Lunedì scorso, nel corso della cerimonia svoltasi al Centro di preparazione olimpica “Giulio Onesti” a Roma, il presidente della Fidal Stefano Mei ha ricevuto il “Collare d’oro” (il massimo, più prestigioso e più significativo riconoscimento sportivo tricolore) dalle mani del presidente del Coni Luciano Buonfiglio e da quelle del ministro dello Sport Andrea Abodi davanti a una platea di personalità e di premiati del mondo sportivo azzurro; una premiazione un po’ a sorpresa se si considera che nella Giunta numero 1174 del 14 luglio 2026 erano state decise e poi comunicate (attraverso un comunicato stampa) le assegnazioni del “Collare d’oro” e no, nella lista proprio non compariva Stefano Mei, il cui nome sarebbe invece comparso solo nel comunicato del Coni dell’8 ottobre nel quale c’era l’intero elenco dei premiati: quando e da chi è stata decisa questa attribuzione da parte del Coni che, lo ricordiamo, è un Ente pubblico?
Sempre lunedì scorso la World Athletics ha ufficializzato il 27 maggio 2027 come il giorno del Golden Gala “Pietro Mennea” all’Olimpico di Roma: è la tappa della Wanda Diamond League che, nel ricordo di uno tra i più grandi campione nella storia dell’atletica (non solo italiana), si disputa ogni anno in Italia.
Apparentemente sembrano slegate, eppure le due notizie sono in realtà intrecciate da un filo che lega l’attuale presidente della federazione di atletica italiana al compianto ex primatista mondiale dei duecento metri e campione olimpico a Mosca nel 1980.
Un filo che è diventato un’ingarbugliata matassa nel corso degli ultimi quattro anni e che, invece di sciogliersi, continua a dipanarsi e avvolgersi tra cause giudiziarie, testimonianze disarmanti e comportamenti desolanti, da quando cioè – era il 2 giugno 2023 – mentre era in corso il Golden Gala Pietro Mennea eccezionalmente allo stadio Ridolfi di Firenze e non come d’abitudine all’Olimpico di Roma – in diretta Rai il giornalista Franco Bragagna faceva notare, non senza stupore, l’assenza in tribuna della signora Manuela Olivieri, cioè della vedova del grande campione Pietro Mennea nel cui nome e nel cui ricordo quel meeting si disputava (e si disputa) dall’anno (2013), cioè dall’anno della sua dolorosa scomparsa.
Un vuoto incolmabile quello di Pietro, un vuoto (in tribuna) inspiegabile quello della signora Manuela Olivieri Mennea, presente nelle precedenti edizioni e assente proprio nel decennale della morte del campione azzurro: l’iniziativa fu presa per la prima volta nel 2013 dall’allora presidente federale Alfio Giomi e sempre mantenuta fino al termine della sua presidenza (2021) attraverso un invito cartaceo personale, seguito da una chiamata della segreteria per la conferma e dunque non attraverso un invito via mail, un riguardo dovuto alla leggenda dello sport italiano e alla sua signora (come del resto prima accaduto per la vedova del presidente Nebiolo), nel corso delle varie edizioni del meeting sempre nel posto riservato alle personalità più importanti presenti all’evento, secondo un preciso cerimoniale.
Da notizia, quel vuoto del 2 giugno 2023 annunciato in diretta tv, sarebbe ben presto diventato il motivo di una serie di denunce, di licenziamenti e di cause che ancora oggi tengono banco nelle aule di tribunali. Rivoli velenosi, misteriosi e dolenti che attraversano la governance-Mei alla Fidal e che se ne aggiungono ad altri, perché la Fidal targata Mei è una federazione che negli ultimi anni, accanto ai prestigiosi successi internazionali e al ritrovato standing assoluto mondiale, ha visto insorgere una serie di accadimenti, alcuni all’attenzione non solo degli organi di giustizia sportiva ma addirittura di diverse Procure della Repubblica ma che tutte, al momento, restano (ancora) avvolte dal mistero: dalle modifiche allo Statuto con contestuale via libera alla possibilità del terzo mandato di fila per il presidente alla delibera di aumento dello stipendio del presidente federale (dai 36mila ai 150mila più bonus), da una girandola di nomine negli organi di giustizia federale al ritrovamento di una cimice all’interno della sede federale scoperta per caso, dalla buonuscita (500mila euro?) all’ormai ex segretario generale (e braccio destro e sinistro di Mei) Alessandro Londi a una serie di esposti (tra cui proprio uno proprio di Londi successivo alla sua uscita da Fidal) su affidamenti e progetti, per non parlare di provvedimenti “ritorsivi” della giustizia federale a una serie di inspiegabili deferimenti (ultimo in ordine di tempo quello contro Antonella Palmisano, notificato dieci giorni prima dei campionati europei a Birmingham).
Una serie infinita, come una serie (ancora) non chiusa è quella relativa alla vicenda del 2023 e che ha visto coinvolte (alcune ancora lo sono, e lo sono in aule di tribunale), a vario titolo, una serie di persone. Il presidente federale Mei, l’ormai ex segretario Londi, le tre (ex) segretarie della Fidal (Giorgia Corradini, Annalisa Tinessa e Valeria De Luca) e la signora Manuela Olivieri Mennea; una vicenda che ha toccato persino il giornalista Rai Franco Bragagna e l’ex direttore di Rai Sport Iacopo Volpi che, secondo alcune voci, avrebbe ricevuto pressioni proprio da Mei affinché prendesse provvedimenti nei confronti di Bragagna il quale, nella diretta Rai del 2 giugno 2023, aveva fatto notare l’assenza in tribuna della vedova di Mennea perché non invitata, e dunque perché reo, secondo Mei, di non aver dato una notizia corretta, e cioè in buona sostanza come non fosse vero che la signora Mennea non era presente perché non invitata…
Ora, per brevità, si ricostruiranno in maniera sintetica i fatti, prima di arrivare al vero punto di domanda che andrebbe in realtà posto al fine di questa vicenda che resta a galla e che è tornata d’attualità proprio nel giorno (lunedì scorso) del conferimento da parte del Coni a Mei del prestigioso “Collare d’oro” e della data del 27 maggio 2027 per il “Golden Gala Pietro Mennea” e, soprattutto, alla luce di questa dichiarazione resa dall’ex segretaria della Fidal Annalisa Tinessa nel corso di un’udienza (siamo alla fine del 2025) davanti al giudice della II sezione Lavoro del tribunale di Roma, “…sapevamo tutte e tre (cioè lei insieme alle altre due ex segretarie) che la Mennea, nelle precedenti occasioni, era stata ospite fissa del Golden Gala. Ricordo che abbiamo fatto diverse riunioni anche con il presidente e il nome della vedova Mennea non era mai comparso nella lista degli invitati; quindi la stessa non era stata proprio inclusa nella lista e pertanto non era destinataria dell’invito”.
I fatti precedenti. Mentre è in corso il Golden Gala a Firenze (2 giugno) 2023 il giornalista Rai Franco Bragagna che sta curando la diretta tv, fa notare l’assenza in tribuna della signora Manuela Oliveri, la vedova di Pietro Mennea. Perché “non invitata”. La notizia fa subito colpo, e “colpisce” anche un imbarazzato Mei: il presidente federale chiama al telefono due delle tre segretarie chiedendo conto: c’è o non c’è questo invito, abbiamo una mail? Secondo alcune ricostruzioni, pare dica anche “ora risolvete il problema…rimediate voi”.
Da qui partirà un’escalation, ricostruita attraverso deposizioni, testimonianze e atti giudiziari.
Nella serata del 2 giugno le tre segretarie cercano di recuperare una mail che non c’è (e non c’è mai stata), decidono allora di “produrne una” postuma e la inviano (a “recuperarla” sarà la De Luca) al presidente federale Mei insieme a uno screenshot. Mei il giorno dopo scambia messaggi al telefono via whatsapp con la signora Olivieri che ribadisce: non c’ero perché non ho ricevuto alcun invito, tantomeno con una mail. E non, quindi, di non essere stata invitata. Di diversa natura la reazione di Mei che, per mesi, esibirà, a tutti quelli che gli chiedono spiegazioni, questo screenshot come prova dell’avvenuto invito e che, dunque, la signora Oliveri Mennea era stata invitata.
Chi dice il vero? Il presidente Mei e allora la signora Oliveri Mennea è una bugiarda; oppure è il contrario, cioè Mei è un bugiardo e la signora Oliveri Mennea ha semplicemente detto la verità: non ho ricevuto alcun invito. Le domande si accavallano.
Mentre le domande si affollano e le risposte latitano, stanca ma battagliera, la vedova Mennea decide allora di passare all’azione, querelando Mei dopo aver scoperto attraverso una perizia che lo screenshot, diramato urbi et orbi, era falso. Della questione se ne occupa la Procura di Forlì, città dove Mei ha la residenza. Al termine delle indagini, su richiesta del pm, il gip Elisabetta Giorgi dispone (siamo a fine 2025) l’archiviazione del procedimento penale in quanto “gli elementi raccolti nelle indagini preliminari non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna a carico dell’indagato, non potendo, in particolare, dirsi provato l’elemento soggettivo (dolo) del reato in iscrizione…”. In sostanza: Mei non può essere rinviato a giudizio in quanto l’accusa è per un procedimento penale e, venendo a mancare la “consapevolezza” e dunque il dolo dell’indagato, viene a mancare il presupposto fondamentale per procedere penalmente. Diverso sarebbe il caso di colpa di Mei…( e qui si può aggiungere, come emerso dalle dichiarazioni della Tinessa e confermate di fatto dalla De Luca, ci fossero state riunioni precedenti al meeting ad oggetto gli inviti da spedire, e che nel corso di quelle riunioni non era mai emerso il nome della Oliveri Mennea come soggetto a cui inviare l’invito e che dunque Mei non poteva non sapere..).
Le colpe per quel mancato invito Mei le addosserà invece subito alle tre segretarie, “colpevoli” – secondo l’allora e ancora attuale presidente Fidal – di avergli inviato una mail falsificata, di un relativo screenshot falso e della conseguente (e smascherata) figuraccia.
Per brevità. Dopo l’avviso di garanzia ricevuto dalla procura di Forlì, partono una serie di convocazioni in sede per le tre segretarie, riunioni alle quali partecipa anche l’allora segretario Londi; una delle tre segretarie (De Luca) viene invitata (questo secondo le ricostruzioni delle vicende giudiziarie e le testimonianze) a registrare un colloquio con le altre due colleghe “utile” a registrare le responsabilità e le colpe altrui e non quelle di Mei; la sospensione delle tre segretarie; il successivo licenziamento delle tre segretarie; la causa di lavoro intentata da una delle tre ex segretarie (Giorgia Corradini) e una causa per diffamazione aggravata sempre nei confronti di Mei perché l’ha accusata di aver prodotto scientemente mail e screenshot; un’altra causa di lavoro intentata dall’ex segretaria Valeria De Luca in opposizione al licenziamento, un procedimento nel corso del quale l’altra ex segretaria (Annalisa Tinessa) ha affermato che “…sapevamo tutte e tre (cioè lei insieme alle altre due ex segretarie) che la Mennea, nelle precedenti occasioni, era stata ospite fissa del Golden Gala. Ricordo che abbiamo fatto diverse riunioni anche con il presidente e il nome della vedova Mennea non era mai comparso nella lista degli invitati; quindi la stessa non era stata proprio inclusa nella lista e pertanto non era destinataria dell’invito”.
L’oggi. Tradotta al presente, è questa una deposizione che fa emergere due ben precisi e nitidi particolari, aprendo un nuovo scenario e riaprendo, di fatto, il caso del mancato invito alla vedova di Mennea. Il falso screenshot, fino ad ora l’elemento cardine della vicenda, viene infatti a perdere il ruolo di prova principale. La testimonianza della Tinessa, confermata di fatto dalla De Luca, chiarisce senza ombra di dubbio che Stefano Mei fosse perfettamente al corrente che Manuela Olivieri Mennea non era stata invitata. E (ci) pone davanti a una serie di interrogativi: tutto quello avvenuto dopo le dichiarazioni in tv fatte da Bragagna è stata o no una messa in scena di cui Stefano Mei era perfettamente consapevole, essendo lo stesso Mei perfettamente al corrente, avendo partecipato di fatto in più occasioni alla stesura dell’elenco degli invitati, che Manuela Olivieri Mennea non era stata invitata? È credibile (oppure no) che tutto ciò sia avvenuto per colpa (“non se ne era accorto”), e non per dolo, essendo l’invito di Manuela Olivieri Mennea, in questo caso l’ospite più atteso, come da lui stesso dichiarato, un suo preciso compito istituzionale? A tal proposito è opportuno sottolineare come negli anni precedenti Manuela Olivieri Mennea sia stata regolarmente invitata e come fosse prassi occuparsi in maniera specifica da parte del presidente degli ospiti più importanti. È (o no) una ben chiara minaccia nei confronti della segreteria il fatto che Mei intimi “ora risolvetemi il problema”? È palese (oppure no) che le affermazioni fatte (e ripetute più volte), “Manuela Olivieri Mennea è stata regolarmente invitata” in contrasto con le affermazioni di Manuela Olivieri Mennea «non ho mai ricevuto alcun invito», rappresentino una volontà di denigrare e diffamare Manuela Olivieri Mennea, dandole esplicitamente della bugiarda?
Infine, alla luce di quanto (purtroppo) desolatamente emerso: ma perché, una volta preso atto come quest’invito (se mai fosse stato preparato) non fosse stato mai realmente inviato, non chiedere scusa (né informalmente né formalmente) e invece continuare a esporre sempre la stessa versione?
Che ci sia materia per “riaprire” il caso non si sa. Di certo, sarebbe materia su cui riflettere per il presidente del Coni Luciano Buonfiglio che, alla presenza del ministro Abodi, lunedì scorso ha insignito Stefano Mei della massima onorificenza (il “Collare d’oro”) in ambito sportivo, campo sportivo (italiano, anzi mondiale) nel quale Pietro Paolo Mennea resta il più fulgido esempio di campione. Di sport, etica e purezza. Lontano (e irraggiungibile). Lontano assai da questa Fidal e da questo Coni…






