Archiviata (quasi) la stagione agonistica dell’atletica leggera (ultimo appuntamento nel fine settimana con i Mondiali di corsa su strada a Copenaghen) con molte luci e qualche ombra sinistra in casa azzurra (ok il corposo medagliere all’Europeo, un po’ meno dice la classifica dei piazzamenti rispetto a Roma ‘24; il settore maschile della velocità in affanno anche per infortuni e scadimenti di forma; le punte di diamante Battocletti, Fabbri, Tamberi e Diaz che splendono e l’adolescente Doualla che fa già sognare), l’atletica leggera italiana, o meglio ancora la Fidal, si preparano all’ultimo, decisivo, miglio. È un ultimo miglio che vale milioni di euro, e magari anche, e ancora, la poltrona di presidente della federazione, assai meno solida a dispetto dei successi ottenuti dagli atleti e dalle atlete delle Nazionali: sulla sponda del Tevere, nella sede di via Flaminia, lì dove mesi fa l’ex segretario generale Alessandro Londi ha trovato delle cimici, lì dove continua una poco trasparente saga di misteri e denunce che impongono risposte e sulle quali sta indagando da mesi la Procura della Repubblica di Roma mentre intanto la Procura Generale dello Sport presso il Coni dell’ormai “scaduto” (il suo secondo mandato era cominciato il 15 settembre 2022) prefetto ligure Ugo Taucer pare faccia melina al pari del presidente Coni Luciano Buonfiglio e del “sorvegliante” ministro dello sport Andrea Abodi, attendono con trepidazione l’eco che arriverà dalle sponde del Danubio.
Il verdetto Mondiale. A Budapest la World Athletics dell’uscente Sebastian Coe annuncerà ad horas le prossime sedi dei Mondiali, quelli del 2029 e quelli del 2031. In lizza c’è anche Roma grazie all’approvazione delle necessarie coperture finanziarie (oltre 105 milioni di euro, ma pare si sia già su un budget di oltre 120…) ricevute dal Governo proprio sul gong finale di presentazione delle candidature (la lettera del 4 agosto, la dead-line fissata al 5 agosto) insieme a un corposo lotto tra cui spiccano Londra (che però corre solo per il 2029 ed è data come favorita), Monaco di Baviera (propensa più per il 2031 visto l’EuroBasket del 2029) e Nairobi. Dopo la figuraccia del ritiro proprio per la mancanza di coperture statali e proprio alla vigilia dell’assegnazione del Mondiale del 2024, e dopo il flop organizzativo di Euro 2024 a Roma (il Governo aveva elargito ben 13 milioni di euro senza però che ancora lo stesso Governo abbia chiesto almeno conto di tutte le legacy ormai sepolte nella solita botola delle promesse mancate e delle bugie disseminate: Sport e Salute pare ne abbia finanziata ora una, mentre intanto dei finanziamenti di Comune e Regione non vi è traccia, visibile, sul campo dei fatti) l’eventuale assegnazione all’Italia è diventata un tema scottante (ne avevamo già scritto, leggi qui).
Il presidente Mei: very strong. Specialista del mezzofondo quando era atleta, il presidente della Fidal Stefano Mei, che intanto ha fatto modificare lo Statuto nel quale adesso è previsto anche il terzo mandato presidenziale (a proposito, il voto è fissato nel 2028 e come competitor si affaccia la candidatura di Sergio Baldo, attuale presidente della Fidal Veneto), e specialista in trasformismi politici (assodata la vicinanza alla Lega e il legame con Durignon, ora dicono flirti col piddino Boccia) deve aver sentito puzza di bruciato, visto che ha indirettamente fatto adombrare ingerenze politiche ed elettorali (il gioco delle alleanze intorno ai due candidati alla successione di Coe alla World Athletics) sulla scelta delle due sedi dei Mondiali. «La nostra candidatura è la più solida come ci riconoscono in tanti, abbiamo tutto il Governo che ci sostiene con garanzie finanziarie superiori alle altre concorrenti. Roma è reduce dal successo di Euro 2024 e poi ha un Foro Italico che ci invidiano tutti. Abbiamo dalla nostra anche la felice fase dell’atletica italiana, la più forte in Europa da un paio di anni e un’organizzazione collaudata. Insomma, se non Roma, chi? E poi, ospitare i Mondiali a Roma nel 2029 sarebbe un modo per poter far gareggiare in gara i nostri campioni…». Tra questi, c’è Tamberi arruolato al ruolo di ambasciatore per Roma 2029, più che Roma 2031 (sul 2031 pesa anche la situazione dei lavori all’Olimpico, candidato dalla Figc ad ospitare una fase di Euro 2032 di calcio, lavori finanziati da Sport e Salute per 140 milioni: come potrebbe ospitare il Mondiale di atletica se fossero in corso i lavori?) che, dopo il 2.37 superato a Budapest, ha detto proprio alla vigilia dell’assegnazione: «Mi resta un sogno: coronare la carriera saltando all’Olimpico di Roma ai Mondiali 2029». Che resti un sogno o che si trasformi in realtà, si saprà domani. Intanto l’economista Mei fa sapere che l’indotto generato sarebbe superiore al miliardo di euro…
Le ombre e l’interrogazione parlamentare: Abodi risponde? Intanto, c’è chi chiede, e da tempo, conto e notizie su numerose vicende interne alla Fidal e alla gestione e alla conduzione federale degli ultimi anni. Non solo. C’è anche chi chiede conto al Governo dell’impegno preso a sostegno della candidatura iridata. Sostegno, lo si ricorda, formalmente concesso solo il 4 agosto, a cioè 24 ore dal termine ultimo e perentorio di presentazione della candidature: la svolta positiva dopo un incontro decisivo a Roma tra il presidente della Fidal Stefano Mei, il ministro dello Sport Andrea Abodi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il 26 agosto 2026, poi, il Consiglio dei Ministri presieduto da Giorgia Meloni aveva formalizzato ulteriormente il passaggio normativo propedeutico al decreto ministeriale di approvazione, da parte del ministro dello Sport, della proposta della Fidal. Il via libera fu accolto così, da Mei: «La candidatura italiana è very strong. Abbiamo le garanzie del governo, più solide di altre città. Il sistema Italia è unito per sostenere la candidatura: Comune, Regione, governo e istituzioni sportive lavorano allo stesso fianco perché si è capito che il progetto è ottimo, il migliore di tutti».
Le domande di Amato. Progetto, procedure, finanziamento, coperture: è filato tutto liscio, sono stati rispettati tempi, istruttoria e procedure? Se lo chiede, e lo chiede, il deputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Amato che ha recentemente presentato un’interrogazione scritta alla Camera dei Deputati indirizzata al ministro Abodi. Secondo l’onorevole Amato si riscontrerebbero irregolarità e “il mancato rispetto, totale o parziale, della procedura introdotta dall’articolo 11-bis del decreto-legge n. 76 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2024, che prevede una sequenza precisa di atti: 1) presentazione formale della candidatura e del piano economico-finanziario al dipartimento per lo sport; 2) istruttoria tecnica con il supporto dell’apposito nucleo di valutazione; 3) valutazione tecnica del Dipartimento; 4) successiva trasmissione all’autorità politica per l’approvazione”. Nell’interrogazione, l’onorevole Amato scrive come “non risulterebbe una formale proposta Fidal presentata al dipartimento secondo la procedura prevista; dal lavoro del nucleo sarebbero emerse criticità; il dipartimento non avrebbe poi formulato una valutazione tecnica conclusiva favorevole; soltanto a ridosso della scadenza del 6 agosto 2026 il dipartimento avrebbe predisposto una nota interlocutoria, rimettendo di fatto la decisione alle superiori determinazioni, senza assumersi la responsabilità di una valutazione tecnica conclusiva favorevole; nelle stesse ore sono state avviate anche le interlocuzioni con Regione Lazio e Roma Capitale, mentre la procedura tecnica risultava ancora incompleta e alcuni aspetti istituzionali venivano definiti in extremis. Il Ministro ha comunque sottoscritto le garanzie necessarie alla candidatura, ponendosi, a giudizio dell’interrogante, in contrasto con la sequenza procedimentale prevista dalla legge, e in più dando notizia di un iter rappresentato come regolarmente e positivamente concluso; se fosse confermata questa ricostruzione, non ci si troverebbe di fronte a una semplice irregolarità formale, ma a un serio problema di legittimità procedimentale e di responsabilità amministrativa, con un’esposizione evidente anche sul piano politico, parlamentare e mediatico”. La palla, velenosa, è ora nella metà campo del ministro Abodi che dovrà rispondere in Parlamento, a stretto giro di posta (almeno questa è la speranza…).
L’istanza al presidente Mattarella: “intervenga lei visto che Abodi e Buonfiglio…”. Chi chiede risposte, e lo fa da anni, segnalando anomalie, criticità, irregolarità, persecuzioni e minacce nella conduzione e nella gestione amministrativa, economico-finanziaria e nella giustizia sportiva della Fidal (adombrando coperture, intromissioni, ingerenze e presentando documenti accurati e completi), è, tra gli altri, l’ex revisore dei conti della Fidal Calabria, il commercialista Giuseppe Legato, le cui istanze continuano a rimbalzare, desolatamente e immancabilmente, contro un muro di gomma. Stanco dei silenzi, delle meline, delle omissioni e dei rinvii del Coni, della Giunta, del Consiglio Nazionale, della Fidal, della Procura Generale dello Sport, dell’Anac, di Sport e Salute, del ministro Abodi e di varie Procure della Repubblica (ma sono solo pochi esempi, l’elenco è lungo…), ha così preso carta e penna e presentato un’istanza addirittura al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella chiedendogli di farsi garante e promotore delle risposte (in attesa) da parte di chi continua a non darne, in primis – scrive Legato a Mattarella – al ministro Abodi e al presidente del Coni Buonfiglio, e affinchè le tante (spinose) questioni in capo alla Fidal gestione Mei vengano portate all’attenzione della Giunta Coni (domani è prevista la riunione dopo la lunga pausa estiva).
Nell’istanza sono esposte una serie di ingombranti vicende, dalla questione delle cimici al (corposo) aumento di stipendio assegnato dal consiglio federale al presidente Mei che, intanto, solo pochi mesi chiedeva un prestito (400mila euro) al comitato Sicilia della Fidal, dalla buonuscita all’ex segretario generale Londi al ruolo e agli incarichi dell’avvocato Cecilia Morandini, dal ruolo e dal “lavoro” della giustizia sportiva federale a quella di dimissioni cause, denunce, finanziamenti, e tanto altro ancora.
Morandini e dintorni. Tutte vicende e questioni quantomeno allarmanti, tutte vicende sulle quali vige il silenzio (complice?) di organi e istituzioni. A mo’ di esempio, è interessante (ri)leggere quanto Legato scrive, partendo da una vicenda che lo vedeva interessato (era revisore dei conti alla Fidal Calabria) in un procedimento di giustizia sportiva dopo una sua denuncia (minacce e ingerenze, e mancata copertura del segreto istruttorio), una vicenda approdata davanti alla Procura Fidal, con l’avvocato Cecilia Morandini nelle vesti, al tempo, di Procuratore capo della federazione guidata dal duo Mei-Londi. Il tutto partito da una mail indirizzata al duo Mei-Londi dal presidente della Fidal Calabria, Caira, nella quale si leggeva un invito “..il revisore va fermato in qualche modo…fatemi sapere”. Il regolamento Fidal imponeva l’immediata trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, avvenuta però solo dopo cinque mesi, su decisione dei giudici del tribunale federale (e senza osservazioni né di Mei né di Morandini) ma, a due anni di distanza, Legato non è stato ancora nemmeno ascoltato mentre, convocato nella sede centrale della Fidal (l’audizione doveva essere coperta dal segreto istruttorio, dunque non dovevano esserne a conoscenza né Londi né Mei) per essere ascoltato come teste dalla Procura federale e dalla procuratrice Morandini, avrebbe poi ricevuto l’invito, formulatogli dal vivo dalla segretaria della procura federale (Lavinia Saccone, figlia di Luca Saccone, responsabile della segreteria della Procura Coni, cioè quella guidata dal prefetto Taucer) a recarsi nello studio dell’allora segretario generale Londi (che per due volte aveva chiesto “se l’audizione è terminata?” chiamando sul telefono della Saccone) per un saluto…
Giustizia sportiva: un valzer di intrecci. Su tante delle questioni poste da Legato si avrà modo di ritornare ma ora, per brevità, sintesi e attualità, è interessante soffermarsi su un aspetto, quella della nomina degli organi della giustizia sportiva federale, anche alla luce delle novità introdotte dalle modifiche decise dalla Commissione varata dal fantastico duo Buonfiglio-Abodi (in specie, sulla nomina dei procuratori federali e sul limite dei mandati).
Nell’istanza inviata a Mattarella, Legato, dopo aver ricordato che nel 2024 la Morandini era capo della Procura Fidal, fa notare come nel 2025 venga nominata responsabile Safeguarding Fidal, lasciando l’incarico di procuratore capo. Al contempo, diventa presidente dell’ente di promozione sportiva Asc e componente del Consiglio Nazionale del Coni. Scrive Legato: “Può ricoprire tali ruoli avendo violato norme sportive rilevanti per fatti gravissimi e penalmente rilevanti? Buonfiglio non ha nulla da osservare?”. Da notare come nel 2025, al posto dell’avvocato Cecilia Morandini, la Fidal del presidente Mei nomini capo della Procura Fidal Michele Ponzelletti che, fino al 2024 era il procuratore presso l’Asc, cioè l’ente di promozione sportiva la cui presidenza, proprio nel 2025, diventava appannaggio della Morandini (tra l’altro, nel 2021 Ponzelletti era componente della Corte federale della Fidal): uno scambio di ruoli?, si chiede e chiede Legato? Che poi approfondisce. Dal 2025, e fino al 2028, il procuratore dell’Asc è l’avvocato Matteo Annunziata che è anche procuratore aggiunto, per lo stesso periodo, in Fidal, dopo essere stato, fino al 2024, sostituto procuratore della Fidal. L’avvocato Cristina Fanetti è attualmente il presidente del Consiglio Nazionale di giustizia presso l’Asc (ente nel quale, con prove documentate per il 2022 e 2023, Legato scrive ci sia anche la “presenza” di Londi) ma, fino al 2024, era sostituto procuratore Fidal, carica mantenuta dal 2025 e fino al 2028.
Scrive Legato, a Mattarella. “Quanto narrato è la rappresentazione chiara di come la riforma sulla Giustizia sportiva appena approvata non produrrà gli effetti desiderati nell’ottica della terzietà, indipendenza, obiettività in quanto presenta aspetti che si prestano ad interpretazioni tali da consentire venga aggirato il limite dei due mandati per i Procuratori federali, spostando da una Federazione o da un Ente di promozione sportiva i procuratori che hanno raggiunto il limite dei due mandati”. E ancora: “Suscita diverse riflessioni il rispetto dei principi di indipendenza, di autonomia e della terzietà da parte dell’avvocata Maria Cecilia Morandini quando ricopriva la carica di Procuratrice presso la Federazione di Atletica nel momento in cui, come riferisce il Corriere della Sera del 20.04.2026 ha ricevuto da parte della Fidal un contratto di consulenza assegnato con il benestare del presidente Mei ma in cui, parrebbe aver avuto un ruolo rilevante il Segretario generale Londi, spesso interessato laddove vi sia la presenza dell’avv. Maria Cecilia Morandini”.
L’Anac per la Figc di Malagò e Bianchedi sì, per la Fidal di Mei e Morandini no. Due pesi e due misure? Chissà. Intanto, Legato, rivolgendosi a Mattarella, “domanda quali siano le valutazioni su tali scambi di ruoli da parte del sig. Ministro dello Sport, o del Sig. presidente del Coni in merito a ragioni di opportunità e di etica, contrariamente invece a quelle sollevate sulla “inconferibilità” a Diana Bianchedi come capo delegazione della FIGC. Eppure, lo statuto della Federazione di atletica, reca all’art. 2 comma 1: la Fidal è ente autonomo facente parte del Coni, lo Statuto del Coni, all’art. 23 assegna all’Ente pubblico la funzione di controllo e di indirizzo sulle Federazioni sportive riconosciute”. Un parere al Collegio di Garanzia del Coni non risulta acquisito come pure un parere all’ANAC, procedura che invece il Coni ha seguito nel caso della Figc con Bianchedi sopra indicato. Tantomeno il signor Ministro Abodi può solo trincerarsi dietro la formalità delle attività svolte dalla Commissione congiunta Coni che si era occupata di riformare la Giustizia sportiva, commissione a cui erano presenti i presidenti federali, proprio quei soggetti su cui dovrebbero indagare i procuratori”.
Già, che dire? Chissà se Mattarella avrà alzato il telefono o chiesto almeno al ministro Abodi (erano di fianco a Napoli per la prima della nazionale di volley all’Europeo, e c’era naturalmente anche Buonfiglio) delucidazioni e chiarimenti. Il rischio che anche stavolta la denuncia di Legato resti inascoltata è alto; del resto, lo si è visto in questi mesi estivi, le priorità della politica (Abodi) e della politica sportiva (Buonfiglio), sotto cui pende la spada di damocle della sentenza della Corte Europea sulla giustizia sportiva, appaiono ben altre. In attesa di un cenno da parte di Taucer (il cui mandato è in scadenza, fu nominato per la seconda volta il 15 settembre 2022) restano in tanti, come tante sono le situazioni delicate e velenose sulle quali, da mesi, ministro sorvegliante e presidente del Coni (e procura dello Sport) tacciono: i nodi alla Fise del presidente Di Paola, quelli della Fin dell’auto-sospeso sottosegretario Barelli, della Fidal di Mei appunto, per non dire della Federdanza della Lunetta, del ciclismo, del tiro a segno, del pentathlon e tanto altro ancora (tutti temi trattati su questo sito). Intanto domani si riunisce la Giunta Coni, che è in attesa di ricevere un parere dell’Anac sulla nomina del presidente Figc Giovanni Malagò di Giovanna Bianchedi a capo delegazione della Nazionale: la Federcalcio ha fornito tutta la documentazione con annessi pareri, così come il procuratore capo Chinè chiarimenti e approfondimenti dopo il rigetto della proposta-istanza di archiviazione formulata sulla querelle “tesserato sì, tesserato no” del presidente Figc Giovanni Malagò, ex capo del Coni per dodici anni, membro del Cio e membro di Giunta Coni. Giunta che, almeno ufficialmente, domani non si occuperà del caso Malagò. Che però resta la (unica) priorità. Tutti gli altri possono aspettare…Vero Abodi? Vero Buonfiglio? Vero Taucer?






