Salernitana, l’ultimo passo per la storica salvezza in serie A: il 7% di Sabatini l’unica…certezza

Walter Sabatini, direttore sportivo della Salernitana

Il silenzio dei giusti, il silenzio dei forti.

«Provo rabbia e frustrazione, perché ci danno tutti per spacciati. Per già retrocessi. E forse hanno ragione loro. Diciamo che lo siamo al 93%, io però mi tengo stretto un 7%, pronto a giocarmelo con tutti». Era il 31 gennaio: così Walter Sabatini. La Salernitana era ultima, staccata. Era lontana.

«Sono terrorizzato. Vivo giorni tormentati. Salvi? No, abbiamo sempre il 7% di possibilità. Sarà durissima». La Salernitana è quart’ultima, ha il destino nei piedi, ha l’ultima partita da giocare. In casa. Eppure Sabatini l’ha ripetuto: abbiamo ancora e solo il 7%. E se lo dice uno degli ultimi, veri, competenti, uomini di calcio italiano, bisognerebbe ascoltarlo per davvero. L’ha detto all’inizio della settimana. L’ultima settimana. La più lunga. Come un monito, un avvertimento. Conosce come nessuno i meandri del pallone, conosce quel filo sottile sul quale, come un trapezista, si reggono i nervi e le forze negli ultimi 90’ di una stagione. Logorante.

7%. È la percentuale – per eccesso – dei tifosi della Salernitana che hanno compreso le difficoltà e le insidie che si nascondono dentro la sfida contro l’Udinese. Ci si gioca tutto, la serie A vale prestigio e milioni, nessuno molla un centimetro, nessuno può e deve scansarsi, come è giusto che sia. È accaduto pure a Empoli: erano in settemila, eppure pare che pochi abbiano davvero compreso come sia stato difficile uscirne indenni. Sabatini l’ha ribadito lunedì, nel primo giorno della settimana più lunga: «Sarà durissima». Servono serenità, calma, fiato, lucidità. Serve giocare senza tossine. Nonostante il monito di Sabatini, l’approccio dell’ambiente (e non solo) pare essere andato in tutt’altra direzione. Come (quasi) sempre. Direzione sbagliata, senza via d’uscita. L’assalto ai biglietti, le fasi della prevendita a singhiozzo e ancora misteriose, l’intasamento, il blocco, l’accaparramento di tagliandi, il malumore di chi è rimasto senza, le rivendicazioni di chi si sente più tifoso dell’altro, le litanìe, le pubblicazioni via social dei tagliandi staccati come fossero un invito al ballo di gala. In più i sospetti (sta accadendo per Sassuolo-Milan) di bagarinaggio on-line, prezzi alle stelle e biglietti falsi in circolazione: in più, pare continui il “fenomeno” della clonazione, cioè si cambiano i dati anagrafici al tagliando acquistato on-line e ci si presenta ai tornelli, confidando nella confusione, sperando in una curva benevola del destino. Il dato serale della prevendita è di 24.387 tagliandi staccati, compresi i 2907 abbonamenti. Da ieri dunque staccati 1630 biglietti, ad occhio dovrebbero spuntare domani.

A proposito di tornelli, curve e confusione. Un deputato chiede l’installazione di un maxi-schermo “per consentire a tanti sportivi di poter assistere alla partita”. Eppure il deputato in questione (come gli altri) dovrebbe lavorare e chiedere la costruzione di nuovi impianti sportivi che consentano a tanti sportivi di praticare sport. Le strutture sono poche e fatiscenti, è il deserto in una città affamata di sport da praticare, stanca di passerelle. Passerelle sulle quali provano a salire anche alcuni consiglieri comunali, da decenni in consiglio eppure proprio ora riprendono la questione dei tornelli mancanti. Mancano da quindici anni, non da ieri. Mancano dal 2007, quando furono istallati i primi: il sindaco era Vincenzo De Luca (il figlio è quello che chiede il maxi-schermo, ma la licenziataria Dazn può offrire il servizio? O dovrebbe toccare a Sky provvedere? Ne sono a conoscenza? Per inciso, c’è persino chi ha chiesto la diretta in chiaro dell’evento, e per inciso andò così pure nel 1999 per la gara col Piacenza e dunque sarebbe meglio lasciar perdere) e nel 2007 il presidente della Salernitana era il giovane costruttore Antonio Lombardi che il calcio non sapeva nemmeno cosa fosse e poi…

Adesso il presidente della Salernitana si chiama Danilo Iervolino. È giovane, dinamico, intraprendente. Punta al metaverso. Si definisce un presidente-tifoso. Mille idee sul tavolo, mille iniziative da lanciare. Una lanciata due giorni fa, via social: maglia celebrativa da acquistare e indossare all’Arechi nella sfida all’Udinese. Proteste e grattate generali, tifoseria in subbuglio: l’iniziativa è finita nel cassetto. C’è chi ne ha fatto (come dargli torto?) una questione scaramantica. Eppure se ne sarebbe potuto fare a meno, si poteva evitare nuova benzina sul fuoco di una passione che arde. Sarebbe bastato a Iervolino (e a chi ha avuto l’idea) ascoltare le parole di Sabatini – l’unico dirigente di calcio che c’è in questa Salernitana, la via e la luce di questa Salernitana – pronunciate appena lunedì scorso. «Le cose devono essere coronate dal successo finale, altrimenti scompaiono». Cioè, senza salvezza, di cosa parliamo? Quindi, cosa celebrare prima?

Prima di una partita che s’annuncia durissima, saggiamente affidata da Rocchi all’internazionale Orsato, l’unico italiano presente ai Mondiali. In questo trambusto, in questo fracasso assordante di lamentele, rivendicazioni, passerelle e inviti – c’è chi pensa quale coreografia troverà, chi crede ancora che la curva Sud sia quella trascinante di un tempo, chi è andato appresso a indecenti bugie e provocazioni dandone però solo maggiore ribalta come al solito solo per catturare qualche clic per dar forza all’ego – chi s’interroga se fischiare o applaudire l’avversario, chi prova a scrutare nelle parole dell’avversario insidie – si è arrivati appesantiti da tutte cose inutili a due giorni dalla partita.

Eppure nessuno o quasi ne scrive, nessuno quasi ne parla. Eppure è la partita. È l’unica cosa che conta. È da giocare liberi di testa. È da affrontare e giocare con serenità, fiato, lucidità. In campo. E fuori, perché l’aria che si respira fuori poi entra inevitabilmente dentro lo spogliatoio. La Salernitana ha bisogno di restare serena. Per fortuna al momento non c’è stato l’incontro dei tifosi col gruppo, si spera nemmeno l’accompagnamento fastidioso al pullman verso l’imbocco dell’Arechi. Serve prendere un bel respiro, serve ricordare che giocare con l’obbligo dei tre punti è una zavorra psicologica tremenda che può consumare, serve ricordare che l’Udinese è squadra fisica e soprattutto tremenda in contropiede, serve ricordare che avere uno stadio pieno non significa automaticamente incartare la vittoria. Serve ricordare che non bisogna cadere nella trappola del nervosismo come accaduto ad esempio col Cagliari.

Serve ricordare che nel calcio si parla sempre dopo, mai prima. Perché è il campo che parla. L’ansia divora. L’ansia va dominata. Servirebbe staccare tutto e tutti per due giorni. E ritrovarsi all’Arechi, domenica. Così, come per incanto. Partendo da quel 7%, per arrivare al 100%.

 

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