Atletica, polvere e fango sotto le stelle: la Fidal di Mei tra flop, faide e conti. Candidatura al Mondiale: il Governo riflette su un sì da 105 milioni…

Domani scade il termine per la presentazione del dossier alla World Athletics: indispensabile la garanzia economica dello Stato. Federazione al centro di una serie infinita di scandali e denunce. Dopo tanti silenzi si muove la Procura Generale. Coni e Sport e Salute in allerta
Il ministro Abodi con il presidente della Fidal Stefano Mei

Mancano appena ventiquattro ore al suono del gong e in sottofondo (ma nemmeno poi tanto) si ascoltano e si registrano voci e venti sinistri che insinuano dubbi, che seminano incertezze, che restituiscono un quadro scolorito, che portano a una semplice, solenne, domanda: alla fine dell’affannosa e balbettante rincorsa riuscirà la Fidal del presidente Stefano Mei a infilare, a completamento del parziale dossier già trasmesso agli inizi di aprile alla World Athletics, la necessaria e indispensabile lettera di “copertura finanziaria” da parte dello Stato per poter tenere in vita la possibilità di organizzare e ospitare i Mondiali di atletica leggera del 2029 (o, in alternativa, quelli del 2031) all’Olimpico di Roma (stadio che si prepara ai lavori di ammodernamento per poter rientrare tra i cinque stadi italiani di Euro 2032: l’investimento stanziato dalla partecipata statale “Sport e Salute”, proprietaria dell’impianto al Foro Italico, è di 140 milioni di euro; una domanda banale: ma i lavori sarebbero poi eventualmente compatibili con l’organizzazione del Mondiale di atletica)?

Il 3 aprile scorso la valutazione positiva, espressa dal ministro dello Sport Andrea Abodi, si era trasformata in una lettera di sostegno alla candidatura italiana avanzata dalla Fidal, che aveva così potuto trasmettere il dossier e presentare la propria richiesta rimandando poi nei giorni (e nei mesi) a venire il confronto con il Governo per le indispensabili garanzie economiche a supporto del piano di sostenibilità finanziaria. Che è proseguito, non senza intoppi e ingerenze, sottolineature e pressioni.

I quattro mesi sono passati, non senza nuove bufere (eufemismo) dalle parti della Fidal, e di (pesanti) bufere economiche ne ha dovute affrontare, e ne sta affrontando, il Governo che intanto si sta già preparando alla nuova tornata elettorale. Intanto, il grande giorno dell’atletica italiana è arrivato: domani scade infatti il termine ultimo per la trasmissione del dossier completo da presentare alla World Athletics che emetterà il verdetto ai primi di settembre, scegliendo così tra le varie candidature: ci puntano, tra le altre, Monaco di Baviera, l’India, Nairobi e Londra. Nel dossier italiano ci sarà anche la necessaria garanzia economica fornita dal Governo, senza la quale bisognerebbe obbligatoriamente tirare i remi in barca e rimandare, un’altra volta ancora, il bis di Roma 1987?

La domanda continua a circolare e galleggiare in forma di gravità assoluta, mentre tutte le parti interessate hanno scelto la strada del diplomatico silenzio, non senza però professioni di fastidio e imbarazzo, specie nelle stanze governative e sportive tricolori. Deve chissà averlo (forse) intuito anche Mei, che a Roma più di qualcuno, sbrigativamente e con dosi di malignità diffusa, s’era spinto a definirlo con l’etichetta di “Sotto i capelli niente” (appellativo ripreso in un libro da Dino Ponchio e oggetto di querela da parte di Mei, a Ponchio, presidente del Comitato Veneto, furono comminati sei mesi di squalifica). Il 26 marzo, dopo l’incontro con il ministro Abodi, l’ex campione europeo di mezzofondo, ex poliziotto ora in pensione, una pensione alla quale ha aggiunto dal gennaio 2025 un compenso di 150mila euro (più bonus) grazie a una delibera approvata dal suo consiglio bulgaro (12 consiglieri su 12) nello stesso giorno in cui chiedeva (ottenendolo) un prestito di 400mila euro dal Comitato Fidal Sicilia, delibera in contrasto con quanto prevedeva lo Statuto (modificato cinque mesi dopo, ma sul punto ci torneremo eccome, così come sul cambio di sottoscrizioni elettorali che nel 2024 sono costate, per due schede, la sepoltura della candidatura rivale avanzata dall’ex maratoneta Giacomo Leone) aveva trionfalmente detto. «Il progetto è stato valutato positivamente, siamo pronti a partire».

Poi, appena un mese fa, ospite con il senatore Claudio Lotito di un evento a Roma, aveva detto: «I Mondiali a Roma? Non è un’ambizione improvvisata, è il progetto di una città, del movimento sportivo italiano e dell’intero Paese, significa investimenti, turismo, occupazione, infrastrutture», provando così a mettere sale e pepe sulla coda di un Governo (e del Coni, e di Sport e Salute) avvelenato e basito dalle ultime vicende interne alla Fidal e anche per il suo (apparente?) avvicinamento alle sponde del Pd (dicono sulla riva del senatore pugliese Francesco Boccia; inciso: pugliesi sono anche Piero Allegretti e Eusebio Haliti, rispettivamente segretario e presidente del Comitato Puglia, tandem che con Mei pare abbia ormai formato un triumvirato nel tentativo di governare le sempre più malmostose vicende Fidal, anche, e soprattutto dopo, lo scandalo cimice trovata all’interno della stanza del segretario generale Alessandro Londi e l’addio di quest’ultimo dietro buonuscita da 500mila euro, ex segretario che non ha risparmiato relazioni e denunce su conflitti d’interesse, trasparenza e irregolarità, ad esempio nell’assegnazione di contributi ottenuti dalla partecipata statale Sport e Salute ma non solo: anche su questo ci torneremo come sulla contro denuncia presentata da Mei alla Procura della Repubblica di Roma).

Infine, appena quattro giorni fa, nel giorno della presentazione della squadra che parteciperà all’imminente Europeo in terra inglese, il trionfale scatto di Mei è diventato un obbligato stop d’attesa: «Sarebbe un sogno portare in porto la candidatura del Mondiale: aspettiamo le garanzie economiche, so che il Governo sta lavorando su questo, ci è stato vicino e sta provando in tutti i modi a far quadrare i conti», dichiarazione che avrebbe almeno un po’ scolorito un’altra («Vinceremo il medagliere»), trionfalisticamente pronunciata un po’ alla sua maniera e un po’ alla maniera del ministro leghista Matteo Salvini, al quale è stato legato per parecchio tempo e dal quale, pare, si sia allontanato da un po’. Che abbia pesato anche il parere del ministro del Mef Giancarlo Giorgetti, l’uomo delle finanze, il ministro che ha l’ultima parola, ovviamente, anche sul finanziamento all’ipotetico Mondiale?

Servirebbero 105 milioni di euro per far quadrare i conti, per reggere e coprire la non certo già solida candidatura tricolore che da mesi sventola soprattutto sul pennone di via Flaminia nuova (lì dove ha sede la Fidal, lì dove quattro mesi fa è stata chiamata la polizia perché era stata ritrovata una cimice: anche su questo ci torneremo) a mo’ di copertina-copertone, e questi 105 milioni deve garantirli il Governo Meloni, a fondamentale (quasi unico) sostegno del piano economico-finanziario (bisogna qui aggiungere ahinoi l’abusato termine: sostenibile) preparato nel dossier dalla federazione italiana di atletica leggera che, dopo la figuraccia della candidatura iridata ritirata a febbraio 2024 proprio per la mancanza delle coperture finanziarie statali, e dopo il flop organizzativo dell’Europeo 2024 a Roma (“per essere onesti con voi: un disastro”, così c’era scritto nella missiva indirizzata da Christian Milz, ceo di European Athletics, alla Fondazione del comitato organizzatore, quella creata per volere del duo Mei-Londi dopo la defenestrazione manu militari di quella presieduta dall’ex presidente federale Alfio Giomi) per il quale il Governo aveva elargito ben 13 milioni di euro senza però che ancora lo stesso Governo abbia chiesto almeno conto di tutte le legacy ormai sepolte nella solita botola delle promesse mancate e delle bugie disseminate (Sport e Salute pare ne abbia finanziata ora una, mentre intanto dei finanziamenti di Comune e Regione non vi è traccia, visibile, sul campo dei fatti), ci riprova adesso, provando magari così ad allontanare tutta una serie di vicende affilate, scabrose, desolanti, imbarazzanti, preoccupanti che, negli ultimi quattro anni (con un’accelerazione negli ultimi mesi da fare spavento persino al fulmine Usain Bolt), hanno trasformato la Fidal non tanto nel regno incontrastato di due uomini al comando (in realtà ne è rimasto solo uno dopo l’uscita milionaria del segretario generale Alessandro Londi) quanto in una sorta di set cinematografico all’insegna del poliziesco, del thriller, del giallo, della suspense.

“Il labirinto delle passioni”; “L’inquilino”; “Ricatto”; “L’uomo che sapeva troppo”; “Sabotaggio”; “Il sospetto”; “L’ombra del dubbio”; “Il delitto perfetto”; “La finestra sul cortile”; “La congiura degli innocenti”; “La donna che visse due volte”; “Il sipario strappato”. Sono solo alcuni tra i titoli più di successo del celebre Alfred Hitchcock, il regista per antonomasia di film dove il thriller, l’inaspettato, l’inimmaginabile, accompagna lo spettatore dal primo all’ultimo istante della pellicola. A pensarci bene, ogni titolo di quelli elencati si adatterebbe bene alla sceneggiatura delle tante vicende che, negli anni di presidenza Mei, sono deflagrate (alcune alla ribalta, altre tenute in segreto) all’interno della Fidal, una federazione che negli ultimi anni ha raccolto successi sulle piste di atletica di tutto il Mondo (basti pensare all’Olimpiade di Tokyo del 2021: ma lì la presidenza Mei era iniziata da pochi mesi, onestamente la semina è stata merito di altri, oltre che per merito di atleti e tecnici) ma che continua a collezionare figuracce e inanellare episodi da cronaca giudiziaria, e non solo, quando ci si sposta sul versante della governance, dell’amministrazione, della gestione delle finanze. Inciso: come da bilancio preventivo del 2025 (14 milioni e 890 mila euro assegnati da Sport e Salute), emerge plasticamente come la gestione di una federazione affiliata al Coni, di solito e per statuto soggetta a regole privatistiche, nel caso della Fidal (ma non solo) abbia invece assunto i connotati di un ente pubblicistico, visto il corposo finanziamento statale (la soglia del 50% è stata abbondantemente superata): eppure, tra affidamenti e contratti, tra delibere e assunzioni, pare di esser rimasti indietro nei secoli, a quelli del feudalesimo…

E poi faide interne, licenziamenti e cause, denunce e decapitazioni, persecuzioni e ricatti, progetti e finanziamenti e stanziamenti tra conflitti d’interesse e poca trasparenza, statuti cambiati e ricambiati (tra cui anche l’abbattimento del limite dei due mandati presidenziali), velenose dispute e corposi adeguamenti economici, giustizia sportiva come mannaia (colpiti e sanzionati dalla giustizia Fidal persino presunti “reati di opinione” che nel campo civile e penale non avrebbero trovato nemmeno un appiglio) e costi per la giustizia sportiva decuplicati mentre intanto il budget federale scendeva, accuse infamanti e infondate (come dimostrato poi dall’archiviazione di alcune Procure) pur di mettere ad esempio in liquidazione la “Fidal Servizi srl”, bugie seriali e scandalose omissioni, miserevoli screenshot e commissariamenti: nei (il gioco di parola con Mei verrebbe facile) che nel tempo si sono allargati, diventando macchie estese ed evidenti a occhio nudo. Non per tutti.

Non per il Governo però, non per il ministro Abodi, non per il Coni (da un anno c’è Buonfiglio al posto di Malagò), non per la Procura generale dello Sport presso il Coni guidata dal prefetto Ugo Taucer (solo una casualità: la segretaria degli organi di giustizia Fidal è Lavinia Saccone, figlia di Luca Saccone, capo della segreteria della Procura Generale dello Sport presso il Coni), non per i vertici di Sport e Salute, non per gli organi di controllo, come ad esempio Anac e Corte dei Conti, più volte anche essi compulsati, carte e documenti alla mano, da chi ha provato a chiedere chiarezza, e giustizia, e verità. Tutto finito contro un muro: cinematograficamente si potrebbe pure dire come tutto si sia fermato davanti a un Untouchables (Intoccabile) volendo così prendere spunto dal celebre “Gli Intoccabili” che nella pellicola di Brian De Palma erano interpretati da Sean Connery, Andy Garcia, Kevin Costner e Robert De Niro e qui, alla Fidal di casa nostra, da Mei (e Londi).

Tutto sempre finito nel dimenticatoio, tutto coperto, tutto ammantato dall’inerzia e dal silenzio dei (soliti) potenti. Che però, quando s’accorgono che il vento sta cambiando, sono pure capaci di ribaltare la scena. «Tre cose sono essenziali per la riuscita di un film: la sceneggiatura, la sceneggiatura, la sceneggiatura»: così diceva Alfred Hitchcock.

Alla già ampia sceneggiatura di casa Fidal si sono aggiunte, proprio nell’imminenza della presentazione della candidatura al Mondiale, e soprattutto dell’indispensabile appoggio economico-finanziario statale, nuovi elementi. Ad esempio, la denuncia dell’ex segretario Londi alla Procura generale dello Sport, la sua audizione anche sulla questione della cimice ritrovata nella sua stanza (la vicenda è accompagnata anche dalla circostanza che un mese prima la Fidal avesse sottoscritto un contratto con un’agenzia investigativa); la denuncia (contro ignoti?) di Mei alla Procura di Roma; il flop del Golden Gala all’Olimpico, la gestione (con buco finanziario) dell’Europeo under 18 a Rieti e in ultimo il flop (in termini di presenze e gestione evento) degli Assoluti a Firenze. Temi che impongono risposte, e che si aggiungono alle (finora) mancate risposte di Stefano Mei al quale la Procura Generale dello Sport (che ha finalmente aperto un dossier d’indagine, mentre per mesi, come da dispacci comunicativi della Giunta Coni, le scottanti questioni relative ad alcune federazioni venivano rinchiuse in poche, incomprensibili righe di…attesa) ha ad esempio chiesto conto dell’accordo di buonuscita raggiunto con Londi sul quale vige un’intesa di riservatezza, e anche le mancate risposte al presidente del Coni (sempre più in discesa le sue quotazioni, la fronda si ingrossa e si ingrassa…, vero Miglietta?) che più volte pare abbia chiesto al presidente della Fidal di affrontare le questioni in atto e dal quale pare abbia ricevuto solo risposte sempre evasive.

La vicenda Fidal e la figura del presidente Mei vengono considerate sempre più un caso: la situazione viene definita, nei corridoi governativi e non solo, “assai complessa”. Preoccupazione pare filtri anche dalle stanze di Sport e Salute che finora ha fatto da cassa (anche) alla Fidal sposandone anche diversi progetti (come Pista 2.0) ma che potrebbe anche chiudere il rubinetto. Intanto, una prima risposta per capire se il vento è cambiato, la si avrà a ore: il Governo appoggerà la Fidal di Mei garantendo quei 105 milioni di euro (statali) che servono per completare il dossier Mondiale?

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