Accomunate anche questa estate da un infausto cammino sportivo, contrassegnate da una quasi identica conduzione assolutistica ed entrambe nel pieno della battaglia elettorale, almeno una differenza (non da poco) tra Figc e Fip, volendo e sforzandosi, si riesce a trovarla: almeno nella Federcalcio di Gabriele Gravina resistono ancora elementari principi di trasparenza che invece paiono (condizionale d’obbligo) difettare nel regno Federbasket di Gianni Petrucci. Un esempio? Il caso dei rimborsi gonfiati degli arbitri. Quando qualche anno fa scoppiò lo scandalo tra i fischietti Aia, vennero fuori i nomi di chi aveva taroccato i rimborsi e le note spese, e pur tra difficoltà, marce in avanti e retromarce, tra processi di primo e secondo grado sino ai ricorsi, polveroni e macchie d’ombra, furono comunicati i colpevoli e rese note motivazioni e condanne. Un momento drammatico e divisivo, spalmato e dilatato nel tempo, tanto che lo scandalo fu ribattezzato prima “Rimborsopoli I” e poi “Rimborsopoli II”.
Nel basket invece, dove già in passato erano venuti alla luce fenomeni (più che episodi) simili e che pure erano stati resi noti, stavolta la nuova bufera – scoppiata in primavera – pare sia rimasta avvolta nel mistero e nel segreto, impigliata nelle strette maglie della comunicazione. Niente di niente sul sito ufficiale del Cia (Comitato italiano arbitri basket) e niente di niente sul portale Fip dedicato ai provvedimenti, mentre intanto sul sito federale compaiono invece in bella mostra e da poco i quadri arbitrali per la prossima stagione dei cesti.
E in questi quadri compaiono almeno quattro fischietti sanzionati e inibiti, addirittura rei confessi perché le inibizioni ricevute sono frutto di patteggiamenti, mentre altri arbitri sono ancora in attesa di una comunicazione, archiviazione (come è stato per molti) o deferimento: perché non rendere noti i provvedimenti, perché non comunicare quanto stabilito dalla giustizia sportiva della Federbasket, perché tutto è stato messo a tacere? Eppure tra questi quattro arbitri ce n’è uno che dirige partite di serie A/1 mentre altri due sono fischietti di Legadue. L’inchiesta era scattata in primavera (riportata su questo sito, leggi qui), proprio mentre scorrevano a fiumi veleni e polemiche su designazioni, fischi arbitrali sul parquet e pubblicazione di lettere del duo Lamonica–Giansanti che invece avrebbero dovuto restare segrete tra l’irritazione di Petrucci, di Messina e del duo Lamonica-Giansanti.
Le indagini erano scattate dopo le rivelazioni di un arbitro di una serie inferiore che, pescato con le mani nella marmellata (aveva modificato quasi quaranta volte in un anno la residenza pur di ottenere il diritto al rimborso spese), avrebbe seraficamente risposto così agli inquirenti della Procura FIP: “Guardate che in serie A e in Legadue sono tanti a fare così, potrei dirvi anche chi mi ha insegnato certi trucchetti…”. Una mail di convocazione negli uffici della Procura federale aveva così raggiunto i 34 arbitri di serie A e i 70 che si dividono tra Legadue e serie A femminile: tutti convocati in audizione, dai big agli ultimi arrivati, nessuna distinzione e nessuna preferenza. La lunga processione era cominciata a fine aprile e sarebbe poi terminata un mese e mezzo dopo. E mentre nell’Ufficio rimborsi della federazione pallacanestro partivano le ricerche nell’archivio, nella sede di via Vitorchiano a Roma, i fischietti venivano interrogati dal capo della Procura FIP Marco Lucente e dal suo vice, Marta Degli Esposti.
Rimborsi gonfiati, percorsi di viaggio e mezzi di trasporto modificati, telepass ballerino e attestazioni taroccate, in estrema sintesi: note spese alterate, ecco cosa ne è venuto fuori. Un quadro poco edificante senza però che né il Cia di Tola né il commissioner arbitrale Lamonica (nominato due anni fa da Petrucci con mandato biennale più opzione, contratto a cinque zeri) prendessero posizione. Un segreto di pulcinella (tutti sapevano e tutti sanno) che avrebbe però inquinato l’ambiente federale e influito persino sul rendimento degli arbitri proprio nel momento più delicato della stagione, quello nel quale irrompono cioè i verdetti sportivi. Le prestazioni (scadenti) di qualche arbitro motivate (da qualcuno) anche dal nervosismo e dal clima di sospetti scaturiti dall’inchiesta: arbitri pare rimasti seccati dalle modalità di convocazione quasi ad horas, costretti a raggiungere Roma e a proprie spese, coinvolti in una indagine a tappeto frutto di una “soffiata”, senza poi che il sindacato degli arbitri (AIAP) avesse detto qualcosa, e arbitri, tutti gli arbitri, costretti a presentare le note spese degli ultimi due anni .
Tutto è rimasto avvolto dal segreto e dal mistero in questi mesi, pur se da queste fitte maglie qualcosa alla fine è filtrato: l’arbitro da cui è partita l’inchiesta ha ricevuto una sanzione di quaranta giorni più l’obbligo di restituire le somme indebitamente riscosse con le note spese. Se avesse preso almeno sessanta giorni, secondo il regolamento di giustizia federale e Cia, sarebbe stato retrocesso. È rimasto regolarmente nei quadri dei fischietti di A/1 l’arbitro sanzionato: ha infatti ricevuto un’inibizione di ventuno giorni, inibizione già scontata ma che però gli ha fatto concludere la stagione anzitempo, senza poter dirigere gare dei playoff. Oltre ai ventuno giorni di stop, anche lui ha dovuto restituire le somme indebitamente percepite: come lui, anche i due fischietti di Legadue. Molti arbitri hanno ricevuto il provvedimento di archiviazione, altri sono ancora in attesa. Il Coni anche in questo caso non ha da dire nulla? Non meritano di sapere giocatori, tecnici e appassionati? Non chiedono lumi i vertici della Legabasket e della Lnp?
In attesa di una conferma ufficiale c’è anche il commissioner Lamonica che due anni fa aveva firmato un contratto biennale, investito dal ruolo da Petrucci, e i cui destini sono inevitabilmente legati ai destini del presidente federale in scadenza di mandato e impegnato in campagna elettorale. Non è sfuggito a molti anche l’impegno in questi mesi di Lamonica nell’appoggiare la ricandidatura (al quarto mandato) del numero uno della Federbasket e in questo non è stato da solo perché anche il ct Pozzecco di parole pare ne abbia spese per perorare la causa del suo presidente: nel contratto a centomila euro l’anno di Lamonica c’è una opzione di rinnovo per un altro anno. Il contratto biennale è scaduto il 30 giugno scorso: l’opzione è stata già esercitata o verrà comunicata nel consiglio federale della prossima settimana? In attesa di risposte, c’è da sottolineare come non sia solo il movimento azzurro dei canestri ad essere in evidente difficoltà. C’è anche quello arbitrale. E non è che lo abbia ripetuto, ancora una volta, il coach scudettato Ettore Messina, mai tenero nei confronti della categoria arbitrale, e che per giunta è anche consigliere federale. Lo dimostrano i quadri: quest’anno tra i promossi in A/1 c’è soltanto un fischietto, e per giunta nemmeno di primo pelo: è il 38enne Alessio Dionisi, arbitro che arriva dalle Marche, Marche guidate come Comitato regionale da Paolini. In A/2 invece tra i promossi figurano un 39enne e un altro non più giovanissimo mentre in serie B nazionale spicca la promozione di un arbitro di 42 anni. E nemmeno a livello europeo si può dire che la situazione sia migliore. Lo scorso anno Lamonica, osservatore Eurolega, aveva caldeggiato le candidature di Gonella (soprattutto) e Valzani: entrambi però non furono invitati al camp che fa da anticamera all’innesto nei quadri Eurolega. Uno smacco che quest’anno non si è ripetuto ma soltanto perché pare che Lamonica non abbia proprio fatto segnalazioni. Nonostante questo, l’Eurolega pare propensa a valutare Attard.
A Lamonica, a lungo indeciso se azionare i limiti di età e appartenenza (pensiero rimosso), spetterà ancora la valutazione di Paternicò che proprio non ha voluto sentire ragioni e non si è dimesso, senza liberare così almeno un posto nei quadri di A/1. Scelta diversa l’ha fatta invece Begnis che potrebbe invece essere “premiato” con la qualifica di istruttore o con la nomina a designatore di Legadue al posto di Longo. Sullo sfondo resta la questione dei rimborsi gonfiati da qualche fischietto: meritava almeno una menzione, non fosse altro per tutti quegli arbitri immacolati e invece adesso accomunati a un gruppetto tenuto nell’ombra. Se ne parlerà nell’imminente consiglio federale?