Un caso di manipolazione nelle graduatorie arbitrali infiamma l’Aia e riporta sulla scena del calcio italiano e dell’universo dei fischietti, gli spettri tetragoni dei “voti taroccati”. Il caso si è consumato a Foggia ma la questione adesso è piombata sul tavolo, rovente, a Roma. Nel caso vi è invischiato il presidente della sezione dauna, mentre intanto la “palla avvelenata” staziona e rimbalza da mesi sul tavolo del Comitato Nazionale dell’associazione italiana arbitri.
Appena dieci giorni fa, provando a placare una marea di proteste e sospetti sul tenore delle direzioni arbitrali e delle decisioni al Var, il fresco presidente dell’Aia Antonio Zappi aveva detto, nel corso di un’intervista radiofonica: «Senza far torto a nessuno, posso soltanto ripetere una frase di un vecchio presidente federale: gli arbitri sono la componente più onesta nel mondo del calcio». L’Aia, dunque, come presidio saldo di legalità, onestà e trasparenza nell’universo pallonaro (dimentico, forse, dei vari casi di “voti truccati” e “rimborsopoli” e del caso D’Onofrio…). Chissà però cosa ne penserebbe il presidente (è un modo di dire, perché ne è a conoscenza…) di tutti i fischietti italiani alla luce, ad esempio, di una vicenda che riguarda la sezione Aia di Foggia, una sezione turbolenta (eufemismo) che nel corso di questi ultimi anni è ascesa alle cronache nazionali per una serie di vicende (basti dire che nel solo 2022, nel giro di pochi mesi, è stata commissariata due volte, travolta da una girandola di ricorsi, inchieste e provvedimenti da far girare la testa, frutto di uno scontro tra due opposte fazioni) e che potrebbe essere presa come esempio e precorritrice delle controverse dinamiche di potere e lotte arbitrali.
Il patteggiamento. L’ultima nota (stonata) è di qualche giorno fa, ed è piombata con un comunicato federale, passato sotto rigoroso silenzio e tra mille imbarazzi: il presidente della sezione del capoluogo dauno, Giuseppe D’Antuono, è stato sospeso per quindici giorni, misura ridotta ottenuta grazie al patteggiamento richiesto (e ottenuto) dopo la chiusura indagini della Procura Federale, allertata dai documenti inviati mesi fa (ben prima dell’elezione di Zappi) dal Comitato Nazionale che intanto s’era spaccato in due (le solite fazioni, quella di Zappi-Affinito contro quella di Trentalange–Baglioni), in piena corsa elettorale, anche sul caso della sezione dauna, lì dove a fine stagione 2024 (a giugno, cioè) s’è registrato il mancato rinnovo tessera per Antonio Falco, osservatore arbitrale e presidente del collegio dei revisori della sezione di Foggia (sarebbe meglio dire, per il momento, un doppio ex). Una decisione che ha aperto un precedente pericoloso, e che ha provocato un vero e proprio tsunami. Il mancato rinnovo tessera, e soprattutto le circostanze e gli accadimenti che hanno “colorato” questa vicenda, rappresentano davvero un caso inedito, sicuramente mai visto, nella storia dell’associazione italiana arbitri. Un caso per nulla chiuso col patteggiamento, e che con molta probabilità potrebbe prendere anche la strada della giustizia ordinaria: il caso è scottante assai.
Intanto, in chiave sportiva, D’Antuono ha richiesto il patteggiamento (ex articolo 126 codice giustizia sportiva), ottenendolo secondo la solita procedura standard: l’informativa alla Procura Generale dello Sport presso il Coni, il consenso della Procura Figc e il via libera del presidente federale Gabriele Gravina “che non ha formulato osservazioni sull’accordo raggiunto tra Procura e presidente di sezione”.
Riunione e visita saltata. La decisione è stata ufficializzata il 6 marzo scorso. Il giorno dopo, a Foggia, era in calendario la riunione tecnica obbligatoria con annessa la visita del presidente del Cra Puglia (il Comitato regionale arbitri pugliese) Domenico Celi: una mail, inviata all’ora di pranzo del 7 marzo e firmata dal vice-presidente vicario della sezione, ha raggiunto la casella elettronica di tutti gli associati, avvertendoli però che l’appuntamento era stato annullato “per sopraggiunti e improvvisi impedimenti da parte del presidente regionale”. Tempi, modi e formulazione restano avvolti, e accompagnati, da un (legittimo) sospetto: non è che la riunione tecnica obbligatoria e la visita del presidente regionale Celi siano improvvisamente saltate perché la sezione di Foggia ha il suo presidente (appena) sospeso per quindici giorni e perché la sezione di Foggia è al centro di un delicato e scottante caso, un caso per nulla chiusosi col patteggiamento e che invece rischia di arricchirsi di nuove puntate? Ovviamente, il presidente dell’Aia (in apertura di articolo ci si era chiesti se ne fosse al corrente..) Zappi è al corrente di questa vicenda, ma per il momento non ha detto (né fatto) nulla: né lui, né il Comitato Nazionale. Possibile? Possibile, certo.
Intanto però gli imbarazzi aumentano, così come le domande. Zappi e il Comitato Nazionale prenderanno una decisione? Interverranno su un caso nel quale sono intrecciate vicende che paiono avere contorni intimidatori, persecutori e punitivi e che investono indiscutibili profili di moralità, legalità e trasparenza, parole tanto care (anche) al presidente Zappi? La sezione di Foggia sarà commissariata, oppure si andrà avanti come se nulla fosse stato? Dopo i 15 giorni di sospensione, D’Antuono tornerà a fare il presidente di sezione (è stato rieletto a novembre, appena 54 i voti a favore dell’unico candidato, ben 124 invece gli assenti al voto…) come se nulla fosse accaduto? E l’estromesso Antonio Falco, a parte la via giudiziaria che potrebbe intraprendere, riceverà notizie di decisioni dal Comitato Nazionale che per ora (da un po’ di mesi) ha sospeso la decisione sulla sospensione della revoca del provvedimento di mancato rinnovo tessera? Pare un guazzabuglio. Non pare, lo è. Per provare a scioglierlo, srotoliamo gli accadimenti.
La vicenda. Il presidente della sezione di Foggia Giuseppe D’Antuono ottiene il patteggiamento, ricevendo quindici giorni di sospensione. Nella chiusura indagini, la Procura Federale, guidata da Giuseppe Chinè, gli ascrive le seguenti violazioni: “Articolo 25 (comma 5: custodia e aggiornamento del fascicolo personale degli associati) e 42, (comma 1: gli arbitri sono tenuti a svolgere le proprie funzioni con lealtà sportiva, in osservanza dei principi di terzietà, imparzialità e indipendenza di giudizio, nonché a comportarsi in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva, con trasparenza, probità e correttezza; comma 3, lettere a: sono tenuti ad osservare il regolamento e a rispettare il codice etico e di comportamento; lettera i: sono tenuti ad assolvere con tempestività e massima fedeltà al potere referendario e alle richieste di integrazione) del regolamento Aia in via autonoma e per quanto disposto dall’articolo 6 (comma 17, lettera d) e 47 (lettera b) del Regolamento degli Organo tecnici”. Scrive, la Procura: “Giuseppe D’Antuono, presidente della sezione di Foggia ed organo tecnico, ha omesso di curare e aggiornare tempestivamente, e comunque entro il termine della stagione sportiva 2023/2024 fissato per il 30 giugno 2024, la scheda tecnica dell’osservatore arbitrale associato alla sezione Aia di Foggia Antonio Falco. Segnatamente per aver inserito nella piattaforma informatica “Sinfonia4You” solo il 3 luglio 2024 il voto assegnato alla relazione redatta dall’osservatore arbitrale Falco a seguito della visionatura, da parte di quest’ultimo, degli arbitri effettivi di queste gare: Calcio Foggia 1920-Punto Foggia del 10 febbraio (gara under 17 provinciale); Herdonia Calcio-Foggia Football Club del 17 febbraio (gara under 17 provinciale); Eagleas San Severo-Uniti per Cerignola del 26 febbraio (gara under 14 regionale); Redheart Sannicandro-Marconi Ischitella del 14 aprile (campionato di Terza Categoria)”.
Dunque, chiuse le indagini della Procura e riconosciute le violazioni, il presidente D’Antuono chiede il patteggiamento: il presidente federale Gravina non formula osservazioni, e così viene stabilita, il 6 marzo, la sospensione di quindici giorni. Si dirà: una misura lieve? Si aggiungerà (magari): dagli atti, in sintesi, sembrerebbero delle violazioni formali, dovute (magari) a dimenticanza, incuria, a un cumulo di adempimenti. Insomma, violazioni banali, cose che possono capitare… Se però queste violazioni si legano agli accadimenti intervenuti nella sezione di Foggia tra novembre 2023 e giugno 2024, e se si ricorda che l’osservatore arbitrale Antonio Falco è (era) anche il presidente del collegio dei revisori sezionali, ecco che la visione della vicenda assume caratteri (e profili) ben più seri, imbarazzanti e anzi, addirittura inquietanti. Prima di descriverli, è necessario però un inciso: al termine di una gara del settore giovanile scolastico l’osservatore arbitrale compone una relazione sull’arbitro non esprimendo però il voto (come avviene nelle gare dei “grandi”. L’osservatore, a sua volta, dovrebbe ricevere un voto alla propria relazione dall’Organo Tecnico. La consuetudine, in gran parte delle sezioni italiane e sicuramente in quella di Foggia, è che alla relazione dell’osservatore (per gare di settore giovanile) non venisse poi mai attribuito il voto da parte dell’Organo Tecnico…
Da novembre 2023 a giugno 2024: una sezione in subbuglio. Nel pieno della bagarre pre-elettorale nazionale (l’ala Pacifici, l’ala Trentalange, il terzo polo guidato da Zappi e Affinito e sostenuto da Orsato) in tutte le sezioni italiane c’è fermento. Anche in quella di Foggia, dove c’è chi propende per il terzo polo e chi per l’ex presidente Aia: commissariata per ben due volte nel 2022, a guidarla è Giuseppe D’Antuono (eletto nel 2022 dopo aver battuto De Meo, protagonista di una denuncia contro Orsato e Rocchi, leggi qui, qui e qui) che agisce in continuità con la precedente presidenza Di Paola (disarcionato dopo un’incredibile vicenda, leggi qui): fu proprio Di Paola ad individuare in D’Antuono il successore. A fine 2023 si registrano le prime forti fibrillazioni all’interno della maggioranza che sostiene D’Antuono: alcuni componenti del consiglio direttivo della sezione muovono rilievi sulla gestione economica, segnalano anomalie contabili, fatture, impieghi di denaro non giustificati. Saltano alcune riunioni del consiglio direttivo per mancanza di numero legale, fino a quando (gennaio 2024), al termine della riunione dell’organismo revisionale, il presidente Falco scrive una relazione molto dura sulla gestione economica del presidente di sezione, gli chiede chiarimenti e intanto segnala tutto all’Aia, al Comitato Nazionale e al Servizio Istruttivo Nazionale.
Mentre Aia e Comitato Nazionale si palleggiano la vicenda (sono presi da ben altro, intanto Gravina ha prolungato i termini elettorali nazionali…), all’interno della sezione dauna la tensione aumenta. A fine marzo la maggioranza del consiglio direttivo si dimette, mette nero su bianco con una lettera nella quale si “sprecano” le accuse; i dimissionari vengono sostituiti e viene nominato un nuovo Organo Tecnico: Eduardo Massaro. Ad aprile (il 14 aprile) il presidente D’Antuono fa covisionare Falco (designato come osservatore per una gara di Terza categoria, prima di questa gara aveva fatto l’osservatore in altre cinque gare, gare di tornei giovanili) proprio da Massaro. Gli viene attribuito un voto bassissimo, il più basso che c’è nella scala: 8.20. Un voto che, come risulta dagli atti della Procura federale, viene inserito nella piattaforma dedicata solo il 3 luglio 2024, cioè tre giorni dopo la normale chiusura delle graduatorie. Non solo: sempre il 3 luglio, come risulta dall’indagine della Procura, vengono inseriti i voti relativi alle sue relazioni per le gare osservate a febbraio. Voti, anche qui, bassi. Tali da far media e da provocarne la sua esclusione, come da regolamento: ad agosto 2024, infatti, l’Aia (ricevuto il tabulato dal presidente di sezione) gli comunica il non rinnovo tessera.
Un provvedimento inedito, mai accaduto prima in Italia nella storia dell’Aia: mai successo infatti che un osservatore arbitrale (di gare giovanili o terza categoria) sia stato mandato a casa per colpa di voti, mediocri, alle relazioni redatte.
Prima di continuare, ecco alcune domande. Perché i voti di Falco vengono inseriti soltanto il 3 luglio 2024? E se i voti (alle relazioni) di febbraio erano così bassi, come mai Falco non è stato fermato (come previsto), non ha ricevuto la necessaria lettera confidenziale, e invece ha continuato a ricevere ulteriori designazioni? E perché proprio ad aprile 2024 riceve una nuova covisionatura, per giunta dal nuovo organo tecnico, nominato dopo la relazione del presidente del collegio dei revisori dei conti (Falco, appunto), e dopo le dimissioni di massa nel consiglio direttivo? C’è stata o no una manipolazione dei voti? Si può escludere che siano stati voti ritoccati, o taroccati, o punitivi? E, soprattutto, si può escludere che la questione dei voti alle relazioni di Falco come osservatore arbitrale non siano legate alla relazione di Falco (come presidente del collegio dei revisori dei conti della sezione di Foggia) sulla gestione economica della sezione Aia di Foggia presieduta da Giuseppe D’Antuono? Qualcuno risponderà?
Intanto, riprendiamo l’excursus. In piena estate il “caso Falco” approda in Comitato Nazionale. Che naturalmente si spacca, anche su questa vicenda. In quattro (Camiciottoli, Senesi, Mazzaferro e Marconi, è l’ala Trentalange) vorrebbero respingere la richiesta di D’Antuono (revocare la tessera a Falco), mentre gli altri quattro componenti (Zappi, Zaroli, Affinito e Archinà) sono favorevoli all’estromissione di un osservatore sezionale per motivi tecnici dall’Associazione: un fatto mai accaduro in oltre 110 anni di storia Aia. Il presidente Pacifici vota con loro: dunque, a maggioranza (risicata), Falco viene escluso. L’ex osservatore (ed ex presidente del collegio dei revisori della sezione di Foggia) fa però un ricorso al Comitato Nazionale, e anche in questa sede matura una nuova spaccatura.
Così tanto profonda da portare a una decisione “salomonica”: sospesa la decisione sulla istanza di revoca del non rinnovo tessera, in attesa dell’indagine della Procura Figc. La chiusura indagini e il patteggiamento (chiesto e ottenuto) del 6 marzo, oltre che a mettere nero su bianco le “anomalie”, aprono adesso nuovi scenari. D’Antuono tornerà, come nulla fosse accaduto, a fare il presidente? Falco si riserverà anche un’azione giudiziaria civile e penale? O attenderà che il neo presidente dell’Aia Antonio Zappi dica, e soprattutto, intervenga? Non tanto a sua difesa, quanto all’immagine di un’associazione offuscata da questo ennesimo, sciagurato, scivolone…