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Gravina e un altro valzer in Figc: fa rumore il depotenziamento di Valentini. Il richiamo e l’alleanza Brunelli-Viglione

Il dirigente perde asset importanti: mesi fa un richiamo su "Casa Azzurri". Ennesimo ordine di servizio in via Allegri, modificate alcune strutture, tolte le vice-segreterie. Nel borsino sale Coramusi: malumori e veleni continui in via Allegri
A sinistra Giovanni Valentini e Gabriele Gravina

Che fine ha fatto la rivoluzione? Cosa ne è stato della svolta epocale? Perché è (già) tutto scomparso, perché non v’è più traccia di quei criteri «di efficacia, efficienza, economicità» che erano stati la base per varare la «job rotation all’interno della struttura federale», priorità lanciata con l’ordine di servizio, l’ennesimo (praticamente uno ogni anno da quando è presidente federale) cambiamento di compiti, incarichi, ruoli e direzioni? E cosa ne è stato di quella consulenza affidata a Gianni Prandi, titolare dell’Assist Group e di Vidierre (ma, alla resa dei conti, quanto è costata alle casse Figc?), consulenza che lo aveva convinto a rivoluzionare l’assetto di almeno il 50% del personale, costretto a cambiare ufficio e mansioni dopo l’ordine di servizio che riguardava i responsabili delle strutture nell’organigramma-funzionigramma e nel quale veniva spacchettata la segreteria generale, con la creazione di tre vice-segretari, cambiamenti che avrebbero prodotto nuove tensioni e malcelati malumori? Le domande andrebbero rivolte a Gabriele Gravina, fresco di terzo mandato, che oggi ha presieduto il consiglio federale nel quale sono state assegnate le due vice-presidenze (Calcagno e Ortolano, nel comitato di presidenza Simonelli, Marani e Abete), distribuite col solito manuale Cencelli mentre intanto la Lega serie A fa già sentire (forte) la propria voce, ad esempio sul ritorno del Decreto Crescita (a proposito, Gravina che ne pensa? L’aveva bollato, così come s’era detto contraria l’Aic di Umberto Calcagno) e vice-presidenza, mentre intanto la politica ha finalmente accolto una delle tante lagnanze (via il “Decreto Dignità”): sebbene sia firmato dal segretario generale Marco Brunelli (intanto la moglie si ricandida alla Lnd Lombardia che torna alle urne dopo pochi mesi, c’è fremente attesa sull’esito del verdetto che la vede contrapposta a Pedrazzini), l’ordine di servizio 1/2025 del 21 febbraio è stato naturalmente voluto, “scritto” e “sottoscritto” da Gravina.

Il nuovo (ennesimo) assetto operativo e organizzativo della Federcalcio entrerà in funzione dall’1 marzo: oltre che via mail, l’annuncio dato nel corso di una riunione nella quale i “convocati” pare si aspettassero dal presidente la celebrazione del plebiscitario trionfo elettorale piuttosto che il nuovo cambio di assetti che sostanzialmente (ri)conduce ad una ancor più marcata struttura piramidale e verticistica, secondo qualche spiffero interno perché “vige sempre più la paura di spifferi e scivoloni e si vuole puntare a tenere tutto dentro una cerchia più ristretta”. Il nuovo valzer negli uffici di via Allegri pare abbia come vincitori il duo composto dal segretario generale Brunelli (che dal precedente ordine di servizio ne era uscito fortemente demansionato e dimensionato) e dall’avvocato Giancarlo Viglione, il responsabile delle relazioni istituzionali e dell’ufficio legislativo e vero deus ex machina della Federcalcio targata Gravina: la “battaglia” all’interno della macchina federale è stata cruenta, e sul terreno ha lasciato ferite, feriti, incertezze, sospetti e veleni.

L’aggiornamento e il cambiamento dell’assetto operativo e organizzativo dentro il Palazzo saranno le fondamenta per una nuova stagione, costituiranno le basi per un rilancio? Le domande rimbalzano tra risposte assai scettiche; di certo stavolta, a differenza del precedente, il nuovo ordine di servizio non è stato accompagnato da una premessa, da una spiegazione, da un criterio. Niente, nemmeno da quell’epocale svolta rivoluzionaria che il presidente federale aveva annunciato, tuonando e urbi et orbi («sarà una svolta epocale, una rivoluzione. Epocale)” meno di due anni fa nel corso dell’incontro coi responsabili di uffici e strutture della Federazione dopo le vacanze, quando pronunciò parole solenni, e un obiettivo dichiarato: il personale doveva ruotare negli uffici, compresi i responsabili, «così le cose non vanno bene, ognuno lavora da solo, la gente negli uffici non si parla, non comunica. Bisogna fare squadra: la job rotation è necessaria». Niente, stavolta tutto asciutto, tutto stringato, tutto asettico.

Rimangiando se stessi. “La creazione di aree di presidio strategico, affidate a tre vice-segretari, è ispirato alla logica innovativa della “rinnovabilità” con l’obiettivo di guidare il cambiamento, ideare la trasformazione culturale, procedurale, regolatoria e digitale della Federazione. La nuova struttura organizzativa, nel rispondere a criteri di efficienza, efficacia ed economicità, è orientata a processi di valorizzazione del patrimonio di risorse umane e delle competenze presenti, al reperimento di nuove risorse economiche, al rafforzamento della dimensione internazionale della Figc”: così c’era scritto nel precedente ordine di servizio (l’articolo del tempo è qui), un ordine di servizio “rivoluzionario” perché, oltre a far salire di grado l’avvocato Viglione, portava alla creazione di tre vice-segreterie, affidate a Ilaria Gioia (area staff), al pensionando Antonio Di Sebastiano (area degli organi collegiali e federali) e Giovanni Valentini che da responsabile dell’ufficio commerciale della Figc passava a vice-segretario, responsabile dell’area Revenue (commerciale e sviluppo business, crm e loyalties, diritti tv e implementation, ecosistema digitale) e non solo.

Quella rivoluzione e quella svolta epocale, quelle promozioni e quegli spacchettamenti, sono durati poco: accartocciate parole e programmi, Gravina è tornato indietro. Al di là di qualche spostamento (ad esempio, è stato trovato un nuovo ruolo per Giuseppe Casamassima: dopo la “caduta” della Covisoc, sarà a riporto del segretario Brunelli e si occuperà del coordinamento dello staff del segretario generale), al di là del ritorno di Giovanni Spitaleri (dopo l’esperienza in Uefa), e della “promozione” di Roberto Coramusi (a lui il “coordinamento relazioni esterne ed ecosistema digitale della comunicazione”, sotto di lui Paolo Corbi responsabile dell’ufficio stampa, pare abbia mantenuto il posto dopo un “chiarimento” con Spalletti col quale c’erano stati non pochi attriti, e Paolo Arsilio) e di qualche cambiamento figurativo, il dato che più balza agli occhi (e non solo) è stata la rottamazione delle tre vice-segreterie. E, ancora di più, la sonora “retrocessione” per il potente e influente Giovanni Valentini, figlio di Antonello Valentini e nipote di Giovanni (ex direttore de “L’Espresso” ed ex vice direttore de “la Repubblica”) che in Federcalcio era arrivato nell’estate 2019 dopo il percorso Pubblitalia-Coni-Infront e che in poco tempo aveva scalato posizioni e vette, assumendo un ruolo strategico sia dal punto di vista economico-finanziario (visti gli incarichi affidati) che da quello politico-federale.

Il rampante Giovanni Valentini, il cavallo di razza Giovanni Valentini, il predestinato Giovanni Valentini: stretto, anzi strettissimo il rapporto con Gabriele Gravina, fino a diventare vice-segretario nell’attesa di diventare segretario, magari con la fuoriuscita di Brunelli. Un rapporto che pare avesse acceso dinamiche interne belligeranti, con il duo Viglione-Brunelli all’erta (e nell’asse pare anche la Gioia, “pupilla” di Abete), e alleato contro il pericolo che Valentini potesse diventare il numero due in Figc. Con il nuovo ordine di servizio, al di là della vice-segreteria, Giovanni Valentini ha perso anche la responsabilità di Vivo Azzurro, della biglietteria, di Coverciano: asset significativi per la Federcalcio e canali di riferimento importanti. Gli è rimasto il coordinamento dell’area Revenue e ha mantenuto la direzione della finestra “Commerciale e sviluppo business”.

È il suo declassamento il dato più assordante del nuovo ordine di servizio firmato da Brunelli, un declassamento che si porta appresso domande velenose. Che cosa è successo? Perché il rampollo e rampante Valentini, il dirigente che ha portato più risorse alla Figc, ha perso la fiducia di Gravina? Perché, da aspirante numero due della Federcalcio è stato rispedito indietro? C’è chi sostiene come questo passaggio sia propedeutico a un altro: la fuoriuscita completa di Valentini da via Allegri, una decisione che sarebbe nell’ordine delle cose. C’è poi chi sostiene come sia davvero inspiegabile questa mossa, visto che Valentini e Gravina hanno avuto un rapporto molto stretto e che Valentini sia a conoscenza di parecchie vicende e dinamiche federali (e non solo). E ancora, c’è chi sostiene come possa aver giocato a suo sfavore una certa vicinanza con il designatore degli arbitri, Gianluca Rocchi. Queste però sono soltanto illazioni.

Di certo c’è invece che da qualche mese i rapporti all’interno della Federcalcio si erano deteriorati. Dopo l’estate, Giovanni Valentini aveva ricevuto dal segretario Brunelli una lettera di richiamo (un atto significativo, nella forma e nella sostanza, per un dirigente) relativo all’affidamento di “Casa Azzurri” a Milano nel corso dell’ultimo Europeo, un richiamo nel quale gli venivano contestate una serie di procedure che, secondo il segretario generale, non sarebbero state rispettate. Valentini ha poi risposto punto per punto alle contestazioni mosse da Brunelli e la questione si è chiusa così. Lasciando però un retrogusto amaro (specie per Valentini): possibile che un passaggio così significativo fosse preso nei confronti dell’uomo più forte e strategico (all’epoca) in Figc senza che il presidente federale Gravina non lo sapesse? “Non ne sapevo nulla, Giovanni”: pare che Gravina così abbia (al tempo) risposto alla domanda di Valentini. Che, dopo pochi mesi, si è ritrova senza più la vice-segreteria, e senza più la direzione di asset importanti. Magari, anche qui, Gravina gli avrà detto di non saperne nulla. Possibile? Chissà, intanto fioccano le scommesse: l’addio di Valentini è sul banco degli “allibratori”…

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