Un inciampo, con effetto surreale e distorsivo: «Abbiamo rifiutato l’organizzazione del Mondiale 2030 con Arabia Saudita ed Egitto perché non si può sempre far finta di nulla». Tutti invece a far finta di nulla, anzi nessuno a battere un semplice, banale tasto-domanda: ma perché, presidente Gabriele Gravina, la Turchia con la quale per volontà Uefa – altrimenti a bocca asciutta l’Italia desolatamente senza stadi e senza (ancora) le necessarie risorse – si organizzerà in coabitazione l’Europeo del 2032 (c’è già l’ufficio Figc che si occuperà dell’organizzazione, nell’ufficio assunti Filippo Tajani, figlio del ministro degli Affari Esteri e Matteo Guerrini, figlio di Simone Guerrini capo della segreteria della Presidenza della Repubblica) è una nazione dove i diritti umani e politici vengono osservati, rispettati e difesi, dove non c’è un regime che da anni persegue ad esempio il genocidio curdo, a dettare legge Erdogan che ha definito Hamas “un gruppo che combatte per la librazione della Palestina” mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo definiva nelle stesse ore “un gruppo di terroristi”? Una fuga in avanti, quantomeno indebita, nelle faccende (riservate e segrete, almeno in fase d’indagine) dell’autonoma procura sportiva guidata da Chinè sulla vicenda scommesse su siti illegali di tesserati: «Florenzi è uno di quelli di cui leggo sui media, ma non mi sembra che le condizioni siano tali da giustificare alcuna preoccupazione. Non abbiamo alcuna comunicazione specifica riguardo l’aspetto sportivo, quindi significa che non siamo stati informati di alcuna posizione negativa che ci riguardi».
L’inchiesta della Procura della Repubblica di Udine sul contratto di trasferimento tra Juventus e Udinese per 20 milioni di euro del centrocampista Rolando Mandragora, catalogato come caso di recompra al tempo consentito dalle norme federali ma su cui dopo tre anni la magistratura ordinaria ha invece deciso di indagare perché si configurerebbe invece un obbligo irrevocabile della Juve a esercitare il diritto di opzione per il riacquisto. L’ennesimo annuncio di riforme che dovrebbero regalare «una nuova primavera al calcio italiano», riforme da far approvare dopo la convocazione di un’assemblea straordinaria per modificare lo statuto: l’annuncio due settimane fa al termine del consiglio federale, un annuncio che si ripete da almeno due anni. Giusto un anno fa (leggi qui) il presidente Figc annunciava la convocazione di un’assemblea che non c’è però mai stata, finita anche questa nel libro bianco della quinquennale presidenza Gravina. Ammesso che stavolta si tenga (è annunciata per l’11 marzo) e che si realizzi l’abolizione del diritto d’intesa delle componenti che il presidente Figc intende solo come ostacolo e che addirittura si arrivi alle riforme (ma quali?) non si configura nella minaccia («se entro quattro mesi le componenti riusciranno a trovare l’intesa ben venga, altrimenti sarà l’assemblea straordinaria a procedere ad una scelta strategica di riforma del calcio italiano») un segnale di debolezza politica del presidente federale cui per giunta nel 2024 scadrà il mandato? E non è poi il segnale più chiaro d’ostinata ricandidatura al terzo mandato? Soprattutto, è opportuno modificare lo statuto a pochi mesi (il Coni ha stabilito che le urne debbano aprirsi e chiudersi tra l’1 settembre e il 31 dicembre 2024) dalle elezioni? Chissà cosa ne pensa l’amico Giovanni Malagò, presidente del Coni, preso certo da mille altri pensieri. Giorni affilati anche per lui.
E sono sempre più affilati e complicati i giorni del presidente federale Gravina che con gli occhi scorre le date del calendario e con i pensieri studia come eliminare gli ostacoli che si frappongono alla sua ricandidatura. Ci sono da riempire pagine di un libro ancora in bianco ma ci sono anche impicci e rogne da bandire. Deve filar tutto liscio. Esempio: negli ultimi quattro anni l’estate è stata caldissima, l’imbuto delle iscrizioni è diventato un girone infernale. Un tempo caldissimo e sospeso nel quale giudizi e controversie bloccano l’avvio dei campionati e stravolgono i verdetti del campo. Verdetti che si ribaltano nel corso dei giudizi fin quando a decidere sulle sorti sportive non arriva la mano che scrive le sentenze della giustizia amministrativa, ultimo grado di appello. Per non dire poi di quei giudizi che spesso piombano a stagione in corso, cambiando la classifica, scalfendo la regolarità dei tornei. E ancora: norme diversamente interpretate e applicate, norme federali in conflitto con leggi dello Stato, pareri discordanti tra organo di controllo (Covisoc) e consiglio federale, conti che non tornano, inchieste giudiziarie che costringono la giustizia sportiva a riaprire inchieste, a rifare processi. Tutti conflitti che macchiano l’immagine del calcio italiano, ne scalfiscono il brand per dirla come piace a Gravina, e che appesantiscono la linearità della conduzione federale. Anche l’ultima stagione è disperatamente andata così: le plusvalenze Juventus, il caso Reggina e il caso Lecco sono soltanto alcuni esempi. Bisogna porre rimedio, mettere un freno, arrestare la valanga, evitare l’imbuto. Come? Ad esempio modificando tempi e adempimenti nel Manuale delle licenze sportive della prossima stagione, tempi e adempimenti dei club che poi passeranno al vaglio Covisoc, l’organo interno di controllo che vigila ed esamina i conti e i bilanci delle società e che si esprime sulla validità delle domande d’iscrizione dei club prima che dia l’ultima parola al consiglio federale, l’organo poi che nel corso dell’anno compie le verifiche sugli adempimenti delle società e segnala irregolarità alla Procura Figc che poi avvia, nel caso, i deferimenti, discussi poi dagli organi di giustizia sportiva. Un ruolo delicato e strategico, quello della Covisoc, organo interno alla federazione.
Sebbene sul sito ufficiale Figc compaia ancora la vecchia squadra, la Covisoc da due settimane schiera una nuova squadra. A dirigerla non c’è più il presiedente Paolo Boccardelli e non ci sono più Franco Paparella e Giulio Castriota Scanderbeg: la commissione era in scadenza di mandato ed è stata cambiata, rinnovata, modificata. Un’operazione anticipata – ben due settimane prima – su questo sito (leggi qui) e poi andata in porto col voto unanime dei consiglieri federali su proposta del presidente Figc dopo il vaglio dei requisiti compiuto dalla Commissione federale di Garanzia che ha esaminato le domande e i curriculum dei candidati che avevano presentato la domanda. Il bando, pubblicato in una sezione interna del sito (bisogna sempre sapere dove cercare, bisognerebbe sapere pure quando) prevedeva poi tempi ristrettissimi: appena sei giorni lavorativi netti, da venerdì 27 ottobre a sabato 4 novembre, come si legge nel comunicato 110, “preso atto dell’imminente scadenza del mandato e della necessità di garantire il funzionamento della Commissione”.
Eppure che la commissione fosse in scadenza era noto sin dal 7 novembre 2019, cioè da quando era stata formata la commissione che ha vita quadriennale: poteva non saperlo l’ufficio giuridico Figc guidato dall’avvocato Giancarlo Viglione, braccio destro di Gravina? Tempo (abbondante) per approntare e indire il bando (e dargli adeguata pubblicità) ce n’era. E invece il rinnovamento ha assunto i caratteri dell’urgenza e della semi-clandestinità, magari qualche interessato non ha fatto in tempo a presentare la candidatura o non ne è venuto proprio a conoscenza. Si può definire congruo un termine così ridotto? E ancora: per i precedenti bandi rivolti al reclutamento dei membri degli organi della giustizia sportiva il termine era stato di un mese, stavolta per la Covisoc appena sei giorni lavorativi netti. Questi poi sono incarichi retribuiti: a differenza dei membri del tribunale e della corte federale, al presidente Covisoc spetta un compenso di 25mila euro (lordi) e ai quattro consiglieri uno di 10mila euro (lordi) a testa.
La commissione Covisoc in scadenza non era nemmeno più quella originariamente nominata a novembre 2019: a giugno 2020 s’era dimesso il presidente Maurizio Longhi e al suo posto era stato nominato il professore della Luiss Paolo Boccardelli, nel 2021 si era dimesso l’avvocato Marco De Siena sostituito dal tributarista Giuseppe Marini, a dicembre 2022 se n’era invece andato l’economista Sergio Barile rimpiazzato dal giudice del Tar Germana Panzironi. Tre sostituzioni su cinque in appena tre anni: i motivi degli addii avvolti e rimasti nel mistero. Intanto, in fretta e senza visibilità, il nuovo valzer (ma perché non darvi un’impronta più stabile e duratura? Oppure perché non affidarsi a un organo esterno come la Consob per la verifica e lettura dei bilanci anche dei club non quotati?) s’è ballato a metà novembre.
Non era certo un mistero e difatti è andata come anticipato due settimane prima delle nomine (leggi qui l’articolo): proprio il presidente del Tar Abruzzo Germana Panzironi è stata nominata presidente della rinnovata Covisoc. Un gioco da ragazzi indovinare su chi sarebbe ricaduta la carica: i segnali dati dall’alto del resto erano chiari e univoci, impossibile sbagliare la previsione. La conferma arrivata con l’ufficialità sancita al termine del consiglio federale del 16 novembre. Le nomine inserite all’ultimo capoverso del comunicato stampa federale, le nomine quasi ignorate dalla stampa nazionale, ridotte a una breve nel migliore dei casi. Come fossero un dettaglio inutile, come un semplice e fastidioso orpello. Non una parola nemmeno dal ministro dello sport Andrea Abodi. Eppure la Covisoc è l’organo che vigilia sui conti e i bilanci delle società anche in corso d’anno, eppure è quella che vaglia le domande d’iscrizione e formula un parere importante su cui si basa il giudizio finale del consiglio federale, eppure negli ultimi anni il suo ruolo è sempre più stato al centro di vicende delicate (basti pensare al caso Juve), eppure negli ultimi anni non sempre tra consiglio federale (in special modo il presidente federale) e Covisoc c’è stata uniformità su pareri, visioni, procedimenti e accertamenti.
Chi sono i componenti della nuova Commissione, su che basi è avvenuta la selezione, con quali referenze sono state esaminate, proposte e poi votate le candidature? Domande che meritano un approfondimento. Prima però c’è da spiegare: cosa fa la Covisoc? In base all’articolo 12, comma 1, della legge 23 marzo 1981, n. 91 poi modificato dalla legge 18 novembre 1996, n. 586, alla Co.Vi.So.C. “è attribuita una funzione di controllo sull’equilibrio economico-finanziario delle società di calcio professionistiche e sul rispetto dei principi di corretta gestione; nell’ambito della sua attività la commissione può proporre l’attivazione di indagini e procedimenti disciplinari e fornisce pareri (non vincolanti) in materia di iscrizioni ai campionati professionistici, valutazioni che vengono poi esaminate e messe ai voti dal consiglio federale”.
La Covisoc dunque, com’è per qualsiasi organo tecnico, deve esser dotato – ovviamente devono esserlo i suoi membri – delle necessarie competenze. Questo – con il dovuto e massimo rispetto per l’indiscutibile caratura degli attuali componenti – non pare però il caso della nuova Covisoc. Perché quattro membri su cinque sono giuristi mentre solo uno ha competenze in diritto tributario, una materia importante certo, ma non l’unica sulla quale avvengono studio e controllo dei conti, del bilancio, delle operazioni economico-finanziarie di un club. Nella Covisoc del presidente Panzironi manca ad esempio una voce che abbia esperienza in materia economico-finanziaria e manca poi anche un esperto di questioni aziendali.
Per garanzie e adempimenti l’attuale Covisoc si configura quindi come un salto all’indietro e nel buio, come una regressione rispetto alla Covisoc presieduta da Boccardelli nella quale c’era solo un giurista su cinque componenti. I nuovi come faranno quando dovranno esaminare conti, operazioni e bilanci complessi? Hanno le necessarie competenze ed esperienze? In realtà il massiccio ingresso di giuristi deciso dalla Figc di Gravina pare nasconda solo uno scopo, e pare avere un solo effetto che però rischia di materializzarsi in un delicato conflitto in tutte le fasi a valle del parere della Covisoc.
Il dottor Paolo Boccardelli, professore ordinario di “Economia e Gestione delle Imprese e Strategie d’Impresa” alla Luiss di Roma ha lasciato il posto di presidente al magistrato amministrativo Germana Panzironi, presidente del Tar Abruzzo da un anno, un passato di incarichi in diversi Ministeri, magistrato al Tar Romagna e al Tar Lazio, fino allo scorso anno anche giudice sportivo della serie B e che nel 2018 assurse agli onori della cronaca giudiziaria-sportiva-amministrativa col controverso giudizio emesso da presidente della Prima sezione ter del Tar Lazio che ingigantì un imbarazzante papocchio sino a renderlo surreale. Dunque c’è una giurista amministrativa come presidente Covisoc al posto di un presidente economista, una giurista di gran valore ma con appena dieci mesi di esperienza nella commissione specifica.
Nella nuova Covisoc c’è poi il magistrato casertano Salvatore Mezzacapo, autorevole esponente della giustizia amministrativa e di uno dei maggiori sindacati dei giudici amministrativi. Ha una laurea in Giurisprudenza, è stato consigliere del Tar Lazio ed è presidente di una sezione interna del Tribunale amministrativo del Lazio: sul versante sportivo è stato poi anche presidente della Corte federale d’Appello. C’è poi l’avvocato Gianna Galluzzo che lavora all’Avvocatura generale dello Stato. È nello staff dell’Avvocato generale dello Stato che per la prima volta ha al vertice una donna: è Gabriella Palmieri Sandulli che contemporaneamente è anche presidente (anche qui prima volta per una donna) del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, collegio che a aprile vestendosi da Ponzio Pilato aveva rimandato alla Corte federale d’Appello il giudizio sulla quantificazione della penalizzazione Juventus. Il quarto componente della nuova Covisoc è il barese Angelo Fanizza, anche lui laureato in Giurisprudenza: già magistrato amministrativo presso il Tar Lombardia e al Tar Puglia di Bari, ora è al Tar Lazio ed è anche il segretario amministrativo dell’associazione nazionale magistrati amministrativi. Quinto e ultimo consigliere il professore Giuseppe Marini, docente di diritto tributario, entrato in Covisoc nell’ottobre del 2021 dopo le dimissioni di De Siena.
A differenza della precedente, nella nuova Covisoc nominata dal consiglio federale su proposta di Gravina emerge quindi chiaramente la matrice giuridico-amministrativa che nettamente prevale su quella economico-finanziaria. Mezzacapo, Fanizza e Panzironi sono tre giudici amministrativi in servizio, la Galluzzo è nell’Avvocatura dello Stato. In questo nuovo scenario si può escludere che non vi siano e non vi saranno potenziali interferenze tra l’operato della Covisoc e quello di tutti gli organi chiamati a controllarla e a intrattenere rapporti lavorativi – giustizia Figc, Collegio di Garanzia e giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) – visto che tre dei cinque componenti Covisoc lavorano anche nella giustizia amministrativa con ruoli apicali e che il quarto lavora a stretto contatto con la presidente del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni? Non si configurano potenziali conflitti d’interesse? E non si rischia di cozzare contro i principi impartiti dalla Corte di Giustizia secondo cui l’autorità giudicante deve essere autonoma, terza e imparziale rispetto all’amministrazione che ha emesso il provvedimento impugnato (così la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza 11 maggio 2023, causa C-817/21, Inspecta Judiciaria)?
Per renderla ancora più semplice. I provvedimenti Covisoc (ad esempio in materia di adempimenti nel corso dell’anno) passano al vaglio della Procura Figc che apre procedimenti e nel caso, deferisce. Il giudizio viene preso dal Tribunale federale Nazionale e in secondo grado dalla Corte federale d’Appello, per poi passare a Collegio Garanzia dello Sport presso il Coni e infine alla giustizia amministrativa (il Tar Lazio e in secondo grado, come ultimo appello, Consiglio di Stato). Il passaggio graduale da Covisoc a Consiglio di Stato avviene anche per i giudizi sulle iscrizioni. Ebbene, in questa nuova Covisoc ci sono due giudici del Tar Lazio (Mezzacapo e Fanizza), c’è la presidente (Panzironi) che è presidente del Tar Abruzzo ma è stata per anni presidente al Tar Lazio ed è stata giudice sportivo della serie B, c’è un avvocato (Galluzzo) che lavora nello staff del presidente del Collegio di Garanzia (Palmieri Sandulli) e c’è un ex presidente (sempre Mezzacapo) della Corte Appello Figc. Insomma, nella nuova Covisoc è riprodotta l’intera filiera dei gradi di giudizio del sistema calcistico, componenti autorevoli che hanno lavorato, e qualcuno ancora lavora, a stretto contatto con i magistrati amministrativi che dovranno esaminare i futuri e prossimi provvedimenti di Covisoc e Figc. La selezione avviata con termini ristretti (sei giorni), pubblicata in una pagina interna del sito federale, operazione conclusa due settimane fa. Chissà cosa ne pensa il ministro dello Sport Andrea Abodi, anche ieri al fianco di Gravina a parlare di sostenibilità e di credibilità del sistema calcistico. Non una parola su questo “rinnovamento” della Covisoc, eppure anche lui parla sempre di riforme, nel segno della trasparenza e della credibilità, della giustizia sportiva. L’unico provvedimento che ha preso resta (per ora) un castello di sabbia (asciutta): le eventuali penalizzazioni alle società sono da applicarsi solo a fine stagione.
Ma quando verrà il momento dei giudizi, quando si entrerà nella calda stagione delle iscrizioni, si potrà escludere che il controllo giudiziario sull’operato Covisoc non sarà nemmeno minimamente condizionato dal rilievo e dal peso dei suoi componenti che sono colleghi in servizio di tutti quei magistrati che per legge devono assicurare ai soggetti coinvolti la sacrosanta tutela giurisdizionale? Non è che nominando tre giudici amministrativi più un avvocato che lavora da sottoposto col presidente del Collegio di Garanzia la Figc ha pensato di chiudere quel cerchio che d’estate vede circolare (e rimbalzare) ricorsi e giudizi dalla Figc al Collegio di Garanzia, e poi dal Tar fino al Consiglio di Stato, ricorsi e giudizi che spesso nascono dalle valutazioni prese dalla Covisoc poi valutate con le decisioni conseguenti dal consiglio federale? Domande. Domande destinate a cadere nel vuoto, a congelarsi nel freddo dell’imminente inverno. Per avere risposte, tocca pazientare. Bisogna attendere l’estate.