che nessuno – ma proprio nessuno – dalla presidente Meloni al ministro Abodi, dal presidente del Coni Buonfiglio alle autority come Agcm e Anac – dica (fare sarebbe oggettivamente chiedere troppo)…almeno qualcosa.

A mo’ di esempio, è passato beatamente sottotraccia persino quel comunicato pubblicato sempre sul sito della Fin il 13 giugno 2026 (ce ne eravamo occupati in un articolo, leggi qui) nel quale Paolo Barelli, citato come presidente della Federnuoto, ringraziava il Governo (di cui fa parte, e per cui partecipa anche alle riunioni del Consiglio dei Ministri) per un importante contributo economico riconosciuto alle società sportive che gestiscono impianti natatori e che sono affiliate alla Fin che presiede (da 26 anni). Ripubblichiamo solo l’incipit del comunicato: “Prosegue senza sosta l’azione promossa dal presidente Paolo Barelli a sostegno delle società sportive che gestiscono impianti natatori. È in corso di erogazione la tranche da 5 milioni di euro, che va a saldo del rateo già ricevuto a fine 2025 attraverso il Dipartimento dello Sport. Un’iniezione di liquidità alla quale seguirà, tra settembre e ottobre di quest’anno, lo stanziamento di ulteriori 4,4 milioni di euro previsti dalla Legge di Bilancio 2025. Questo pacchetto di interventi e la sua estensione al 2027 sono il frutto del dialogo efficace con il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e con il Capo del Dipartimento per lo Sport, Flavio Siniscalchi, che ha portato il Governo a stanziare complessivamente circa 180 milioni di euro a favore dell’impiantistica natatoria dal febbraio 2022. Il presidente Barelli: «Gli impianti natatori continuano a misurarsi con i complessi riflessi degli aumenti energetici, ma stanno trovando evidenti risposte concrete dal lavoro istituzionale intrapreso da federazione e Governo, che ringrazio per le attenzioni dimostrate.»”.

Impudenza, imprudenza, o impedimento all’impedimento (delle dimissioni)? Visto quanto esposto in precedenza, la risposta (o le risposte) al comportamento dell’onorevole sottosegretario Paolo Barelli, e del mondo politico e sportivo che lo avvolge, che lo copre, che lo difende, che non apre bocca, che non muove un dito, sarebbe già pronta. Però, tanto per arricchire il ventaglio, ecco un altro comunicato. Sempre pubblicato sul sito della Fin, e sempre poi propagatosi tra dispacci di agenzie e colonne di quotidiani, arricchite da foto e commenti.

25 giugno 2026, Stato del Vaticano. Il giorno prima cioè del via del “Settecolli”. Una delegazione di atleti (italiani e stranieri) fa visita al Santo Padre. Così, sul sito ufficiale della Federnuoto, viene raccontata la storica giornata, arricchita ovviamente da foto. “La delegazione della Federazione Italiana Nuoto guidata dal presidente Paolo Barelli, nonché Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, è stata ricevuta nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico da Sua Santità Papa Leone XIV alla vigilia del 62° Trofeo Settecolli”. (il link è qui)

Avete letto bene: il presidente Paolo Barelli nonché sottosegretario di Stato. Che, sempre nello stesso articolo, ha poi così commentato: «Credo che sia sempre un’emozione ascoltare le parole del Santo Padre. Ha parlato dell’acqua, che è il nostro elemento, fonte battesimale, simbolo religioso e spirituale. L’ho anche invitato a venire al  Settecolli, ci ho provato, è stato molto affettuoso con tutti. Ha definito il Settecolli un segno di speranza, una bella investitura oltre che una testimonianza importante. Il nuoto è una disciplina trasversale, che tocca i giovani, gli anziani, un elemento di salute».

Chissà se si saranno preoccupati della salute (e dell’umore) del presidente Fin nonché sottosegretario di Stato Paolo Barelli i denuncianti (tre società di Brescia, una dell’ex fuoriclasse del nuoto italiano Giorgio Lamberti) che, proprio nel giorno della visita al Santo Padre, hanno inviato un esposto-denuncia al presidente del Coni, alla Procura generale dello Sport presso il Coni, al ministro Abodi, all’Agcm, all’Anac e, per conoscenza, anche agli organismi mondiali ed europei del nuoto, riproponendo la questione (che avevamo sollevato due mesi fa, leggi qui) dell’incompatibilità di Barelli, sottolineando come non possa “svolgere la funzione di presidente della Fin”, sollevando la questione della incompatibilità in quanto per “i titolari di cariche di governo vige l’obbligo di dedicarsi esclusivamente alla cura degli interessi pubblici”. Per i firmatari dell’esposto, Barelli incorre nell’incompatibilità in violazione della Legge Frattini (n.215/2004 del 20 luglio 2004). Nell’esposto si sostiene che “gli incarichi e le funzioni in enti di diritto pubblico, come le federazioni sportive, cessano alla data del giuramento come sottosegretario”.  “Barelli non ha rassegnato le dimissioni irrevocabili e si è unilateralmente avvalso dell’istituto del temporaneo impedimento, ma tale impedimento non è temporale o transitorio ma strutturale”. Per questo chiedono al Coni un’attività ispettiva, la decadenza automatica di Barelli e un eventuale commissariamento straordinario della Fin con conseguenti nuove elezioni. Al ministro Abodi chiedono di “vigilare sul rispetto della legge Frattini e di adottare gli opportuni necessari provvedimenti”. All’Antitrust di ”accertare la situazione di incompatibilità, se Barelli continui a ricoprire la carica di presidente e di riferire in Parlamento”, all’Anac di valutare “il conflitto di interessi”.

Sono trascorse già due settimane, e non si hanno notizie. Né di risposte, né di interventi. Nulla. Solo il silenzio. Eppure si è davanti a denunce di gravi violazioni di legge: ad esempio, tecnicamente Paolo Barelli sarebbe già “decaduto” da presidente Fin e assieme a lui, di conseguenza, anche il consiglio federale, per cui non ci sarebbe altra strada se non quella del commissariamento e poi della nuova tornata elettorale che dia un successore al presidente che è da quasi tre mesi anche sottosegretario di Stato. Sottosegretario di stato che ha giurato sulla Costituzione, la stessa che all’articolo 54 impone: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Già. E sulla Costituzione ha giurato anche la presidente Meloni, e ci ha giurato anche il ministro Abodi: a proposito, caro ministro, perchè non avvia la stessa verifica dei requisiti fatta con Giovanni Malagò per capire se Barelli, come pensiamo, sia in permanente violazione della norma? Qui non si fa alcuna verifica, qui regna solo il silenzio?

Il silenzio che continua: nessuno finora è intervenuto. Un silenzio sempre più assordante, davanti al quale non resta che appellarsi al lettore, chiamato a valutare il comportamento dell’onorevole-presidente-sottosegretario Paolo Barelli.

Secondo voi è Imprudenza, impudenza, o impedimento all’impedimento (delle dimissioni)?

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