Salernitana, il ricorso al Tar come ennesimo strumento di distrazione. Iervolino e le cause (Fimmanò-Sica) perse

Fimmanò e Iervolino

L’ennesimo ricorso come ennesimo ricorso a uno strumento di distrazione di massa e di allontanamento dalle (proprie) responsabilità. Del ricorso al Tar Lazio – sezione ter, udienza 8 luglio – presentato in 26 pagine dalla Salernitana, non si può dire davvero altro.

Al termine della stagione sportiva la squadra si era guadagnata… nientepopodimeno che (pare di riascoltare il principe de Curtis, alias Totò, in una delle sue tante magistrali macchiette) uno spareggio salvezza. Insomma, un fallimento viste le “forze” dispiegate in campo in dieci mesi: 4 allenatori, 2 direttori sportivi, una quarantina di calciatori. Un fallimento però straordinariamente annunciato, viste tutte le azioni compiute dal lontano febbraio 2024, da quando cioè la Salernitana aveva bene inteso come sarebbe retrocessa dalla serie A con il record, negativo e storico, di punti. Anzi, un’ancora di salvezza poteva essere questo playout a fine stagione, visto che da maggio ad agosto (2024) la proprietà aveva annunciato il disimpegno, il disamoramento, l’intenzione di cedere (per carità di patria, non torneremo ancora sulla “barzelletta” della trattativa con “Brera Holdings”). Meglio dimenticare, come sarebbe meglio cestinare quest’ennesima iniziativa giudiziaria intentata dalla Salernitana. Però, poiché dal 18 maggio si va avanti così, e sono passati quasi due mesi…

La domanda di fondo è: si poteva presentare ricorso sullo spareggio Frosinone-Salernitana? Naturalmente questa non è una vera domanda, perché la risposta in questo caso è obbligata: il playout è parte essenziale del format della Lega serie B (il Tar Lazio lo aveva detto già nel 2019 e nella vicenda fu protagonista anche la Salernitana: il film di quella parte finale di stagione, compreso l’epilogo dello spareggio salvezza col Venezia, nemmeno un regista come David Lynch avrebbe potuto girarlo…).

La questione è un’altra. Una squadra che gioca il playout è una squadra che (anche se si salva) è come minimo mediocre. Questa è la vera sentenza. A Salerno, peraltro, nessuno quasi parla di questa (vera) sentenza, figurarsi poi delle cause o colpe o responsabilità che a ciò hanno condotto.

Si preferisce invece continuare a fare ricorsi, a presentare ricorsi dei ricorsi. Ne abbiamo perso il conto, dal Collegio di Garanzia al Tar, passando per tribunale federale e corte federale d’appello, e ancora la presenza, senza costituzione (come ospiti), nel processo di primo grado sportivo al Brescia e la rinuncia, dopo averla annunciata, alla presenza nel dibattimento alla corte d’appello federale: una confusione nella confusione, batoste e “lezioncine” da tutte le parti, persino i tre del collegio sportivo – Fimmanò, Sica, Chiacchio – che la vedevano e vedono diversamente….

Il professore Rino Sica e il professore Francesco Fimmanò (già alle dipendenze di Unipegaso, entrambi già membri della giustizia sportiva Figc) da mesi impegnano la Salernitana (con costi per il club di Danilo Iervolino che ci piacerebbe conoscere per suggerirne quantomeno il reimpiego in risorse tecniche per la squadra impegnata nella risalita dall’inferno; il neo ds Faggiano si sta dando da fare e le prime mosse calcistiche paiono azzeccate, servirebbe però più qualità ed esperienza anche nelle stanze del club) in uno stillicidio di cause il cui unico mantra è: “Dovevamo giocare con il Frosinone e non con la Sampdoria” (e “perciò oggi meritiamo di essere ripescati in una serie B a 21 squadre”, visto che mica si può tornare a giocare un altro playout…). Tra l’altro sentendosi rispondere beffardamente (persino e proprio) da Gravina, e questa la dice tutta: “Basta alibi”… E ancora, questo assunto – dovevamo (o dobbiamo) giocare con il Frosinone e non con la Sampdoria – significa in sintesi dire o sostenere: volevamo (o vogliamo) giocare contro un avversario più forte (il Frosinone è finito davanti ai granata) e non contro quello più debole (la Sampdoria)…

Nessuno o quasi affronta però quella che è la vera e unica questione di fondo: è vero o non è vero che la Salernitana ha vissuto una stagione, un’altra stagione, fallimentare? La Salernitana (a differenza della Samp) sapeva di dover comunque giocare il playout e neppure questa consapevolezza (o meglio neppure questo vantaggio rispetto alla Samp; un doppio vantaggio poi, perché aveva a disposizione due risultati su tre, o per spiegarlo ancora meglio: le bastava fare tanti gol quanti quelli della Samp nel computo totale delle due sfide, e quella di ritorno all’Arechi) le hanno consentito di sopravvivere in questa modestissima serie B. E invece ha staccato la spina.

Dal 18 maggio 2025. Ha staccato la spina la società, e di conseguenza ha staccato la spina la squadra. Ha staccato la spina la società che ha cominciato a strombazzare ricorsi, a sentirsi vittima, a riversare nell’ambiente fiducia nella vittoria di quei ricorsi (e non della partita di playout) senza però che mai né il proprietario Danilo Iervolino, né l’a.d. Maurizio Milan parlassero pubblicamente usando magari gli stessi toni usati nelle “segrete” stanze; ha staccato la spina la squadra che, già precaria e debole (specie caratterialmente), ha cominciato a respirare quest’aria leggera di ricorsi vincenti come fosse il suono delle sirene che non incantarono solo Ulisse; ha staccato la spina l’ambiente, inondato, pervaso e persuaso da quest’aria di auto-assolvimento, martirio e ripescaggio. “Che si giochi o no si giochi, cosa ci importa: tanto saremo ripescati...”. “Tanto vinceremo al tribunale federale, e poi se no alla corte federale; altrimenti vinceremo al Collegio di Garanzia, o al Tar, o al Consiglio di Stato”… Manca(va) solo la Corte europea dei diritti o il Tas a Losanna…

Cause, cause, cause. Ricorsi, ricorsi, ricorsi. Tempo, denaro, e credibilità. Tutto sprecato.

Il vero tema sta tutto qua. Le cause (a nostro parere) sono uno strumento di distrazione della tifoseria (o come mantenimento di una “voce” fatta passare all’ambiente), e comunque un tentativo di gettare la palla in tribuna, nella speranza (vana) che qualcuno cambi le regole per la Salernitana e la faccia giocare in B come ventunesima squadra.

E allora avanti ancora con un’altra causa. L’ennesima. Quella che si discuterà l’8 luglio dinanzi al Tar Lazio: una causa che non ha alcuna (nessunissima) speranza di successo (e lo sanno bene almeno quelli che stanno dentro la Salernitana, che poi lo pensi il pool di avvocati, beh…). La questione di fondo è che il Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni ha reso una decisione invalida perché la competenza (esclusiva e non derogabile) apparterrebbe alla Sezione ammissioni/esclusioni (il club granata è stato condannato anche al pagamento, “salato” delle spese processuali).

Peccato che su quella questione ci sia già stato un contenzioso. Le Sezioni Unite del Collegio di Garanzia (decisione 45/2022) hanno infatti già stabilito che la competenza della Sezione ammissioni/esclusioni è limitata (trattandosi di competenza derogatoria rispetto al normale riparto) ai soli provvedimenti che materialmente dispongano ammissioni o esclusioni dai campionati. Tale posizione non è stata ribaltata dal contenzioso che quella vicenda ha poi avuto davanti al Tar del Lazio.

Le cause si fanno consultando i precedenti. E nel nostro caso, nel caso cioè della Salernitana, i precedenti sono contrari perché il provvedimento che sospende uno spareggio (o che lo indice) non c’entra nulla con un provvedimento che disponga materialmente l’esclusione o l’ammissione da un campionato. Certo, lo spareggio (per chi lo perde e per chi lo vince) ha conseguenze sull’ammissione al futuro campionato. Ma se questa dovesse essere la regola (come pretende la Salernitana andando contro i precedenti) sarebbe facile replicare che qualsiasi partita della stagione (alla fine) comporta conseguenze riflesse sull’ammissione al futuro campionato.

Un ricorso strumentale, dunque. Perché ancor meno sostanzioso è l’altro argomento dei professori Sica e Fimmanò (tra i firmatari c’è anche l’avvocato Federico Dinelli che a Roma ha studio col professor Gruner, già docente Unipegaso e anni fa coinvolto in una vicenda di denunce all’ex rettore di Tor Vergata): non si poteva rinviare lo spareggio perché, quando è stato disposto il rinvio, il Brescia non era stato ancora sanzionato. La replica (suggeriscono i giuristi che abbiamo consultato) è però facile facile: il provvedimento di rinvio dello spareggio non è il provvedimento di sostituzione del Frosinone con la Sampdoria.

Solo questo provvedimento di sostituzione dei protagonisti doveva avere un quadro chiaro e certo della situazione. Il provvedimento di mero rinvio si è basato (come si doveva basare) sul mero rischio che la classifica finale della B fosse da modificare per effetto dell’espulsione del Brescia accusato (sia pur un giorno prima della disputa del playout) ma non ancora deferito, per gravi responsabilità. Il quadro accusatorio era chiaro, non si potevano chiudere gli occhi. Certo, lo abbiamo scritto (qui, qui, qui, qui e qui) tutta la vicenda è stata un papocchio, certo ancora una volta sono venute a galla le discrasie nella catena tra i controlli “sportivi” e quelli del Fisco, certo ancora una volta si è rimediato mettendo una toppa al buco. Ma non si poteva fare altrimenti.

Apriamoli una buona volta per tutte, gli occhi. E torniamo da dove siamo partiti, perché questa non è una pagina di giurisprudenza (e noi non siamo professori di diritto, non si può mica competere con la scienza giuridica dei professori Sica e Fimmanò).

Carissima Salernitana, fai un serio e approfondito esame di coscienza, studia le cause della (seconda e consecutiva) stagione fallimentare e metti mano ai rimedi. Stiamo per ricominciare e anziché fare quello che si farebbe in qualunque azienda (ricerca delle cause e messa in campo dei rimedi) ci preoccupiamo (ancora) di ricorsi? Inutile attendersi risposte dal Tar, dannoso e irrispettoso verso la gente dire poi, “era già tutto scritto”. E, già che ci siamo, meglio metter fine a un’altra richiesta.

La Salernitana ha mandato avanti il questore di Salerno facendogli recapitare (a Osservatorio e Lega Pro) una richiesta di spostamento nel girone B per “motivi di ordine pubblico”. Cioè la richiesta è partita dallo stesso questore (il dottor Conticchio fisicamente somiglia a uno di quei questori protagonisti di commedie all’italiana, tipo qualche film di Lino Banfi) che era al lavoro all’Arechi nella gara di ritorno del playout, e che non è stato capace di fermare (o prevenire, meglio) il lancio di qualche seggiolino e di un paio di petardi (no bombe carta). Una richiesta di spostamento già bocciata dalla Lega Pro, perché il presidente Marani lo ha detto, senza rischio di fraintendimenti. Basta anche con quest’altra storia, basta anche con quest’altra arma di distrazione di massa.

Se proprio il dottor Iervolino vuole ascoltare qualche disinteressato consiglio…

Non perda tempo a stilare la lista di “consigli” al ds Faggiano che sa quel che deve fare e prenda un dg o un segretario, insomma un altro uomo di peso che affianchi e supporti il ds. Allontani per sempre le voci di una possibile cessione (c’è stato o no un nuovo contatto con Giovanni Lombardi, presente in tribuna contro la Sampdoria?) oppure si metta al lavoro per farlo o invece vada avanti senza (più) indugi, seriamente, proprio mentre dal cda stanno per uscire le figurine Petrucci e Busso e sta per fare (pare) il suo ingresso il commercialista (anche lui, già Pegaso) Umberto Pagano. Se proprio volesse togliersi uno sfizio, chieda all’Aia di pubblicare i dialoghi al Var di Salernitana-Sampdoria (così, tanto per capire se il protocollo è stato rispettato).

E, se proprio ci tiene a chiudere questa vicenda (quella del playout, o meglio della retrocessione), dia un segnale. Tolga questo ricorso al Tar Lazio, vada a Roma in via Allegri e si faccia ricevere dal presidente federale Gravina, che per tanto tempo è stato semplicemente Gabriele. Gli dica che ha capito, che basta avanzare ricorsi e alibi. Che accetta ob torto collo la serie C, ma che in C la Salernitana ci starà soltanto per un anno. Riconquistando la B. Senza ricorsi, senza scappatoie, senza gironi preferenziali. Vincendo, sul campo.

 

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