Nel giro di un mese si è dunque passati dalla “Salerno che non si piega” (conseguenze e risultati visibili; sempre ex post ahimè le riflessioni e le ammissioni) alla “Salerno che non si spiega”.
Almeno così sembra, almeno così si legge, almeno così si ascolta.
E già, perché adesso c’è una buona parte di Salerno (una buona parte di quella che segue le vicende e le evoluzioni della Salernitana) che proprio no, non si spiega, ad esempio, perché Maurizio Milan non sia stato allontanato da Salerno (o meglio dalla Salernitana) così come c’era scritto su una serie di striscioni in fotocopia affissi in vari luoghi della città, affissi – incidentalmente a livello temporale, sarà stata una coincidenza fortuita e casuale – in contemporanea alla notizia della mancata riconferma del team manager Salvatore Avallone…(o forse per il dialogo con alcuni gruppi piuttosto che altri, prima di Salernitana-Sampdoria?).
Sarà forse una (mia) ricostruzione strampalata. Chissà.
Però è strano, se non sospetto, che questa così energica presa di posizione non sia mai stata espressa così eloquentemente nel corso (almeno) degli ultimi tre anni, anni nei quali, senza soluzione di continuità, Maurizio Milan ha svolto il ruolo di amministratore delegato della Salernitana. Nel bilancio, oltre alle infauste risultanze sportive, andavano (e andrebbero) magari sottolineate soprattutto le esorbitanti ed eccessive (in termini di valore economico) azioni, decisioni, scelte, contratti (non solo ai calciatori).
Sul tema spesso (almeno dall’estate del 2022, la genesi del disastro) ho scritto, argomentato (con notizie, dati, numeri), analizzato. Sempre in maniera critica che sta per: interpretazioni e valutazione dei fatti. Va ancora una volta ripetuto però che una società di calcio è privata, che Iervolino (nel caso della Salernitana) ci mette i soldi e dunque spetta a lui (solo a lui) decidere. Accollandosi oneri e onori, responsabilità e conseguenze.
Le conseguenze nefaste che le intromissioni, gli intrecci, i conflitti e la richiesta di favori o “consigli”, i protagonismi, le gelosie e i personalismi da parte dell’ambiente tutto (tifosi, politica, istituzioni, media: ovviamente non tutti) hanno prodotto, sin quasi dalla nascita del club, lo dimostrano.
La Salerno che non si spiega è anche quella che – oltre a non spiegarsi perché Iervolino non abbia allontanato Milan – non si capacita del fatto che lo abbia fatto “addirittura” presidente, intendendola (e facendola passare: il dibattito da ore spazia dai social alle tv, dalle radio sino al marciapiede), come fosse una promozione…
Beh…
Ma, scusate. Se l’uomo dei conti di questi quattro anni e mezzo granata, se l’amministratore delegato del cda della Salernitana, viene spostato alla casella presidente (“avrà la rappresentanza istituzionale nell’ambito delle attività correnti ed in ogni sede privata, pubblica e sportiva”, così recita il comunicato ufficiale) come si fa a non intenderla e interpretarla come una scelta “diminutiva”? Proprio sicuri si sia trattato di una promozione? Può reggere questa tesi se, contemporaneamente e contestualmente, il ruolo di ad tolto a Milan viene affidato ad un altro soggetto (il dottor Pagano da Aversa, ex Pegaso e pare assai vicino al professor Fimmanò: anche per Pagano si tratta della prima volta nel sistema calcio…) al quale sono affidati i compiti di “gestione operativa e supervisione economica”, e contemporaneamente poi nel cda (depurato dalle inutilità Petrucci e Busso: anche qui molti ex post…) fa ingresso un altro soggetto (Nello Annunziata) che pare sia una sorta di factotum di Danilo Iervolino?
“Lì dove merita”, “nel calcio che conta”, “unità dell’ambiente”. Tornano ciclicamente, a Salerno come altrove, sempre le stesse scontate frasi (magari qui la Salerno che non si spiega potrebbe chiederselo: cosa significano?). Frasi che non significano nulla. Come (forse) non significa nulla struttura verticale (o verticistica) di una società, intendendola come quel surplus che fa la differenza.
Nel calcio (azienda atipica) la differenza non la fanno i giocatori sul campo (quelli sono l’ultima delle conseguenze). Nel calcio la differenza non la fanno nemmeno i soldi (e si è visto), ma la competenza e l’esperienza. Significa avere anche l’umiltà di affidarsi a chi sa di calcio e dei conti del calcio; significa scegliere profili adeguati e lasciarli fare, senza invasioni, senza intromissioni; significa lasciargli del tempo e consegnargli una struttura magari snella ma dotata dei profili e professionalità necessarie, senza affidare e poggiare tutto il peso a una persona soltanto. Pochi sì, ma buoni.
Il nuovo direttore sportivo (Daniele Faggiano) sta muovendosi con decisione e scaltrezza pur se anche su di lui “ricadono” i pesi delle precedenti gestioni sportive. Sarà il tempo a dire se ha ben operato o no. Ha davanti un compito arduo e difficile: ancora una volta è l’unico uomo di calcio in questa società. E visto che deve rifare tutto da zero, dovrebbe avere il tempo e le energie per concentrarsi (ora) solo su questo. Può fare tutto, può occuparsi del mercato (in entrata e uscita) ma pure di questioni economiche, sindacali, di strutture, di amichevoli, di fare interviste, di parlare ai tifosi, etc. etc.? E poi, con chi dovrebbe rapportarsi e ragionare di calcio, con chi “aprirsi” e da chi magari “farsi guidare” o accogliere consigli, all’interno del club? Resta un vuoto, inspiegabile.
Ecco, una cosa proprio non mi spiego: perché da quattro anni la Salernitana non ha scelto di inserire (e perché, viste le precedenti esperienze, non lo ha capito) nel proprio organigramma un direttore generale (che mastichi calcio)? Magari chissà, col tempo, Iervolino ci farà un pensierino…
Magari lui, o chi volesse, potrebbe trarre spunti illuminanti e interessanti da un’intervista a Marco Di Vaio (ds del Bologna) pubblicata oggi dal quotidiano “Domani”. No, non si diventa grandi dall’oggi al domani. Non si diventa grandi per caso…
Ps: e magari, non si vince se non hai in campo una difesa con i controc…; al momento la Salernitana sulla carta ha attacco e centrocampo di spessore, ma in difesa le mancano almeno due titolari.





