IL CASO

Hillsborough, una tragedia senza verità

Trentadue anni fa 96 tifosi del Liverpool morivano schiacciati nella Lapping Lane di Sheffield: inchieste, processi e ancora nessun colpevole
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Michael David Kelly lavorava in un magazzino. Abitava a Bristol ma teneva al Liverpool. Aveva 38 anni, il 15 aprile del 1989. Quel giorno viaggiava su un pullman dei tifosi dei Reds: destinazione Hillsborough, lo stadio dello Sheffield. La sua squadra del cuore affrontava il Nottingham Forest nella semifinale di FA Cup. Michael David andava sempre in curva. In casa sempre nella Kop di Anfield Road, quel giorno invece era stipato tra le gradinate della Leppings Lane. Il basco a quadretti sul capo, la maglietta rossa con il liver bird – un uccello mitico a metà tra il cormorano e l’aquila – stampato in alto e la sciarpa al collo. Era in curva. Il cuore a mille al fischio d’inizio, mentre intorno era già apnea. Il suo cuore si arresterà poco dopo – tra le ore 15.06 e le ore 15.59 del 15 aprile 1989 secondo il freddo rapporto dell’autopsia per “compression asphyxia” – per asfissia.

Il disastro di Hillsborough. La strage di Hillsborough. La tragedia di Hillsborough. Quel giorno è stato definito – e continua a esserlo a distanza di trentadue anni – in mille modi. Più dei numeri, nulla: 96 morti e 766 feriti, molti ragazzi, centinaia di famiglie devastate, distrutte per sempre. Novantaquattro vite stroncate, maciullate e soffocate in quel rettangolo di stadio, calpestate e schiacciate mentre imploravano aiuto. Il 14enne Lee Nicol finì quattro giorni dopo in un letto d’ospedale mentre l’agonia dell’allora 18enne Tony Bland durò quasi quattro anni, fin quando non gli fu staccato il respiratore artificiale. Tra quei morti c’era pure il cugino di Steve Gerrard, capitano e bandiera del Liverpool per quindici anni e che nel 2014 dedicò la vittoria sul Manchester United – si giocava proprio il 15 aprile all’Anfield  – a Jon-Paul Gilhooley. La più giovane vittima di quella tragedia: come Steve, quel giorno Jon-Paul aveva solo dieci anni. E tra i 766 feriti, ferite mai rimarginate. Come quella di Stephen Whittle: quel giorno avrebbe dovuto essere anche lui a Hillsborough però diede il biglietto a un amico che l’aveva implorato. Lui a casa mentre l’amico moriva in quell’inferno. Per ventitré anni ne portò addosso il peso. Troppo per vivere, per continuare a sperare che fosse fatta finalmente giustizia. Si tolse la vita a 50 anni, in un giorno di marzo del 2011 al termine dell’ennesima fallimentare udienza di un processo che vedeva imputati i più alti funzionari di polizia che quel giorno – il 15 aprile del 1989 – avrebbero dovuto gestire la situazione, prevenire il disastro, attuare almeno le più elementari misure di sicurezza. Trentadue anni dopo non è stata fatta ancora giustizia. Sono passati trentadue anni e ancora non si conosce la verità.

Hillsborough, una tragedia senza verità

Per tutto questo lunghissimo tempo il fratello di Michael David Kelly non si è mai arreso. Si chiama Steve. È un attivissimo membro del “Hillsborough Justice campaign”. Alla Bbc il 15 aprile del 2020 – qualche giorno prima era morto fiaccato dal virus un altro reduce di quel giorno, si chiamava Dawe Roland e la sua foto, lui con la testa tra le mani seduto sulla gradinata e intorno a lui la devastazione, fece il giro del mondo – nel giorno del 31esimo anniversario della tragedia, aveva detto. «Mio fratello Mike non era uno dei 96, non era solo un corpo con l’etichetta 72 al collo. Era il nostro Mike, molto amato e che molto ci manca. Aspettiamo ancora verità e giustizia». Steve non si è arreso. Non ha mai perso l’amore verso il calcio, non ha ancora ammainato la bandiera. Soltanto quest’anno la pandemia l’ha costretto a rinunciare ad un appuntamento onorato per venticinque anni. Tifoso dell’Everton, con il berretto e la sciarpa blu ha sempre seguito il derby ad Anfield nella Kop, nella curva dei rivali. Un modo per stare insieme al fratello che non c’è più. Insieme, nella curva avversaria: lui tra i tifosi rivali eppure nessuno l’ha mai toccato, anzi per lui ci sono sempre stati solo applausi e rispetto.

È così che il cuore di Mike continua a battere nella Kop mentre un pallone rotola. Rotola ancora, mentre l’Inghilterra aspetta ancora la verità, mentre i familiari delle vittime attendono ancora che venga fatta giustizia. Che si metta fine a una storia di impunità, reticenze, manomissioni. Una tragica sequela che parte quel giorno, il giorno della tragedia. Era il 15 aprile del 1989.

I fatti

Il 15 aprile 1989, oltre 50.000 persone si sono radunate all’Hillsborough Stadium di Sheffield per assistere a Liverpool-Nottingham Forest. Alle ore 14.52 un poliziotto, preoccupato per il ritardo con cui il pubblico sta entrando nell’impianto, ha la scellerata idea di far aprire il cancello C sul quale premono oltre duemila sostenitori dei Reds, impazienti in vista dell’inizio dell’incontro, fissato alle ore 15. Alle ore 14.54 le squadre entrano in campo mentre un fiume umano spinge sempre più forte per raggiungere in fretta gli spalti: prova a passare attraverso l’unico tunnel che porta alla Leppings Lane, settore noto anche come West Stand. In pochi minuti si compie la tragedia: la folla trabocca sulle gradinate già piene di tifosi del Liverpool e, senza nemmeno accorgersene, schiaccia gli occupanti contro le recinzioni intorno al campo. Il match inizia regolarmente, gli occhi sono altrove: nel recuperare un pallone però il portiere del Liverpool Bruce Grobbelaar intuisce cosa stia accadendo alle sue spalle e invita un agente ad aprire una porta di sicurezza che dà sul campo. Una trentina di persone riescono a fuggire mentre un altro poliziotto richiude in fretta l’accesso. Le grida, la ressa, i rumori, i pianti. Un inferno. Trascorrono pochi minuti di gioco: alle 15.06 l’arbitro sospende il match. Davanti agli occhi si apre uno scenario terrificante.

Le risultanze

La frettolosa conclusione del primo rapporto si concluse su un unico punto: la calca era stata creata da una parte dei fans più turbolenti con lo scopo di entrare sul campo. Così stabiliì il “Taylor Interim Report” in un’inchiesta del Governo del 1989 guidata dal giudice Peter Taylor. Mentre gli ufficiali di polizia si avvicinavano alle tribune, divenne evidente che le persone stavano soffocando e cercavano di fuggire provando a scavalcare la recinzione. Il rapporto intermedio di Taylor descrive così la scena: “I morti, i moribondi e i disperati si intrecciarono nel pozzetto nella parte anteriore delle reti, in particolare dai cancelli. Alcuni si arrampicarono sugli altri immersi nel mucchio umano e cercarono di arrampicarsi oltre il recinto… Le vittime erano blu … incontinenti; le loro bocche si aprivano, vomitavano; i loro occhi fissi. Un mucchio di cadaveri giaceva e cresceva fuori dal cancello 3”. La risposta all’emergenza fu lenta, secondo il gruppo indipendente “Hillsborough” in un’indagine svolta nel 2012. I problemi principali sarebbero emersi nella scarsa comunicazione tra la polizia e i soccoritori. Secondo il Taylor Interim Report i fans cercavano di aiutarsi a vicenda strappando pezzi di cartelloni pubblicitari, creando barelle improvvisate, portando gli spettatori feriti lontano dalla folla. Persone che non avevano ricevuto alcun addestramento di pronto soccorso tentavano di rianimare i caduti. Si legge sempre nel rapporto: “La respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco sono stati applicati da esperti e non, ma di solito invano. Quelli in grado di sopravvivere ce l’hanno fatta per lo più da soli. Gli altri erano per lo più già condannati prima ancora che potessero essere portati fuori e trattati”. Gli organizzatori impiegarono quasi trenta minuti per chiamare medici e infermieri tramite il sistema di diffusione sonoro. Il supervisore della polizia del South Yorkshire David Duckenfield era il responsabile della sicurezza pubblica durante l’evento. Era stato promosso comandante poche settimane prima della partita e non aveva familiarità con il luogo, secondo la testimonianza resa in un’audizione del 2015. Ammise di non aver elaborato un piano anti-incidenti ma disse pure – nel corso della testimonianza – “che quella situazione era cresciuta a spirale, che era ormai fuori controllo”. Duckenfield aveva originariamente incolpato i tifosi del Liverpool di aver forzato l’apertura della porta d’uscita che dava sul campo. Un dettaglio cruciale, che però in seguito ammise come fosse stato soltanto una bugia. Si ritirò nel 1990, ammettendo che probabilmente non era lui “l’uomo migliore per quel lavoro”.

Sequenza temporale dell’inchiesta

19 aprile 1989 – II Sun titola a tutta pagina, quattro giorni dopo la tragedia: The Truth, “La verità”. È un dossier che accusa i tifosi Reds delle peggiori efferatezze nelle fasi subito successive al disastro. Secondo il direttore del tabloid Kevin McKenzie, fedelissimo di Margareth Thatcher, i tifosi del Liverpool avrebbero prima attaccato i soccorritori, le forze di polizia e lo staff dello stadio che stavano cercando di prestare soccorso ai feriti. Poi, in preda all’alcool, avrebbero derubato i feriti e i morti, persino urinando sui cadaveri. A Liverpool se la prendono con il Sun, da allora il quotidiano è praticamente invenduto in città. Una ricostruzione che poi sarà smentita dai fatti.

Agosto 1989 – Viene pubblicato il Taylor Interim Report che offre una panoramica dettagliata su come si sia svolta la tragedia. Il rapporto prende il nome dal giudice Peter Taylor, a capo dell’indagine. La colpa dell’incidente viene attribuita alla decisione della polizia di aprire il Gate C, ma anche alla lentezza con cui fu gestita la situazione. Nel mirino anche i tifosi Reds “colpevoli di aver ostacolato i soccorsi, di avere attaccato polizia e soccorritori e di aver compiuto azioni di sciacallaggio nei confronti dei tifosi morti e feriti”.

Gennaio 1990 – Viene pubblicato il Taylor Final Report che propone una serie di riforme per gli stadi inglesi. Tra le raccomandazioni c’è quella di dotare tutti gli impianti di seggiolini e di vietare che i tifosi restino in piedi. Questo per evitare il sovraffollamento.

Agosto 1990 – Sebbene il rapporto intermedio di Taylor abbia criticato la polizia per la cattiva pianificazione e per aver fornito una risposta inadeguata, il direttore della pubblica accusa annuncia che nessun ufficiale dovrà difendersi da accuse penali.

1991 – La morte dei tifosi viene giudicata accidentale da una giuria al termine di un’inchiesta. I membri della giuria avrebbero potuto emettere un verdetto di – letteralmente – “uccisione illegale”, accusando la polizia di aver agito incautamente e di aver compromesso la sicurezza dei fan. La sentenza viene definita inconcludente.

Aprile ’93 – La domanda di revisione giudiziaria viene respinta dall’Alta Corte di Giustizia che, al contrario, ritiene corretta l’inchiesta condotta dal coroner.

Giugno 1997 – Il neo eletto primo ministro laburista Tony Blair acconsente alla revisione dell’inchiesta del giudice Stuart Smith.

Agosto 1998 – Un gruppo di famiglie delle vittime presenta accuse di omicidio colposo contro i supervisori della polizia del South Yorkshire: i due accusati si chiamano Duckenfield e Murray.

2000 – Il caso va sotto processo. La giuria blocca la decisione su Duckenfield ma giudica Murray non colpevole di omicidio colposo. Murray morirà di cancro nel 2006.

Aprile 2009 – Mentre l’Inghilterra celebra il ventesimo anniversario della tragedia, una nuova indagine viene condotta da un gruppo indipendente di familiari delle vittime di Hillsborough.

Settembre 2012 – Il gruppo Hillsborough Independent Panel pubblica finalmente i risultati dell’indagine. È un volume di 400 pagine nelle quali si specificano i numerosi fallimenti delle autorità nel giorno della tragedia e si denuncia il successivo insabbiamento che ha spostato le colpe della polizia sui fan del Liverpool. I risultati dell’inchiesta inoltre stabiliscono che 41 delle 96 vittime avrebbero potuto essere salvate se soltanto le forze di polizia “avessero risposto alla crisi più rapidamente”. Viene confermata la manomissione dei verbali della polizia, vengono scagionati i tifosi del Liverpool, i cosiddetti hooligan che fino ad allora erano stati considerati come colpevoli. Emerge inoltre che la South Yorkshire Police e i servizi di emergenza tentarono di insabbiare la verità passando ai media informazioni false, concepite appositamente per coprire le proprie responsabilità. Verrà inoltre appurato che i tifosi dei Reds erano stati convogliati verso una parte dello stadio che aveva solo sei accessi. Poiché gli ingressi procedevano a rilento, la polizia decise di aprire il Gate C. Un fiume umano dunque s’imbucò in quel tunnel che portava alla curva, capace di ospitare non più di duemila persone. Erano invece molti di più. “Erano topi in trappola”. Alcuni tifosi cercarono di salvarsi scavalcando le reti di protezione per entrare in campo. La polizia invece li caricò. Non c’erano vie di fuga possibili. Migliaia di persone rimasero così schiacciate. I risultati spingono il Primo Ministro David Cameron a scusarsi con le famiglie delle vittime.

Dicembre 2012 – L’Alta Corte annulla la sentenza di morte accidentale per le vittime, ponendo le basi per una nuova indagine: sul tavolo del dibattimento spuntano per la prima volta accuse penali. Il Segretario di Stato per gli Affari Interni Theresa May ordina l’apertura di una nuova e definitiva criminal inquiry.

31 marzo 2014 – Una nuova serie d’indagini inizia in un’aula di tribunale di Warrington. Nove sono i membri della giuria costituita appositamente per il caso. Esamineranno una serie di questioni relative all’incidente, compresa l’ipotesi che il supervisore della Polizia Duckenfield sia responsabile di omicidio colposo per “colpa grave”.

Aprile 2016 – Dopo aver ascoltato le testimonianze di oltre 800 testimoni, la giuria si ritira per deliberare.

26 aprile 2016 – Il verdetto viene emesso in quello che viene definito come il caso più lungo ascoltato da una giuria nella storia legale britannica. La giuria emette il verdetto con un voto schiacciante. È 7 a 2: per i giurati i 96 tifosi del Liverpool sono morti a causa di una serie di schiacciamenti provocati dall’afflusso di un numero eccessivo di persone verso un cancello di uscita. Viene stabilito che le azioni di Duckenfield equivalgano a “grave negligenza”. Viene accertato come polizia e servizio di soccorso abbiano causato o contribuito alla perdita della vita per errori o omissioni dopo l’inizio dello schiacciamento degli spettatori in curva. Dopo 27 anni per la prima volta anche un tribunale della Corona discolpa i tifosi del Liverpool. Le accuse penali potranno dunque essere prese in considerazione.

28 giugno 2017 – Il servizio giudiziario britannico della Crown annuncia di aver accusato sei persone, tra cui Duckenfield, di reati connessi al disastro. Le accuse a vario titolo saranno precisamente: omicidio colposo, ostacolo alla giustizia, violazione delle regole di sicurezza e condotta negligente nello svolgimento dei pubblici uffici”.

14 marzo 2018 – La BBC e altri media britannici riferiscono che gli agenti di polizia non sarebbero accusati “di aver presentato un rapporto fuorviante o incompleto sul disastro” ai pubblici ministeri nel 1990.

10 settembre 2018 – Duckenfield si dichiara non colpevole delle accuse di omicidio colposo per negligenza grave.

14 gennaio 2019 – Murray è morto da 13 anni. Inizia il processo a Duckenfield. Sul banco degli imputati c’è anche Graham Mackrell.

13 marzo 2019 – La Bcc riferisce che Duckenfield non sarà chiamato a presentare prove durante il processo.

Maggio 2019 – Graham Mackrell, il 15 aprile del 1989 segretario dello Sheffield Wednesday, viene punito con un’ammenda di 6500 sterline e con il pagamento delle spese processuali per non aver prevenuto la ressa all’esterno della Leppings Lane e per non aver dotato il settore di un adeguato numero di tornelli.

28 novembre 2019 – Duckenfield viene dichiarato non colpevole di omicidio colposo per negligenza grave.

15 aprile 2021 – Decine di imputati, insabbiamenti, accuse, assoluzioni e processi. Dopo trentadue anni restano 96 vittime e soltanto una condanna, punita semplicemente e soltanto con un’ammenda. I familiari e la verità continuano ad aspettare.  “Never forgotten”. Così sul sito ufficiale del Liverpool viene oggi ricordato quel giorno. Con un video di 7 minuti e un post di poche righe. “Per più di tre decenni, le famiglie in lutto e sopravvissute alla tragedia hanno dimostrato notevole coraggio, dignità e resilienza. Nell’aprile 2016, una giuria d’inchiesta ha concluso che i 96 sono stati uccisi illegalmente e che nessun ruolo è stato svolto dai sostenitori nel causare il disastro.  Il nostro pensiero, come sempre, va a tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia di Hillsborough e ai 96 tifosi che non saranno mai dimenticati”. Tutti i club inglesi hanno riservato un pensiero e un omaggio, un minuto di silenzio è stato osservato prima della semifinale di Champions tra Liverpool e Real Madrid. Resta un silenzio più assordante: quello della giustizia. Trentadue anni dopo manca ancora la parola fine per quella tragedia. La tragedia di Hillsborough. Un disastro senza colpevoli.

© 2021 riproduzione riservata

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