Giustizia sportiva: Buonfiglio e Abodi, niente scherzi! La sentenza della Corte Europea vi ha sfilato potere, controllo e riformicchie

Il ministro Abodi con Buonfiglio, presidente del Coni

“Ora siamo pronti a valutare i percorsi più idonei per armonizzarne gli effetti con le proposte in fase di elaborazione”: è la parte finale del dispaccio pubblicato e diffuso dal Coni – le parole sono del presidente Luciano Buonfiglio – all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia Ue sulla giustizia sportiva italiana.

Bene. Anzi, male.

Perché? Ora lo spieghiamo, e lo facciamo nella forma che utilizzava dagli schermi di Raitre un formidabile giornalista (ahinoi scomparso da già troppo tempo), ovvero Andrea Barbato che, sui fatti del giorno, spediva una cartolina allo sventurato protagonista di turno.

E allora.

Caro presidente Buonfiglio, l’unico intervento che ci attendiamo sulla giustizia sportiva è quello di non provare – con la scusa della sentenza emessa giovedì scorso dalla Corte di Giustizia Europea- a mettere le mani sulla giustizia sportiva trasferendo il relativo controllo da tanti (circa settanta, quanti sono cioè i presidenti di federazione e Dsa affiliati al Coni) ad uno (il ministro dello Sport di turno).

La storia ci insegna che il potere in mano ad un sol uomo non va bene, si chiama talvolta dittatura e spesso arbitrio.

Non si può non darle atto, presidente Buonfiglio, che la giustizia sportiva ha spesso fino ad oggi fatto ridere (o forse, è meglio scrivere: piangere). Ma lei dove era? Cosa ha fatto, se non farsi etero-istituire una Commissione (come in Italia si fa da sempre quando non si vuole affrontare un problema)? Una risposta alla Quinto Fabio Massimo, noto per la sua abilità di rimandare sempre, e non per caso chiamato il Cunctator (sui libri di testo di una volta, il “Temporeggiatore”)..

Adesso, con una mossa al tempo stesso furba e sfrontata, con il suo comunicato del 17 luglio («Abbiamo preso atto dei contenuti della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla giustizia sportiva e ci stiamo attivando per concordare un celere piano d’azione con gli organismi e gli attori istituzionali preposti. Come più volte sottolineato, avevamo subordinato la definizione degli interventi normativi relativi a una più ampia riforma di questo ambito proprio agli esiti dell’atto UE e ora siamo pronti a valutare i percorsi più idonei per armonizzarne gli effetti con le proposte in fase di elaborazione”), fa finta che lei non c’entra nulla. Della serie: ragazzi, “questi monelli” della Corte di Giustizia hanno creato un problema ma, tranquilli, ci penso io a risolverlo, ora riformiamo tutto.

No. Caro presidente Buonfiglio, dica la verità. Il problema (fino a oggi) è stato il Coni, cioè il soggetto del quale lei è presidente e che per Legge ha il potere/dovere di fare le regole dello sport.

Il Coni, sotto la sua presidenza, ha fatto qualcosa? Ma certo, come no. Un anno fa ha istituito la famosa, e inutile, Commissione, facendosi dire/dare dal ministro Abodi tanti nomi da infilarci dentro.

E la diarchia Abodi-Buonfiglio (chissà che direbbe la Corte di Giustizia delle monarchie ripristinate dal primo nelle Federazioni) cosa ha partorito?

Così come per la Commissione (inzeppata di amici del ministro, come se il potere di vigilanza e controllo si potesse trasformare in potere di amministrazione attiva; nota bene: attenzione, illustri giuristi dicono che una cosa del genere è un’aberrazione), ha partorito la riformetta secondo cui i procuratori federali (e il Procuratore dello Sport e i componenti del Collegio di Garanzia) li sceglie il Ministro dello Sport (ricordate sempre la dizione: d’intesa con l’Autorità Vigilante) e che durano in carica anche per otto anni.

Non siamo giuristi. Ma, scusate, perché (ancora, esattamente come prima) ci devono essere tanti procuratori quante sono le federazioni? Non sarebbe stato più garantista istituire un corposo ma unico corpo di procuratori, tra i quali un sistema elettronico distribuisce poi a rotazione i procedimenti disciplinari? Non ci venga a dire che ciascuna federazione ha la sua specificità e che per questo occorre una Procura per ogni singola federazione. Balle. Gli illeciti disciplinari sono uguali in tutte le federazioni e, anzi, un’unica Procura (con un sistema elettronico di assegnazione) garantisce il massimo di imparzialità, e insieme di uniformità di valutazione.

No. Ovviamente a tutto questo il presidente Buonfiglio (e il suo consulente abituale, Pierluigi Matera) non hanno pensato. Si sono piegati al volere del Ministro che oggi può “scegliere” TUTTI, dicasi TUTTI, i procuratori delle Federazioni. Un potere enorme e, allo stesso tempo, abnorme.

Siamo sicuri, presidente Buonfiglio, che basti il suo comunicato del “giorno dopo” per far dimenticare alla gente che cosa avete fatto fino ad oggi?

Già. Il comunicato. Ci promette, signor presidente, delle iniziative pirotecniche (ora siamo pronti a valutare i percorsi più idonei per armonizzarne gli effetti con le proposte in fase di elaborazione). Lasci stare, la supplichiamo. Non si azzardi a cercare di limitare o indirizzare la portata dirompente della sentenza ottenuta dai suoi avvocati Fidanzia e Angeletti (ricordiamo che costoro – difendendo il Coni – hanno insistito perché il sistema restasse esattamente com’era). Proprio così, signor presidente, ma come fa chi, come lei, si è difeso davanti alla Corte UE pregando che tutto restasse come era, a ringraziare adesso la Corte Ue per quello che ha fatto (e scritto).

Né, caro presidente, si può scusare dicendo che gli avvocati del Coni hanno fatto la stessa cosa del grande e celebre e illustre avvocato Giancarlo Viglione della Figc. Ci sta, infatti, che Viglione (era l’epoca Gravina che si è chiusa da poco, anche se c’è chi sostiene che nulla sia cambiato se non il nome del presidente federale: e intanto Viglione sta ancora lì, ad esempio, come il segretario Brunelli: che si stia cercando loro un’altra sistemazione o si andrà avanti in perpetuatio?) difendesse il plotone di giuristi che dettavano (e dettano) legge nella giustizia sportiva della Federcalcio. Non ci sta, invece, che chi è al vertice dello sport dica ai suoi avvocati di difendere il potere della giustizia sportiva.

Una commedia all’italiana. Buonfiglio vuole salire sul carro dei vincitori. E, una volta su quel carro, chissà cosa tramerà…

Lasci stare, presidente Buonfiglio. Torni sulla terra. Una volta dati pieni poteri alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) non c’è più niente da controllare. E perché questo avvenga (non si raccontino storielle) non c’è bisogno assolutamente di nulla. La sentenza della Corte Ue (in Italia, così come in tutti gli altri Paesi dell’Unione) ha un effetto automatico: da domani tutte le cause pendenti in Italia davanti alla giustizia amministrativa (e ovviamente anche tutte quelle a venire) saranno decise da giudici che hanno il potere di spazzare via ogni sanzione ingiusta.

Dunque, oggi non serve più nulla. Non ci provi presidente Buonfiglio, lei che con i suoi avvocati Fidanzia e Angeletti ha osato dire alla Corte Ue di lasciare le cose come stavano, a reinfilarsi al potere con qualche riformicchia che non serve più perché da oggi, di giustizia sportiva se ne occupa lo Stato italiano con i suoi giudici altamente qualificati.

Caro presidente, ha letto cosa ha detto (con senso di ovvietà) il ministro (il testo è qui)? Parole una appresso all’altra, tuttavia – ce lo si consenta – senza un rinvenibile senso giuridico. Cosa c’entra, ad esempio, la Carta Costituzionale quando la nostra Corte Costituzionale più volte ha respinto la questione che adesso (giovedì scorso) ha invece accolto la Corte di Giustizia Ue? Si sa e non è certo una sua colpa, il ministro non è un giurista (che si doti di uno staff adeguato, se non lo avesse).

La cosa è molto semplice: la sentenza della Corte di Giustizia, come si dice nel gergo giuridico, è auto esecutiva: non ha bisogno di nulla. Non si capisce allora perché il ministro si debba occupare di giustizia sportiva, visto che ha soltanto poteri di controllo e di vigilanza, e non certo di amministrazione attiva. Questa dovrebbe competere a Buonfiglio, ma Buonfiglio ha passato il testimone al ministro, per quale motivo ci resta oscuro.

Una cosa è certa, comunque: tutto quello che è finora girato (sotto forma di “riforma”) è assolutamente preistorico. Tutto spazzato in un amen. Se ne convinca, presidente Buonfiglio (e se ne convinca, ministro).

Come abbiamo detto, ormai l’ultima parola sugli illeciti disciplinari nello sport sta(rà) al giudice amministrativo che (finalmente) potrà stracciare il provvedimento col quale questa o quella federazione cerchi (per secondi e poco commendevoli fini) di espellere o di sospendere per anni l’associato “scomodo”.

Ma, nonostante sia ormai tutto chiaro (la sentenza della corte Ue è come un machete sul desiderio del Coni e Figc di conservare un qualche potere in materia di giustizia sportiva) ecco che voi, illustri Abodi e Buonfiglio, vi siete fatti avanti in ogni dove per dire “grazie Corte, grazie ci pensiamo noi ora a rimettere tutto a posto”.

La corte Ue è stata chiara, chi avesse voglia di capire il giuridichese potrà leggere i paragrafi da 100 a 108 della sentenza.

In base a quanto si legge in quei paragrafi (dove si parla di distanza e indipendenza tra il soggetto chiamato a pronunciarsi nei procedimenti disciplinari, di autonomia e di mancanza di qualsivoglia possibilità di condizionamento) il ministro dello Sport e il presidente del Coni debbono oggi tenersi lontanissimi dalla materia. Il loro è, appunto, un tentativo (vietato) di mantenere le mani dove non le possono mettere perché qualsiasi loro intervento risulterebbe essere una forma di condizionamento di chi fosse nominato nella giustizia sportiva.

Un esempio? La “riforma Abodi” prevede che sia scelto dal ministro. Secondo voi questo procedimento di nomina (tre designati dal Coni, ma è nominato solo il candidato di gradimento del ministro) non è una forma dì condizionamento (diretto o anche soltanto indiretto) del nominato? Chi ci garantisce che il nominato non risponderà a eventuali sollecitazioni del ministro di turno? Un procuratore, che dura in carica quattro anni, non avrà interesse a tenersi buoni i poteri che potrebbero rinnovarlo per altri quattro anni?

Potremmo continuare. Il senso complessivo è peraltro già chiarissimo. Lo abbiamo detto e ridetto. La sentenza della Corte di Giustizia è la morte della giustizia sportiva in Italia.

Non c’è nulla da resuscitare, signor ministro Abodi e signor presidente Buonfiglio.

Si tratta di istituire, come c’è in ogni associazione, un collegio di probiviri (tre o cinque) scelto a sorteggio da una lista nazionale di soggetti qualificati. Si tratta di garantire che quel collegio di probiviri si determini velocemente e che assicuri all’incolpato ogni possibile forma di difesa.

Assunta la decisione dai probiviri, chi fosse stato ingiustamente sanzionato deve potersi rivolgere il più velocemente possibile alla giustizia dello Stato perché solo questa può garantire il rispetto dei principi che la Corte UE ha indicato ai paragrafi da 100 a 108 della sua sentenza.

Ogni altra e diversa soluzione è un tentativo di ripristinare forme di controllo della giustizia nello sport.

La giurisprudenza amministrativa da anni ha detto che le decisioni endo-federali (confermate o meno dal Collegio di Garanzia) non sono altro che un provvedimento federale. Ebbene: ci vogliono davvero tre gradi di giudizio per avere un provvedimento federale? Non succede in nessuna Amministrazione anche importante (Agcm, Anac o Consob) dove appunto c’è un’istruttoria in contraddittorio e poi c’è il procedimento.

Ci è mai chiesti perché nel sistema dello sport tricolore ci sono tre lunghi passaggi (Tribunale, Corte e Collegio di Garanzia) prima della sanzione? Solo per evitare che “possa sfuggire il controllo… “.

Chiudiamo questo lungo discorso. Cari Abodi e Buonfiglio, il controllo della legittimità della sanzione nello sport è finalmente trasferito allo Stato. Le centinaia di stagni paludosi (chiamati tribunali o corti) nei quali vivono da anni le clientele dei presidenti federali vanno prosciugati. Al loro posto istituite un elenco nazionale di probiviri (fateli scegliere a CSM o Anac) e imponete loro di decidere velocemente.

Tanto in cima alla catena di controllo da oggi (o meglio dal 16 luglio scorso) c’è un giudice amministrativo che non sarà più costretto a far finta di niente.

La Corte UE ha detto basta clientele, basta conflitti di interesse, basta giustizia sportiva usata come clava del potere presidenziale: ad esempio, è normale che Viglione (autore della riforma della giustizia sportiva in Figc come risulta dal suo curriculum in rete) sia anche avvocato della Figc nei procedimenti disciplinari e insieme responsabile delle relazioni istituzionali della Figc? Siamo sicuri che siano queste le condizioni di terzietà e trasparenza richieste dalla Corte di giustizia? Può, chi fa l’avvocato per la Figc, fare anche le leggi della Figc? Ovviamente, la domanda è retorica.

Presidente Buonfiglio, ministro Abodi: non perdete tempo a risponderci, sarebbe inutile, né del resto ce lo aspettiamo.Abbiamo capito che le vostre priorità siano altre, che le attenzioni vadano altrove. Come dimenticare le immagini di Wimbledon, una settimana fa. Buonfiglio (e il suo scherano Di Tommaso) si sono distinti in mondovisione mentre sgomitavano per farsi i selfie con Sinner. Abodi (oscurato dalla stampa rispetto ai due) non è stato da meno: urlava verso Sinner e la capo del cerimoniale di Wimbledon per parlare con il fresco (ri)vincitore senza neppure rendersi conto che il principe Harry e la sua famiglia (ossia i padroni di casa a Wimbledon) avevano ovviamente la precedenza, secondo semplici regole di protocollo, su ogni altra qualsiasi Autorità…

Noi ci aspettiamo solo una cosa, Buonfiglio e Abodi: che voi diate seguito a quanto fissato dalla Corte di giustizia Europea. Mettete il cuore in pace, e godetevi l’estate.

Cordialmente.

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