Svendita Salernitana: il venditore Iervolino paga, l’acquirente Rufini incassa. Passaggio quote, garanzie e 20 milioni: storia di un’inusuale cessione

Cinquantuno mesi dopo "Mister Miliardo" lascerebbe il club nelle mani del principale azionista di Olidata. Debiti azzerati, dote milionaria, soldi per la gestione (anche futura) e fideiussioni: il congedo somiglia a una storia già vista altrove...Alla Figc l'ultima parola
Danilo Iervolino con Maurizio Milan in tribuna all'Arechi (foto Massimo Arminante)

Dal metaverso alla cybersecurity: si potrebbe sintetizzare (anche così) il passaggio di consegne economico-finanziario che sta per investire la gloriosa ma a volte precaria ultracentenaria storia della Salernitana il cui intero pacchetto di quote azionarie (tre mesi fa trasferito, con scissione societaria, da “Idi srl” a “Salerno Coast Investement”) dovrebbe passare (meglio usare ancora il condizionale?, l’atto finale sarebbe in calendario tra domani e l’1 aprile) nella “Settimana Santa” dall’iperbolica galassia imprenditoriale del palmese Danilo Iervolino, sbrigativamente ribattezzato “Mister Miliardo”, alla significativamente (e apparentemente) più terrena sfera finanziaria del 46enne romano Cristiano Rufini.

Risalendo all’inizio di questi cinquantuno controversi mesi di conduzione Iervolino (all’epoca riassunti qui motivi e retroscena dell’affare – 10 milioni di euro per un club di serie A – concluso il 31 dicembre del 2021 col “Trust Salernitana” imposto quest’ultimo, in base alle norme federali varate all’uopo dalla Figc di Gravina, a luglio 2021 dopo la promozione conquistata dal duo societario Lotito–Mezzaroma) forse si poteva persino ipotizzare che il mantello della Salernitana prima o poi sarebbe anche potuto passare metafisicamente dal metaverso (termine spuntato il 13 gennaio 2022, nel giorno di presentazione alla città) alla cybersecurity. In fondo l’universo è più o meno sempre quello: all’epoca Danilo Iervolino era infatti co-proprietario di una società (sede principale a New York e altra sede a Roma) denominata “DuskRise” (fondata nel 2020), una start-up condotta insieme al manager Emanuele Spoto con un capitale sociale di 2,5 milioni di euro e che aveva, tra l’altro, brevettato un apparecchio per proteggere lo smart working. Nel 2023 le strade di Iervolino e Spoto si separarono, il “divorzio” pare consumatosi per diversità di vedute: in sella a DuskRise restò così soltanto Spoto (fondatore poi di un’altra società adesso in copertina: “Visibiliy SpA”) che (ri)comprò le quote dell’ex socio Iervolino, dando così nuovo impulso alla società che ha attualmente parecchi clienti distribuiti in ogni dove, ma specialmente nel Golfo Persico. Questa è però un’altra storia, una storia che magari, chissà, potrebbe rimbalzare ed essere approfondita un’altra volta…

Adesso è tempo invece di riavvolgere il nastro intorno al passaggio di quote azionarie della Salernitana: la storia di questi ultimi travagliati mesi, le vicende di questi ultimi giorni. Mesi e giorni di una trattativa al fine chiusa e definita (dopo una serie di aggiustamenti, adattamenti, accorgimenti, accordi) con Cristiano Rufini tra alti e bassi; una trattativa condotta su pericolose e umorali montagne russe portata avanti, e condotta, dall’attuale presidente (amministratore delegato da gennaio 2022 fino all’estate 2025) del club Maurizio Milan con l’advisor romano Massimo Sarandrea rimbalzato adesso alle cronache pallonare dopo una lunga e prestigiosa carriera bancaria e un passaggio giudiziario nel 2008 quando fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta sui derivati che coinvolse Banca Italease e quando, era il 2009, nel processo con rito abbreviato, patteggiò la pena a un anno e mezzo, pena poi sospesa (con conseguente estinzione) col pagamento di un risarcimento di un milione di euro.

L’avvicinamento tra le due sfere (Iervolino-Rufini) pare favorito anche dalla cortese manovra di un mediatore salernitano attivo nella capitale e che, nel suo passato, ha avuto (e forse ancora mantiene) una notevole vicinanza politica all’ex ministro Mara Carafagna (ex consorte dell’ex presidente granata Marco Mezzaroma) e che si è sempre mosso variegando interessi e attività tra imprenditoria, docenze, consulenze, editoria e spettacolo (mentre intanto, a lavorare concretamente sul “sentiment” cittadino, sarebbe stato Gerardo Soglia, uno dei figli dell’indimenticato ex presidente Giuseppe Soglia, legato da sentimenti di amicizia verso Rufini: pur provando a defilarsi, ricoprirà ruoli ufficiali?). La trattativa avversata (pare fino all’ultimo) dal fidatissimo storico avvocato e amico di Iervolino sin dai tempi della Pegaso (il professore Francesco Fimmanò) che pare avesse mostrato dubbi e perplessità su tempi, modalità e acquirente, che ha posto una serie di questioni, e che, magari, avrebbe visto di buon occhio, se proprio doveva esserci il congedo, il passaggio societario a qualche altro imprenditore, magari a lui più vicino: il mandato professionale non poteva però essere disatteso, così come, pare, sia proseguito il lavorio al contratto del professore Rino Sica; a vuoto pure l’esito del viaggio a Roma dell’attuale amministratore delegato Umberto Pagano che, prima della firma sul preliminare (14 marzo, sul preliminare non compare la firma di “mister miliardo” ma invece del consigliere di amministrazione Nello Annunziata), aveva provato a far recedere dall’intento il proprietario del club granata.

Deciso invece. Irremovibile, nonostante gli ultimi sviluppi e le persistenti perplessità mostrate da una parte del suo entourage, a lasciare finalmente la Salernitana, a chiudere prima della Pasqua di Resurrezione 2026 la sua (fallimentare, visti i risultati economici prima ancora di quelli calcistici) quasi quinquennale gestione imprenditoriale calcistica; a concretizzare finalmente un passaggio di testimone più volto rincorso (e poi sfumato) nel corso degli ultimi due anni (da luglio 2023), da quando cioè aveva deciso di abbandonare e lasciare per sempre ad altri l’inevitabile incerto destino della Salernitana. Un sin troppo visibile “accidenti” dentro la holding “Idi srl” dove convivono ben altre realtà imprenditoriali economico-finanziarie invece da preservare e proteggere, un percorso più volte lambito e occupato da trattative reali (e presunte, e improbabili) costellate a volte da inavvicinabili e impresentabili e improbabili soggetti privi di ogni garanzia (eppure anche davanti a taluni avvicinamenti il/i delegato/i alla cessione s’erano avvicinati…) e altre volte da realtà che avevano mostrato interesse ma alla fine rispedite al mittente perché l’umore presidenziale rimbalzava sempre tra richieste, offerte, volontà ballerine e anche la preoccupazione di non lasciare la Salernitana nelle mani di chi avrebbe poi potuto lasciarla precipitare, coinvolgendolo così in altre spinose ed eventuali vicende giudiziarie.

Perché, al fondo di tutti i ragionamenti e pensieri, c’è anche e sempre quella condanna (in primo grado), comminatagli dal Gup di Napoli il 13 dicembre 2024 nel processo con rito abbreviato, a quattro anni di reclusione per corruzione, ad aleggiare come “spada di Damocle”.

Il passaggio di testimone, il trasferimento della Salernitana, la possibilità di chiudere finalmente un ormai indigesto e fastidioso capitolo, s’è ripresentata qualche mese fa, quando appunto è saltato fuori dal cilindro il nome di Cristiano Rufini come il soggetto interessato, e destinato, a rilevare le quote del club granata. Tra alti e bassi, tra manovre di disturbo e accelerazioni per metterlo di fronte al fatto compiuto, si è così arrivati nelle vicinanze del “closing”, mentre intanto bisognava definire e rifinire le prescrizioni dettate dalla Figc sulla (precedente) scissione societaria (da “Idi srl” a “Salerno Coast Investement”) e in specie sull’abbattimento del monte debitorio del club, cioè dei debiti sportivi (non gli altri) che comportano, in base alle Noif (art. 20 bis e 20 ter), la presentazione di una doppia fideiussione e un’altra serie di documenti e attestazioni da parte dell’acquirente prima che la neonata Commissione operazioni societarie (Cos, istuita a dicembre 2025 in continuità alla Co.A.P.S., anche la nuova commissione è presieduta dal professor Francesco Bruno) possa esprimersi sulla validità ed efficacia del passaggio di quote (il parere avviene dopo la chiusura, cioè dopo il rogito notarile e dopo la presentazione di tutta la documentazione: non certo prima. Ps: qui sta uno dei punti da rivedere nelle normative, visti i tanti passaggi societari che, specie in C, hanno poi prodotto fallimenti).

Perché lasciare la Salernitana a poche giornate dalla fine della stagione regolare e in vista dei playoff promozione (e proprio alle porte di un altro passaggio fondamentale: la chiusura della trimestrale che fa da fotografia alla prossima richiesta di licenza nazionale e al bimestre gennaio-febbraio denso di adempimenti federali)? Perché lasciarla adesso, con inusuali e consistenti immissioni di liquidità da parte del venditore che coprono ben oltre il limite della stagione sportiva 2025/2026? Perché lasciarla proprio a Cristiano Rufini? Perché Rufini voleva chiudere prima dell’inizio dei playoff? Perché Rufini, dopo aver provato a rilevare la Ternana un’estate fa attraverso Olidata, ha deciso di prendere la Salernitana attraverso il veicolo “Antarees srl”? Rufini si muove da solo o, alle spalle, c’è qualcun altro pronto ad affiancarlo? Il passaggio è solo momentaneo, propedeutico a ulteriori cambi di assetto?

Domande che rimbalzano sul prato e pure ben assai lontano dal prato, domande che magari potranno trovare compiute risposte sul tavolo (o sui tavoli) tra qualche mese…

Intanto, c’è da riannodarsi al filone Iervolino-Rufini. Perché proprio Rufini, e non altri che pure in passato (recente, e remoto) si erano avvicinati alla Salernitana e che magari, avevano promesso o proposto un esborso di denaro oppure modalità simili a quelle per le quali si sta chiudendo adesso? Alla domanda dovrebbe certo rispondere solo Iervolino (o forse, meglio ancora, Milan: l’ex ad, poi presidente, ha condotto la trattativa e potrebbe, dopo le dimissioni dall’uscente cda, ricoprire un ruolo ufficiale, o di consulenza, all’interno del nuovo assetto. Ps: l’eventuale scelta sarà definità “per assicurare continuità?”…), mentre intanto c’è però chi avanza ipotesi, congetture, ricostruzioni.

Magari Cristiano Rufini è un nome spendibile più di altri, perché in fondo pare fatto della stessa sostanza (almeno sotto forma di presentazione all’esterno) dello stesso Iervolino o del suo ex socio Spoto, magari perché in fondo si muove in campi conosciuti (cybersecurity…) o in ambienti e amicizie romane vicendevolmente frequentate, magari o forse soprattutto perché, in fondo, c’è lo specchietto di una partecipazione di maggioranza in un’azienda quotata in borsa (riammessa da tre anni). Come opporre perplessità se, appunto, viene (o venisse) detto: sto cedendo a un imprenditore che ha una società quotata all’Euronext di Milano?

Intanto Rufini, dopo aver presenziato all’Olidata Day sul parquet della Virtus Bologna (la sponsorizzazione da poco meno di 2 milioni di euro risale all’estate del 2025 dopo il fallimento della trattativa con la Ternana) in compagnia di soubrette, attrici ed ex atleti (Angiolini, Gerini, Chechi, Belinelli) dispensando sorrisi e premi e catturando così la richiesta e meritata vetrina proprio all’indomani della firma sul preliminare per l’acquisto, attraverso “Antarees srl”, della Salernitana (attraverso la partecipazione detenuta da “Salerno Coast Investement”), è tornato agli onori della cronaca il 26 marzo (quattro giorni fa) per i nuovi scottanti sviluppi di un’inchiesta in materia di reati contro la Pubblica Amministrazione per ipotesi di corruzione e turbata libertà degli incanti nell’ambito di diverse procedure di appalto/affidamento in materia di informatica e telecomunicazioni, bandite da Sogei, dal Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dal Ministero della Difesa e dallo Stato Maggiore della Difesa avviata nell’autunno del 2024 dalla Procura della Repubblica di Roma che – non il 26 marzo 2026 – il 14 ottobre 2024 iscrisse nel registro degli indagati proprio Cristiano Rufini, soggetto anche a perquisizione (negli uffici Olidata arrivò la Guardia di Finanza): l’imprenditore romano si dimise da tutti gli incarichi in sella ad Olidata ma, dopo le verifiche interne, nella prima metà del 2025 è tornato comunque a guidare l’azienda quotata in Borsa, rivestendo la carica di presidente del consiglio di amministrazione e detenendo la maggioranza del pacchetto azionario.

Dal verbale della recentissima assemblea dei soci (27 marzo 2026) si evince come detenga il 62,25% delle azioni (12.006.317 azioni) attraverso “Antarees srl” e il 4,64% (894.198 azioni) come Cristiano Rufini: fanno il 66,89% di azioni (nominalmente 12.900.515 azioni) su un totale di azioni pari a 19.285.958, mentre il capitale sociale interamente versato è di 19.504.860 euro.

Nel gennaio 2025, come riportato da “Milano Finanza”, c’era stata però parecchia agitazione in casa Olidata: il caos nato sulla proposta di riduzione del capitale sociale da 21,9 a 10 milioni di euro per la quale era arrivato il sì solo dall’azionista di maggioranza (cioè Rufini) ma alla fine non validata dal notaio, per il quale serviva invece il 100% dei consensi. Qualche mese dopo ci sarebbero state anche le dimissioni dell’allora amministratore delegato: temporalmente siamo a luglio 2025, quando cioè Rufini, attraverso Olidata e non Antarees, prova a rilevare le quote della Ternana grazie anche alla mediazione dell’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero (inciso storico. Ferrero rilevò la società doriana dalla famiglia Garrone, per la precisione da Edoardo Garrone, a giugno 2014 e la lasciò, agonica, nel 2023: nel passaggio di quote fu lasciata una dote di 65 milioni di euro a Ferrero; se oggi qualcuno ipotizzasse un dejà vu è autorizzato a fare scongiuri). Trattativa poi sfumata per il diniego del cda dell’azienda di origini romagnole perché la società, da poco riammessa in Borsa e appena “uscita” dalla bufera che aveva coinvolto Rufini, non riteneva possibile e raccomandabile approcciare un’avventura calcistica.

Curiosità: nel cda di Olidata compare, come consigliere indipendente, Pieremilio Sammarco, ex legale proprio di Ferrero ai tempi della Samp e con il quale ha chiuso ogni rapporto. Detto come l’inchiesta che ha (ancora) tra gli indagati (per turbativa d’asta e corruzione) Cristiano Rufini vada avanti, specificato come in questa inchiesta figurano altri personaggi indirettamente legati a Olidata (da “La Stampa dell’ottobre 2024”: “…ed è proprio su Olidata spa, noto nome del mondo hi-tech, che gli accertamenti si soffermano. Due degli indagati, un ufficiale di Marina e un dipendente del ministero dell’Interno, erano soci occulti tramite le mogli. E cercavano di stringere dei patti per riuscire a inserire la società in svariati affari. Tra gli “svariati affari” ci sarebbe anche l’accordo in fieri tra la Difesa e SpaceX, la società aerospaziale di Musk, per l’impiego di Starlink”), ribadito come un’ipotesi di reato non corrisponda a imputazione né tanto più condanna, rilevato come nel preliminare tra le parti firmato il 14 marzo ad esempio ci sia scritto all’art. 9 (Clausola reputazionale) “all’acquirente viene fatto divieto assoluto di trasferimento, anche ai fini dei citati diritti di earn out sportivi e di exit, a soggetti sottoposti a interdittive antimafia; sanzioni internazionali; restrizioni Ue/Usa”, si sottolinea come non siano tanto le contingenti vicende giudiziarie che vedono coinvolto Rufini a destare legittime perplessità sul futuro sportivo della Salernitana, quanto la capacità economico-finanziaria di poter almeno gestire (almeno senza rischi) la società granata, reduce lo scorso anno da una chiusura in perdita per 31 milioni di euro, e che dovrebbe chiudere questa stagione con una perdita tra i 18 e i 20 milioni di euro.

Per provare a spiegare i termini di questo cambio societario (alla bontà del lettore che avrà avuto la pazienza di arrivare sin qui si chiede, al termine, di definirlo col termine più appropriato: cessione, passaggio, trasferimento, transito, parcheggio; qualche giorno fa avevamo definito l’operazione una svendita, leggi qui), bisogna necessariamente partire dall’analisi di alcuni dati ufficiali di Olidata, visto che nel preliminare di cessione c’è scritto che l’acquirente (che rileverà le quote con “Antarees srl”), come forma di presentazione-biglietto da visita-garanzia, “dichiara di avere un patrimonio netto ad oggi pari a circa 25 milioni e di possedere partecipazione di maggioranza della società quotata Olidata SpA e che la relativa immobilizzazione finanziaria ha un valore di borsa pari a circa 25 milioni”.

Patrimonio netto pari a circa 25 milioni e immobilizzazione finanziaria del valore pari a circa 25 milioni: sono due entità economiche distinte? No, sono semplicemente la doppia faccia della stessa, identica, medaglia. Cioè: la partecipazione in Olidata (avvenuta nel 2024 con fusione per incorporazione di “Sferanet”, partecipata da Rufini) è stata conferita in Antarees srl (la società che rileverà, da atto preliminare, la Salerno Coast Investement che detiene il 100% di Salernitana) con il patrimonio netto che deriva dall’immobilizzazione finanziaria cui è stato dato (nell’atto) un valore di borsa pari a circa 25 milioni. Prima di entrare nel campo (volubile) del mercato azionario, bisogna evidenziare un aspetto: il patrimonio netto, e le immobilizzazioni finanziarie, non corrispondono certo alla liquidità in capo ad un imprenditore, e si è visto come la liquidità sia necessaria per portare avanti una gestione, specie come quella della Salernitana, così importante. Basti pensare che nella gestione corrente (in serie C) il club granata “bruci” ben oltre un milione di euro al mese solo per soddisfare i pagamenti prettamente sportivi. Poiché Rufini rileverà la Salernitana sì attraverso Antarees che “vive” però sulle azioni dell’Olidata, vediamo se e quali sono gli utili di Olidata. Nella semestrale al 30 giugno 2025 (ultimo documento pubblicato da Olidata SpA in attesa dell’approvazione del bilancio 2025) è registrata una perdita (dunque non un utile) di 545mila euro (perdite ridotte a 495mila euro se estese a tutto il gruppo, che comprende altre società): nel primo semestre del 2024 (quindi come dato di paragone) Olidata aveva invece fatto registrare un utile di 732mila euro, chiudendo invece (come da bilancio pubblicato) l’anno 2024 con un utile di 984mila euro. Quindi: vista la partecipazione azionaria di Rufini pari al 68% circa, nel 2024 come utili incassati dall’azionista di maggioranza Rufini e finiti in Antarees srl, bisogna calcolare il 68% di 984mila euro, quindi poco più di 650mila euro. 650mila euro, non 6,5 milioni né tantomeno 65 milioni e nemmeno 650 milioni…

Altro dato: nella semestrale al 30 giugno 2025 i ricavi fissati in 33 milioni di euro, 24 milioni in meno rispetto ai 57 milioni dello stesso semestre del 2024. Una discesa notevole in attesa di conoscere il dato definitivo del 2025 con l’approvazione del bilancio (approvazione in calendario il 28 aprile 2026).

Il dato però più sorprendente presente nella semestrale del 2025 è un altro, e si scova nelle ultime pagine del rendiconto: la società, che registra ricavi per 33 milioni di euro e una perdita di 545mila euro, riporta alla voce “debiti verso fornitori” la considerevole cifra di 56.872.000 euro (56 milioni e spicci, anzi quasi 57 milioni) senza però spiegarne le motivazioni. Dunque, in base alla semestrale 2025, i debiti verso i fornitori sono quasi il doppio dei ricavi…

Un’azione di Olidata, azienda specializzata nel campo della cybersecurity, dei big data e del software, venerdì scorso era quotata 1,39 euro all’Euronext di Milano: la maggiore quotazione raggiunta nell’anno risale al 6 gennaio scorso (2,21 euro), la peggiore al 26 marzo scorso (il giorno delle nuove indagini) con 1,3 euro. Secondo “Borsa Italiana” la performance di Olidata, a un mese, è del -23,41%, a un anno del – 43,37%. Il mercato azionario, si sa, è mutevole: è un terreno friabile, a volte sconnesso, soggetto a tante varabili, specie se le aziende in questione non hanno spalle larghe e attività correnti ingenti. Per chiudere la questione azionaria, basta solo ricordare come il patrimonio netto di Antarees (non certo la liquidità né le proprietà immobiliari) deriva e dipende dal valore di Olidata sul mercato azionario, e che l’azionista di maggioranza (Rufini) possiede circa il 68%: dunque, se ha indicato nel preliminare dell’atto un patrimonio di 25 milioni, significa che è stato dato ad Olidata un valore complessivo di circa 40 milioni di euro (le azioni di Olidata sono 19.285.958). Ma, tutti questi numeri, sono variabili. Andiamo sul più concreto…

Veniamo allora ai numeri del passaggio di quote tra Iervolino e Rufini, o meglio tra le società dell’uno e dell’altro, perché gli aspetti sono rilevanti, e inusuali (o quasi inusuali, visto il precedente Sampdoria tra Garrone e Ferrero). Nota a margine: quanto segue si ricava da quanto presente nel preliminare di vendita firmato dalle parti il 14 marzo scorso; l’atto definitivo (che potrebbe comportare aggiornamenti e aggiustamenti) dovrebbe essere sottoscritto e firmato ad ore davanti al notaio.

Il corrispettivo per la cessione dell’intera partecipazione azionaria della Salernitana è di 1 euro che l’acquirente verserà al venditore al rogito.

Alla data di sottoscrizione dell’atto (il 14 marzo) la Salernitana ha una disponibilità liquida su conti corrente di quasi 5 milioni di euro, per la precisione 4.850.000 euro (ricordate il discorso della liquidità fatto qualche riga fa?). Il venditore, Danilo Iervolino, ha inoltre eseguito il versamento in conto capitale, deliberato a febbraio 2026, per 6 milioni di euro; si impegna poi a erogare in favore della società da cedersi 12.500.000 (12 milioni e mezzo di euro) attraverso un versamento in conto capitale da “corrispondersi per il pagamento dei debiti ante cessione maturati dalla Salernitana e ciò per l’estinzione dei debiti scaduti e da scadere presenti nell’allegato A”. Il venditore si impegna poi “a versare, sotto forma di versamento a fondo perduto, altri 2 milioni di euro a titolo di contributo per la stagione sportiva 2026/2027, entro il 30 giugno 2026”.

Fatti rapidamente due calcoli: Rufini versa a Iervolino un euro per rilevare la Salernitana, Iervolino invece corrisponde (indirettamente) a Rufini, per dargli la Salernitana, 20 milioni di euro. E non è mica finita qui: “Il venditore si impegna a garantire e manlevare l’acquirente per tutte le eventuali passività, oneri, debiti o obbligazioni di natura economica, patrimoniale o finanziaria, maturati nel corso della propria gestione con impegno da reiterarsi in sede di contratto di cessione. La responsabilità massima è limitata a 10 milioni di euro”. Dunque, ricapitolando: quasi 5 milioni di liquidità, un versamento in conto capitale di 6 milioni, un altro fino a 12,5 milioni, un contributo a fondo perduto di 2 milioni e una garanzia di 10 milioni. Tutto questo, pur di lasciare ad altri la Salernitana.

Da parte sua, l’acquirente – agevolato fino all’ultimo da Iervolino per l’abbassamento del valore delle due fideiussioni che l’acquirente dovrà presentare alla Figc e Lega Pro – subito dopo l’atto di acquisto, e nella stessa sede notarile, dovrà provvedere alla sottoscrizione di un aumento di capitale. Di quanto? Minimo 5 milioni di euro c’è scritto nel preliminare, ma con queste modalità: l’immediato versamento del 25% (cioè 1,250 milioni di euro) e il restante 75% (cioè 3,750 milioni) entro diciotto mesi dalla data di acquisto. Dalla parte che vende (Iervolino) “escono” oltre 20 milioni, dalla parte che acquista entrano (subito) meno di un milione e mezzo di euro…

Al di là delle cifre, e al di là pure degli earn out previsti (6 milioni a Iervolino in caso di promozione in B, 15 milioni a Iervolino in caso di serie A) e oltre pure il 20% del valore complessivo della eventuale futura cessione da corrispondere a Iervolino, nelle pieghe del preliminare ci sono altri aspetti forse ben più significativi.

Questo, ad esempio. “Nell’ipotesi di trasferimento delle quote di controllo, quindi del 51% o più, il passaggio deve essere sottoposto al gradimento vincolante di Iervolino”. Quindi: se l’acquirente Rufini avesse intenzione di cedere (almeno) la maggioranza del pacchetto azionario, potrebbe farlo solo ricevendo il via libera del venditore Iervolino.

E ancora, e forse ancor di più. “L’acquirente è obbligato ogni tre mesi, e dunque a fine marzo, giugno, settembre e dicembre di ogni anno, a notificare la situazione analitica dei debiti e dei crediti della Salernitana riconducibile a obbligazioni assunte nel periodo antecedente alla cessione e, se ci fossero obbligazioni scadute e non pagate, riconosce sin d’ora e senza alcuna eccezione alla parte venditrice la legittimazione e il diritto al recupero coatto verso l’acquirente per poi procedere al pagamento del creditore o dei creditori della Salernitana. Laddove dalla relazione trimestrale emergesse che un solo debito scaduto nel periodo di riferimento coperto con le liquidità esistenti e con i conferimenti del venditore presenti nell’atto e con i crediti incassati, non sia stato onorato ciò costituirà grave inadempimento contrattuale, legittimando il venditore ad assumere tutte le iniziative giudiziarie ritenute opportune senza che l’acquirente possa eccepire alcunchè…L’obbligo permane fin quando non siano stati completamente e tempestivamente pagati tutti i debiti di Salernitana riconducibili alle obbligazioni prima della cessione”. Tradotto, in sintesi: Iervolino mette a disposizione dell’acquirente Rufini un ingente quantitativo di denaro (oltre 20 milioni) per pagare e saldare tutti i debiti e le obbligazioni contratte nel suo periodo di gestione, debiti e obbligazioni che non tutte scadono adesso; se Rufini non pagasse e onorasse questi debiti e queste obbligazioni, sarà soggetto ad azioni di responsabilità.

Il titolo del preliminare firmato dalle parti è stato apposto e recita così: “Contratto di cessione di partecipazioni sociali”. Per curiosità, che titolo darebbe il lettore all’atto definitivo (dopo il rogito servirà il via libera della Figc, nel preliminare c’è scritto che se il definitivo via libera all’efficacia del passaggio non arrivasse entro il 30 aprile, il contratto si intenderebbe risolto) tra Iervolino e Rufini? Che la storia di qualche anno fa vista altrove somigli a questa qui? A Iervolino, e Rufini (e alla Figc), l’ultima (chiara) parola…

© 2026 Riproduzione riservata

Correlati