Arbitri al voto, duello Zappi-Trentalange: ecco la mappa dei 730 delegati regionali. Alle urne tra spinte secessioniste e ombrello Figc

La volata finale per la corsa alla presidenza Aia mentre si completano le squadre dei due contendenti. La perdita del 2% come componente federale, l'ultima riunione del Comitato Nazionale. Si allarga la frattura in Sicilia
Zappi, Baglioni, Trentalange e Senesi

Chiusa senza sorprese e guizzi, chiusa senza (quasi) colpo ferire la partita sul peso elettorale in consiglio federale, il sistema arbitrale tra veleni e spaccature si prepara adesso alla battaglia finale. Si susseguono telefonate e incontri, pressioni e preghiere. Sarà così per altri quaranta giorni, sarà una lunga volata fino al 14 dicembre, quando quasi mille delegati decideranno, depositando la scheda nell’urna, il nuovo presidente dell’Aia e i componenti del Comitato Nazionale: la scorsa settimana il 74% dei votanti (18mila al voto sui 24mila aventi diritto) hanno scelto i 730 delegati nazionale scelti su base regionale, secondo i nuovi meccanismi stabiliti dallo Statuto adeguato – non senza mal di pancia – in base ai nuovi dettami federali; dal 7 al 22 novembre invece si andrà al voto per scegliere i 206 presidenti di sezione, pure loro iscritti di diritto al gran ballo di metà dicembre quando, dopo tre anni logoranti, verrà messo il punto ad una lotta intestina e senza quartiere. Intanto, lunedì prossimo, l’assemblea straordinaria della Figc convocata da Gravina a Fiumicino certificherà la perdita del 2% (al tempo la percentuale di peso elettorale in consiglio federale fu elargita da Abete) pur se l’attuale gruppo dirigente – in testa l’uscente Pacifici e il candidato presidente Zappi – si aspettino un riconoscimento in termini di autonomia, cavallo di battaglia del gruppo guidato dall’ex presidente Trentalange, anche lui iscritto (anche qui non c’è ancora l’ufficialità) alla corsa per il soglio presidenziale.

Autonomia funzionale-gestionale, o anche economico-finanziaria? Solite promesse, o davvero un tema che sarà affrontato e sciolto? Una domanda di non poco conto, una domanda e un’istanza risuonate forti anche nel corso dell’ultimo turbolento consiglio nazionale svoltosi domenica scorsa, alla vigilia cioè del consiglio federale. La riunione ha plasticamente messo in rilievo, una volta di più, divisioni e spaccature, sovralimentate poi dalla cruenta battaglia elettorale in corso. Il nodo autonomia, a fronte della perdita del 2%, diventerà il manifesto principe nella lunga volata elettorale – anzi lo è già diventato – per accaparrarsi voti e poltrone. Il gruppo che fa capo a Trentalange (e Baglioni, che in questa tornata elettorale fa da regista senza puntare a candidature), e cioè Senesi, Camiciottoli, Marconi e Mazzaferro, domenica scorsa aveva presentato un documento, chiedendo che venisse messo ai voti e poi messo sul tavolo del consiglio federale. Nel documento si ribadiva come il 2% fosse da difendere, anzi da incrementare specie in ragione delle percentuali attribuite ai calciatori (20%) e tecnici (10%), che l’Aia abbia bisogno di avere una sua autonomia gestionale e finanziaria, e veniva sottolineata l’esigenza (e l’urgenza) anche di riprendersi la “giustizia domestica”. In sostanza un documento di governo e di lotta, un documento da votare quale piattaforma di rivendicazione in salsa autonomista da portare in consiglio federale. La proposta è stata però respinta dalla maggioranza che si è coagulata intorno al candidato (ufficialmente non ancora) Zappi, l’esponente del cosiddetto terzo polo che in questi mesi, insieme ad Affinito e col vento favorevole di Orsato, ha guadagnato simpatie e consensi (anche federali) lungamente lavorando per preparare il terreno alla discesa in campo e costringendo l’uscente Pacifici col vice Zaroli (per lui si parla di un imminente incarico federale…) a posizionarsi in suo favore dopo il mancato accordo col gruppo Trentalange. Con cinque voti (l’altro voto di Archinà) è stata così approvata, per portarla in consiglio federale, una sorta di “mozione Zappi”: apertura all’eliminazione del 2% dell’Aia in consiglio federale (ma sul punto ci sarebbe stato poco da lottare, Gravina la decisione l’ha presa e non l’avrebbe cambiata), ma soltanto in subordine al riconoscimento di un’autonomia economica e giuridica di cui dotare l’Aia, senza però arrivare ad una Lega degli arbitri, così come magari vorrebbe (anche) la Lega serie A. Un’autonomia economica e tecnica, ma senza però arrivare alla secessione: il movimento arbitrale resterebbe così ancora sotto il cappello della Figc con la permanenza del presidente Aia nelle riunioni del consiglio federale come membro di diritto senza diritto di voto (anche qui, però, la permanenza, senza diritto di voto, è nella bozza di Gravina…). Il documento è stato poi girato, con una nota interna, da Pacifici che pare avrebbe voluto mettere sul piatto anche il recupero della giustizia domestica (persa dall’Aia dopo il caso D’Onofrio), ma questa richiesta non sarebbe passata: di certo e comunque non troverebbe mai il via libera da parte di via Allegri. Lunedì l’assemblea straordinaria della Figc certificherà così l’uscita di scena dal consiglio federale della componente arbitrale. Le attese e i calcoli adesso sono tutti proiettati alla campagna elettorale.

Il primo passaggio è stato completato: sono infatti stati eletti, secondo i nuovi meccanismi su base regionale, i 730 delegati. Come di solito accade nelle campagne politiche e amministrative, i versanti contrapposti cantano vittoria, spargendo sale e veleno sul terreno avversario. Si può però fare una sorta di radiografia del voto, tenendo conto di due fattori. Il primo: in molte regioni, i delegati sono stati espressi in numero esatto di una ripartizione quantitativa tra sezioni, e quindi l’orientamento dovrebbe essere quello espresso in riferimento alla sezione e inoltre che sui 206 presidenti di sezione il 70% non cambia e un altro 15% si candiderà in continuità. Il secondo: col nuovo meccanismo elettorale le posizioni sono meno misteriose rispetto al passato e quindi la situazione può leggersi abbastanza bene. Inoltre, c’è una variabile importante rispetto al passato: i delegati non sono “comprabili”, in quanto dovranno osservare un biennio di incompatibilità con incarichi tecnici e quindi ci saranno assai meno sorprese dell’ultim’ora. Le notti dei lunghi coltelli paiono lontane ma mai dire mai. Tuttavia e ad esempio, due casi campione possono dare il termometro della situazione. C’è una sezione (del Sud) nella quale il candidato presidente (favorito) tende a lasciar intendere come le simpatie vadano a Zappi mentre in realtà pare deciso a confluire decisamente su Trentalange. E poi c’è il caso Sicilia: nelle urne per i delegati regionali, la maggioranza sarebbe appannaggio di Zappi ma la scelta di puntare su Terzo (presidente della sezione di Palermo) nella macro area Sud ha (ri)aperto la contesa: in Sicilia c’era stata una riunione tra Zappi, Affinito e i presidenti di sezione, quasi tutti decisi a puntare su Giordano (presidente del Comitato regionale Sicilia) come componente nel listino. E invece, a sorpresa, dopo la riunione, la scelta di Zappi è cambiata: i presidenti siciliani hanno convocato una nuova riunione, non sono soddisfatti e filtrano turbolenze. Il fronte Trentalange, almeno in sicilia, potrebbe allargarsi.

Il quadro per le altre regioni, al momento, pare questo. In Calabria, la regione cioè del componente uscente Archinà schieratosi con Zappi, pende nettamente verso Trentalange: dalle urne emerge come Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Cosenza siano per l’ex fischietto piemontese, il resto sarebbe con Zappi. Campania e Abruzzo integralmente pro Zappi (solo Avellino sarebbe pro Trentalange). In Puglia Bari è schierata con Trentalange, il resto del quadro regionale parrebbe invece appannaggio del rivale, ma anche qui serve grande cautela, un caso su tutti è quello che arriva da Foggia dove le fibrillazioni sono continue. Nel Lazio Latina, Albano e Rieti pro Trentalange, il resto dei delegati sarebbe pro Zappi. In Toscana la maggioranza è per Trentalange, mentre Siena, Arezzo, Pontedera e Prato pro Zappi. In Umbria: Terni e Gubbio pro Trentalange, il resto pro Zappi. Nelle Marche: Macerata, San Benedetto ed Ascoli pro Trentalange, il resto sarebbe favorevole a Zappi. In Emilia Romagna c’è Bologna pro Trentalange, il resto pro Zappi. Piemonte: maggioranza pro Trentalange, Alessandria e un altro paio di sezioni pro Zappi. Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia schierate su Zappi (solo Pordenone sarebbe pro Trentalange). In Liguria, invece, Genova pro Zappi, il resto sarebbe pro Trentalange. Alla ricerca di candidature meridionali, Trentalange e Baglioni nelle ultime ore sarebbero riusciti a far candidare Francesco Zangara, presidente della sezione di Catanzaro.

La campagna elettorale non è ancora neanche ufficialmente iniziata e, tra i 730 delegati, potrebbe esserci qualche possibilità di recupero sui voti di opinione, ma tanti delegati sono comunque espressione dei presidenti di sezione (si vota dal 7 al 22 novembre) e quindi potrebbe esserci uno stretto collegamento. Quanto ai big, Orsato ormai si muove come ultras di Zappi (e con lui Carbone), Braschi a ruota, mentre dal lato di Trentalange c’è stato l’endorsement di Dondarini, attuale presidente del Comitato Regionale Emilia che, in caso di vittoria, diventerebbe una sorta di “direttore sportivo” degli arbitri. Quanto ai big all’estero, Collina, Rosetti e Rizzoli, si lascia intendere come, al momento, provino a stare alla larga dalle beghe tricolori. Intanto Zappi ha definito la propria squadra: il laziale Massini sarebbe il vice-vicario mentre l’altro posto da vice toccherebbe al campano Affinito, per le “quote rosa” ci sono Finzi, Garroffalo e Caissutti, gli altri componenti Perrone (Modena), Terzo (Palermo) e Marchesi (Lodi). Quella di Trentalange sarebbe ancora in composizione, ma comprenderà di sicuro Katia Senesi come vice, per l’altro posto tra i vari contatti ci sarebbe stato un sondaggio anche con il salernitano Rossomando. Per il listino si fanno i nomi di Alibrandi (Piemonte), Reni (Toscana) e Maglietta (Puglia). Detto della candidatura del calabrese Zangara nel fuori listino, ci potrebbero essere anche Consonni (Lombardia) e Marconi (Umbria).

© 2024 Riproduzione riservata

Correlati