La cupola di San Pietro e il “peso” di Mikael

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Nell’immagine inziale del post si può ammirare la visione notturna della Cupola della Basilica di San Pietro, la magnifica opera di quel genio che fu Michelangelo. A Roma la chiamano “Er Cupolone”. Detta anche “Palla sacra” oppure “Palla più alta di Roma” per via di quella palla che da lontano sembra piccola ma che avvicinandosi invece si mostra in tutta la sua reale bellezza: basta solo aprire gli occhi per accorgersene. In realtà non è proprio una palla, è una sfera di bronzo, una sfera di bronzo laccata d’oro. Sembra piccola ma non lo è: si narra che in passato vi si tenessero riunioni segrete, che potesse ospitare sino a venti persone. Adesso, da parecchio tempo, è chiusa al pubblico: motivi di sicurezza, ragioni di stabilità. Così dicono.
Lontani – ma non troppo – dalla zona Prati a Roma, lunedì mattina si sono incontrati il ds della Salernitana Morgan De Sanctis e l’agente sportivo Fabricio De Souza. Tema: come risolvere la spinosa, tediosa, fastidiosa questione Mikael che si trascina ormai da un mese? All’incontro non c’era il centravanti brasiliano – l’ex attaccante del Recife aveva però testimoniato la sua presenza a Roma con una foto sui propri profili social il giorno precedente l’incontro (il Colosseo però non è la Fontana di Trevi) – che s’è mostrato comunque nella foto della Capitale all’asciutto, baldo e speranzoso. Del resto la bilancia si sarebbe fermata sull’ok “il peso è quello giusto”, almeno vicino alla misura che la società s’attendeva di verificare come da tabella a fine giugno e invece quella scoperta di chili in eccesso (massa magra, grassa, liquida?) avrebbe provocato la rottura definitiva di un rapporto in realtà mai sbocciato: come provvedimento il club aveva così deciso per la non convocazione in ritiro (allenamenti con preparatore in città) e non invece per una multa.
Dopo giorni di tira e molla infruttuosi, dopo la lettera dell’avvocato brasiliano nella quale si chiede il reintegro in forza del contratto collettivo AIC (c’è proprio un articolo su cosiddetto mobbing, si chiama lodo Abete, il mobbing però è tutto da dimostrare), il ds De Sanctis ha incontrato l’agente brasiliano per trovare un accordo. Dopo aver speso oltre 3 milioni di euro, la Salernitana vuole infatti liberarsi del calciatore (ha tre attaccanti di cui non sa che farsene, oltre al brasiliano ci sono Simy e Kristoffersen, deve liberare caselle extracomunitarie per poter tesserare e fin quando le cose non si sbloccano hai voglia di aspettare, ma poi devi pure pregare i papabili di pazientare sperando che qualcuno non li soffi sotto al naso e intanto goderti due attaccanti giovani, dicono forti – Valencia e Botheim – ma pur sempre esordienti in Italia sperando di rimpolpare così in fretta il reparto, la A parte tra 24 giorni) ma intanto fatica però ancora a trovargli una sistemazione. La matassa si è fatta intricata.
L’agente di Mikael ha suggerito l’ipotesi dello svincolo ma il club non intende perderlo a zero, anzi sarebbe a -3 (milioni). Tra risoluzione e rescissione di contratto ci sarebbe invece da trovare la cifra giusta come buonuscita ma nulla, niente accordo. Oltre i tre milioni del cartellino, c’è il contratto al calciatore: che si fa? Mikael – racconta una parte, è giù di morale, è dispiaciuto, è in piena saudade: non vuole però tornare in Brasile, per lui sarebbe un vero smacco. Vorrebbe continuare a giocare nella Salernitana, e se proprio non fosse possibile almeno in Europa. Ma, dicono invece dall’altra parte, da “altrove” non è giunta nemmeno una richiesta. Che fare?
L’incontro s’è chiuso con un nulla di fatto, l’agente di Mikael ha però chiesto il reintegro del centravanti anche perché sarebbe rientrato nel peso forma: per il momento la Salernitana ha invece confermato il provvedimento. Mikael è tornato a Salerno per gli allenamenti. Aspetta notizie, dalla Salernitana e dal suo procuratore. A fine ritiro, dopo il 30 luglio se non ci saranno novità, si vedrà. Una soluzione va però trovata, prima che tutto finisca in carte bollate e perché il campionato è quasi alle porte.
La palla adesso è ritornata sui piedi di De Sanctis che ha ovviamente relazionato il presidente Iervolino cui spetta l’ultima decisione. L’imprenditore di Palma Campania in quale direzione muoverà il pollice: verso l’alto o verso il basso?
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