Virtus Bologna-Olimpia Milano: stracci e veleni, altro che canestri. Il basket italiano perde un’altra occasione

La serie scudetto si trasforma in una zuffa di accuse e comunicati. Zanetti attacca gli arbitri: sudditanza verso Messina. Replica dell’Armani e contro-risposta. Il silenzio della Fip di Petrucci
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Volano stracci, altro che canestri. Volano dentro la sfida Bologna-Milano, le due big del basket italiano che in questi giorni – al ritmo di una gara ogni due giorni – stanno contendendosi lo scudetto. Ne sommano ben 44 in bacheca, sono le due formazioni più titolate della pallacanestro nostrana: un movimento europeo glorioso e titolato. Era una palestra, era capofila. Da vent’anni però si è ridotta a uno scantinato nel quale si consuma una bega da basso condominio. Avrebbe bisogno di canestri più che di stracci, avrebbe bisogno di cultura sportiva e di dirigenti capaci. Avrebbe bisogno di mostrare le sue grazie, come quelle ad esempio del ballerino Shengelia o del magico Rodriguez oppure degli azzurri Melli e Pajola per fare proseliti, catturare ascolti (Sky non pervenuta, diretta su Eurosport mentre la Rai dirotta la partita sui Raisport, privilegiando in prime-time domenica scorsa Palermo-Padova su Raidue) e seguito. Invece gli tocca osservare e ascoltare. Invece gli tocca constatare di somigliare sempre più al calcio tricolore, lì dove gli stracci sono di casa: accuse e veleni, arbitri e federazione nel mirino, società che si rimpallano comunicati, allenatori che si stringono la mano senza nemmeno guardarsi negli occhi. Gli occhi neutrali (ma per fortuna anche molti di quelli di parte) che assistono a uno scellerato scempio.

Nelle orecchie restano ad esempio le parole di Massimo Zanetti, proprietario e patron della Virtus Segrafredo Bologna, l’uomo del caffè (in passato proprietario del Bologna) capace in appena cinque anni – mettendo mano al portafoglio senza lesinare investimenti, non solo nel roster ma anche nelle strutture – di riportare la Bologna del basket lì dove merita. In vetrina, in cima: non per nulla Bologna è Basket City. Lo scudetto un anno fa, la vittoria dell’Eurocup un mese fa, il ritorno nell’Eurolega. Successi meritati sul campo. «L’importante è che stasera abbiamo riscattato l’onore della Virtus, abbiamo fatto vedere cosa valgono i giocatori, cosa vale la società. L’importante stasera era l’onore». Così a caldo, ancora sul parquet del Palafiera, al termine di gara cinque, la Virtus che ha appena steso l’Olimpia riducendo lo svantaggio a una vittoria.

Subito dopo aver parlato di onore, eccolo perderselo per strada. «Adesso andrò in sala stampa a dire una cosa, anzi ve la dico ora: abbiamo vinto nonostante l’arbitraggio. Perché è ora di smetterla di subire questa sudditanza psicologica nei confronti di Milano e di Messinaaaaa». Più che le parole, a colpire e a lasciare basiti sono i toni e i modi usati dal 74enne imprenditore bolognese, un big dell’economia italiana, un ex senatore, una persona di tutto rispetto che sul campo si è meritata rispetto, che invece alza indice e decibel nel pronunciare le parole Milano e soprattutto Messina. Dopo l’attacco violento, la corsa sotto la curva degli ultras delle v-nere a raccogliere applausi. Una scena di stampo calcistico, come le parole e le accuse che in questi mesi hanno spazzato il parquet italiano: altro che azzurri e canestri, altro che nazionale e settore giovanile, il punto sono (sarebbero) gli arbitri. Tutti a tirarli per la maglia. Lo aveva fatto due mesi fa Messina, «deve esserci più comunicazione tra la panchina e gli arbitri, deve essere chiaro chi è il primo arbitro, spesso questi non ti guardano negli occhi quando parlo». Avevano proseguito altri, tanti altri: nel mirino la Fip e l’associazione arbitri di basket alle prese con la nomina del nuovo presidente. Due giorni prima dell’inizio delle finali, ci aveva pensato Luca Baraldi: è l’amministratore delegato della Virtus, anni e anni calcistici (da Parma a Bologna passando per la Lazio, da Padova a Modena) però non si dimenticano, o no? Eccolo così, a parlare da dirigente di basket “sfruttando” la cartina del tifoso: «È la finale che tutti si aspettavano, la più giusta dal punto di vista dei valori tecnici. Dal punto di vista tecnico sono due squadre molto forti, tra le più forti in Europa. Io credo che basti lasciarle giocare, lasciar spazio allo spettacolo. Lo dico perchè ho rilevato molta preoccupazione della tifoseria per gli arbitraggi. Parto dal presupposto che gli arbitri siano in buona fede. Siamo molto attenti, so che arbitrare questo tipo di partite non è facile, ci sono però gli arbitri con l’esperienza giusta e devono anche loro dimostrare, visto che ci sono state polemiche nelle ultime settimane, che hanno riguardato poco la Virtus e più le partite di Milano. Noi siamo abituati a remare in un mare in tempesta. Qualcosa di buono abbiamo fatto, probabilmente non siamo simpatici a molti ma pazienza».

La pazienza invece si è consumata subito, incenerita da accuse e veleni, la sfida tricolore trasformata in una giungla di braccia alzate e urla sguaiate. Da una parte e dall’altra. Scariolo che dopo gara 4 parla «di un tecnico che ha cambiato la partita», Messina che dopo gara 5 rileva «come un tecnico a due minuti dalla fine abbia cambiato la partita, una decisione presa con metro di giudizio diverso rispetto a una protesta di un giocatore avversario». Questione di fischi. Di sbagliati ce ne sono stati, da una parte e dall’altra, inutile fare come l’elenco della spesa: nel basket di solito capita ma tutto ritorna, tutto resta sul parquet. Stavolta il piano invece si sta inclinando pericolosamente accompagnato da imbarazzanti campagne di partigianeria mediatica (persino un’indegna ricostruzione di un fotogramma dell’arbitro ucraino, persino un comunicato pre-gara di silenzio stampa con la Rai indetto dalla Virtus, a fine gara però Shengelia ai microfoni): tracce di tensione pericolosa e crescente persino tra giocatori. Giocatori di esperienza, talento e livello ne hanno in abbondanza, Milano e Bologna. Anche loro cominciano a guardarsi in cagnesco, anche loro iniziano a scambiarsi accuse e sgambetti sul parquet. Dopo l’inciampo bolognese, alla vigilia di gara 6 al Forum (tutto esaurito, domani 18 giugno  palla a 2 alle 20.30), una gara decisiva in un modo o nell’altro (se Milano vince si cuce il tricolore al petto, se passa invece Bologna allora la Virtus si giocherà in casa il match senza domani), è arrivato il comunicato dell’Olimpia Milano, la società guidata – anche lui in questi anni non ha lesinato investimenti, un pozzo senza fine – da Giorgio Armani. Un comunicato di stile, se non ci fossero quel Dottor con la maiuscola e un “invito” spedito alla procura federale. Preso atto delle dichiarazioni post gara 5 rilasciate dal Dottor Zanetti, la Pallacanestro Olimpia Milano si dichiara stupita e indignata per le parole, le insinuazioni e i toni utilizzati dal proprietario della Virtus Bologna. L’Olimpia Milano e la sua proprietà sono note in tutta Europa per la correttezza e lo stile. Sfortunatamente non è la prima volta che il Dott. Zanetti si abbandona a considerazioni gratuite e offensive nei confronti del nostro club e dei suoi tesserati. Oltre che fantasiose e infondate, in questo momento risultano anche irresponsabili come lo erano state quelle rilasciate da altri membri della società bolognese alla vigilia di una serie che avrebbe dovuto mettere in mostra solo la parte buona del nostro movimento. Quel movimento di cui evidentemente all’attuale proprietà della Virtus interessa pochissimo. L’Olimpia invita pertanto la Federazione ad attivare la procura federale per verificare se ci siano gli estremi per provvedimenti sanzionatori nei confronti della Virtus e della sua proprietà. Al tempo stesso raccomanda al proprio pubblico di non rispondere alle provocazioni della sponda avversaria e mostrare una volta di più quale sia lo stile Olimpia”.

Nel silenzio del Coni e di Malagò, nel silenzio della Fip di Petrucci mentre la Procura federale avviava un’indagine, mentre la Lega Basket di Gandini solo a tarda sera emetteva una nota (“In vista della gara 6 delle finali di questa avvincente stagione sportiva,  il presidente della LBA Umberto Gandini richiama l’attenzione di tutti  i protagonisti, in nome dei valori di reciproco rispetto, probità e correttezza sportiva che caratterizzano da sempre il bellissimo mondo della pallacanestro, sullo spettacolo sportivo che le due finaliste stanno offrendo ai propri tifosi nelle 5 partite fin qui disputate sul parquet di gioco. Il presidente Gandini auspica quindi che la stagione si concluda nel segno dell’ altissimo livello competitivo raggiunto da queste due straordinarie società sportive”) si consumavano così altre ore di tensione. Sprofondate in un misto di sorpresa e stupore alla pubblicazione di un nuovo comunicato della Virtus Bologna nel tardo pomeriggio.

Pur essendo completamente concentrata nella preparazione del match di domani, Virtus Pallacanestro Bologna ritiene doverose alcune puntualizzazioni riguardo all’odierno, per certi versi sorprendente, comunicato di Pallacanestro Olimpia Milano. Le dichiarazioni rese dal Dott. Zanetti appena dopo la fine della gara di ieri sera non hanno contenuto offensivo nei confronti del club di Milano o di suoi tesserati, tantomeno nei confronti della sua proprietà verso la quale, anzi, ha più volte manifestato rispetto e stima. Men che meno le medesime affermazioni del Dott. Zanetti – così come altre della Virtus – possono essere ritenute irresponsabili. Proprio l’impegno, in termini di investimenti e totale dedizione, profuso in questi anni da Virtus Bologna dimostrano quanto il Dott. Zanetti e l’intero staff del club siano coinvolti nella crescita e sviluppo dell’intero movimento della pallacanestro italiana”.

Già, la pallacanestro italiana. O meglio, quella che fu. Marco Bonamico ha vinto con la maglia della Nazionale un argento olimpico e un oro europeo, è un doppio ex della sfida, per tutti specie a Bologna resta il “marine” che non aveva paura di nulla. Eccolo cosa ha detto, appena un giorno fa: «Piangere o lamentarsi degli arbitri prima e dopo una partita non è una buona politica. E non è da Virtus». Chissà se Zanetti e Baraldi l’hanno letto o ascoltato… Domani (18 giugno) sera c’è gara 6 al Forum, da tutto esaurito. La speranza è che volino solo canestri. L’impressione purtroppo è che i riflettori più che sui canestri saranno puntati sui fischi delle terna arbitrale (Paternicò, Attard e Baldini): il basket italiano ha perso un’altra occasione.

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