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Abodi, Gravina e Malagò: guerra continua. La Figc fa nuovo bando per Covisoc per evitare commissariamento. Il pasticcio Inter…

Il 4 giugno scadono le domande di iscrizione, la Commissione non è entrata ancora in funzione. L'ipotesi del commissario ad acta e la mossa federale col benestare del presidente Coni. La vicenda del club nerazzurro e una data: il 2021. L'anno dell'inchiesta sulla Juventus
Malagò, Abodi e Gravina

La guerra è ormai cruenta, e mica tanto sotterranea. Alimentata pare non solo dal ministro del Mef Giancarlo Giorgetti ma anche dall’intervento della Lega serie A che avrebbe chiesto al ministro dello Sport Andrea Abodi di sfilare il controllo sui bilanci, sugli adempimenti (e sulle mancanze) dei club professionistici alla Covisoc ritenuta, a torto o a ragione, uno strumento di potere federale suscettibile, secondo qualche maligno, di pressioni o indicazioni. Dall’altra parte combattono e cercano una strada comune i vertici dello sport italiano, in prima linea il presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente federale Gabriele Gravina, svuotati sempre più di poteri e adesso alleati per necessità contro il “nemico” Abodi che no, non si è piegato alle loro richieste e alle loro controproposte. La Covisoc è dunque agli sgoccioli (almeno nelle funzioni di controllo sui club professionistici), eppure la Figc ha appena emesso un bando per tenerla in vita: è questo però solo un passaggio obbligato, serve per evitare un’ulteriore e possibile invasione “esterna”.

La mossa. E così ieri sera, nelle stesse ore in cui al ministero dello Sport si teneva una riunione nella quale si discuteva del passaggio di funzioni tra i due organismi e l’eventuale nomina di un commissario ad acta, la Figc emetteva un comunicato (229/A) nel quale pubblicizza “una manifestazione di interesse per la nomina dei componenti della Commissione di vigilanza sulle società professionistiche”, preso atto delle dimissioni di quattro suoi componenti dal 30 giugno, “attesa la necessità di garantire il funzionamento e la continuità di tale Commissione”. Il bando serve a recepire le candidature dei potenziali componenti, candidati in possesso dei requisiti e competenze previste che devono presentare la domanda entro il 5 giugno, candidature che passano poi al vaglio della Commissione di garanzia federale prima della scelta che fa il consiglio Figc su proposta del presidente. Bando e scadenza, tutto in sette giorni e senza dar fiato alle fanfare, seguendo le abituali procedure, come del resto avvenuto anche lo scorso novembre quando furono poi nominati i quattro componenti appena dimessisi: il bando, pubblicato in una sezione interna del sito (bisogna sempre sapere dove cercare, ma bisognerebbe sapere pure quando) prevedeva anche allora tempi ristrettissimi. Appena sei giorni lavorativi netti, da venerdì 27 ottobre a sabato 4 novembre, come si leggeva nel comunicato 110, “preso atto dell’imminente scadenza del mandato e della necessità di garantire il funzionamento della Commissione”. Eppure che quella commissione fosse in scadenza era noto sin dal 7 novembre 2019. Un blitz in piena regola, anticipato due settimane prima anche con la scelta del nome che avrebbe presieduto la Covisoc, e cioè il magistrato Tar Panzironi. Mosse e nomine al sapore di un blitz (leggi qui), certo non preso benissimo dal ministro (leggi qui) tra però silenzi e potenziali conflitti di interesse.

La fretta. Tornado alla fretta di questi giorni. Perché la Figc ieri ha emesso questo nuovo bando? Perché bisogna stoppare, e scongiurare, qualsiasi potenziale intervento esterno: la Covisoc non è infatti stata abolita dal decreto; quando la Commissione entrerà al lavoro, la Covisoc resterà in funzione per il controllo dei club non professionistici. La sua mancata ricomposizione, dopo il 30 giugno, creerebbe però un vulnus, un corto circuito davanti al quale bisognerebbe comunque intervenire. Esporrebbe a nuove azioni. A scendere in campo dovrebbe allora essere il Coni, l’unico organo deputato al commissariamento in una federazione sportiva. Dunque toccherebbe eventualmente a Malagò intervenire per ricomporre l’organismo dopo il 30 giugno, se non ci fosse integrazione federale. Malagò però in questo momento è lontanissimo dalle posizioni di Abodi, e certo non si muoverebbe per aprire la strada a nuovi pervasivi interventi esterni. Ecco così spiegata la necessità di questo nuovo bando per reintegrare la Covisoc.

Le funzioni. La Commissione di vigilanza sulle società professionistiche è sì un organo dotato di autonomia ma è pur sempre un organo endofederale (organo interno alla federazione) e le nomine dei componenti spettano al consiglio federale su proposta del presidente Figc. Poi, in materia di iscrizioni esprime un giudizio e una valutazione sulle domande corredate da documenti, ma l’ultima parola spetta sempre, e soltanto, al consiglio federale. Dunque il parere della Covisoc è sì rilevante, ma non in fin dei conti vincolante. Gli esempi degli ultimi anni lo dimostrano: valutazioni discordanti e tensioni crescenti, specie a ridosso della presentazione delle domande di iscrizione, casi aperti davanti alla giustizia sportiva e conclusi (alcuni ancora aperti) davanti alla giustizia amministrativa, dove giudicano magistrati in organico anche alla giustizia sportiva.

Affilati e velenosi, gli ultimi giorni dimostrano plasticamente come una guerra cruenta (e mica tanto sotterranea) sia in atto tra i vertici dello sport italiano e il Governo. Approvato il decreto che ha istituito la “Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche”, decreto che dovrà poi seguire l’iter parlamentare per la conversione in Legge e registrate le timide aperture del ministro Abodi («spazio a modifiche ma senza tradire norma, i contributi che arriveranno dovranno migliorare norma»), subito dopo si è però aperto un clamoroso buco con le dimissioni in blocco di quattro dei cinque componenti Covisoc. La presidente Germana Panzironi insieme a Gianna Galluzzo, Angelo Fanizza e Salvatore Mezzacapo hanno annunciato le dimissioni perché “con l’approvazione del Decreto Legge in cui si istituisce la Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, con la contestuale soppressione della Co.Vi.So.C., sono venute meno le condizioni per operare”. Addio velenoso dunque, accompagnato dal ringraziamento del presidente federale Gravina per il lavoro svolto (nota bene: i quattro erano in funzione da novembre): i quattro hanno mollato, lasciando sul posto solo e da solo il professore Giuseppe Marini, l’unico della Commissione tra l’altro ad avere competenze specifiche in materia economica ma soprattutto tributaria.

Caos e caso Inter. Le dimissioni saranno effettive dal 30 giugno. Il decreto legge, e le dimissioni, sono quindi piombati – come una slavina, come una bomba – nel momento più delicato e cruciale per i destini delle società di calcio. Entro il 4 giugno infatti i club professionistici (A, B, Lega Pro) devono presentare la domanda per l’iscrizione ai rispettivi campionati. Non solo. Contemporaneamente è assurta alle cronache la curiosa e controversa vicenda relativa alla proprietà dell’Inter, la squadra fresca vincitrice dello scudetto: l’addio obbligato di Zhang, il “creditore” Oaktree che escute il pegno (275 milioni dati come finanziamento nel 2021 e mai restituiti) riprendendosi così il controllo azionario (99,6%) della società, controllo nel quale dovrebbe essere compreso anche il 31% delle quote detenute un tempo (o ancora?) dal fondo “LionRock” che nel 2021 avrebbe “salutato” uscendo dall’investimento eppure invece pare ancora presente con quella quota (il 31%) come socio nerazzurro. Possibile?

Il mistero per ora resta avvolto da domande intorno alle acque delle Isole Cayman e lontano da via Allegri. Intorno alle acque delle Isole Cayman dove ha sede la “Lionrock Zuqiu Limited” che, tramite “Sport Capital SpA” aveva il 31,05% delle azioni Inter. Quando è avvenuta l’acquisizione di queste quote da parte di Zhang? Quando soprattutto è uscito LionRock dall’Inter? E, così come prevedono le norme federali, la Figc, la Covisoc e la Coaps (Commissione acquisizione e partecipazione societarie), sono state puntualmente messe al corrente dei vari passaggi? Oppure non c’è stata comunicazione? Oppure e ancora: la definizione del (nuovo) quadro è avvenuta solo sul finire di maggio 2024, quando Oaktree si è ripresa l’Inter? E perché al 22 maggio 2024 “LionRock” figurava ancora come socio Inter?

Nella comunicazione del febbraio 2024 si legge ad esempio che l’Inter «è posseduta da Grand Tower S.à r.l. (68,55%), International Sports Capital S.p.A. (“ISC”) (31,05%) e altri azionisti di minoranza (0,40%). ISC è posseduta da LionRock Capital (“LionRock”), un esperto investitore di private equity con sede a Hong Kong».

Inghippo o pasticcio? Si è dunque in presenza di comunicazioni non date o confuse, di un inghippo oppure siamo davanti ad un colossale pasticcio? Da qualsiasi lato la si voglia vedere, è una vicenda sulla quale la Figc, e la Covisoc (questa Commissione, e quella precedente) e la Coaps avrebbero dovuto vigilare, controllare, verificare (e anche ottenere documenti). Curiosamente, si risale all’anno 2021, proprio l’anno quando – era ottobre – esplodeva il caso Juventus, segnalato dalla Consob alla Covisoc in base a un’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino, sulle cosiddette plusvalenze fittizie, notizie criminis che avrebbero poi nel tempo portato all’apertura di un fascicolo da parte della Figc, al deferimento del club (anche di altri club), ai processi, alle assoluzioni, alla revisione e alla condanna del club bianconero. Una guerra nella guerra.

Sul caso Inter (ma ci sarebbe ancora da chiarire anche la questione Milan, ad esempio) al momento la Figc si trincera. Fa sapere che – al momento – non ci sarebbe l’intenzione di aprire un’inchiesta e di avviare un’indagine, perché non si riscontrano ipotesi di illecito. Le norme federali prevedono che, nel caso di un passaggio non comunicato di quote societarie superiori al 10%, è prevista l’ammenda o la penalizzazione di punti in classifica fino ai casi più estremi, e lo stesso obbligo è imposto dalle norme Uefa. Chi eventualmente indagherà e deciderà sulla vicenda? L’attuale Covisoc (in scadenza il 30 giugno) che dovrebbe eventualmente attivare la Procura Figc, oppure la Commissione creata dal Ministero dello Sport che però non si sa ancora quando entrerà in funzione?

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