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Basket e fischietti: Mazzoni rischia di perdere la Fiba. Petrucci archivia Lamonica e affida gli arbitri ai suoi fedelissimi

Il miglior aribtro italiano lontano dai parquet da tre mesi: l'infortunio, il test non superato e la supervisione Fiba. Per stoppare i malumori dei club il presidente federale ripristina l'organo collegiale al CIA. Lega serie A: sterilizzata la fronda, Gandini respira
Manuel Mazzoni, arbitro di basket

I fischi sui parquet della serie A di basket somigliano sempre più a fiaschi: errori, sviste, polemiche e veleni. E non siamo ancora ai playoff. La classe arbitrale, con i suoi vertici, sempre più nel mirino dei club. Tra deficienze e impreparazioni, si aggiunge poi un vero e proprio cold case. Il miglior arbitro italiano in attività da tre mesi è assente dai parquet. Roba da chiedere un approfondimento a “Chi l’ha visto”: che fine ha fatto Manuel Mazzoni? Alla domanda però c’è una risposta, senza scomodare i colleghi di Raitre. È fermo da mesi, dopo aver subito un infortunio, e sul rientro non vi sono certezze. Non solo. Perchè è a rischio la carriera internazionale dell’arbitro toscano. L’ex numero uno dei fischietti italiani, dopo avere subito un anno fa l’esclusione dalla lista degli arbitri olimpici a Parigi (leggi qui), potrebbe subire adesso dalla Fiba la revoca della qualifica di arbitro internazionale. Il motivo sta nel mancato superamento del test atletico nella sessione tenuta per consentirgli il rinnovo della licenza da fischietto internazionale. Mazzoni ha sostenuto la prova in precarie condizioni fisiche, convalescente per un serio infortunio a una spalla, e poi perchè vittima di un problema muscolare. Giustificazioni che naturalmente non consentono di applicare delle attenuanti alla sua prestazione (così come solo nella scorsa stagione era avvenuto per Saverio Lanzarini), dal momento che la Fiba impone di registrare con un filmato il sostenimento del test atletico, il quale deve per giunta essere supervisionato dall’istruttore Fiba di riferimento in Italia.

In tempi normali la questione potrebbe essere risolta, anche se non proprio facilmente: Mazzoni, almeno per l’Italia, ha diritto ancora a una prova di appello, che non è prevista (ma forse nemmeno vietata) dalla Fiba. Ma per ottenerla, bisogna chiedere e avere le carte in regola.

Anche l’organizzazione della sessione del test rischia di aggravare la situazione di Mazzoni, perché alla prova era presente, in qualità di “controllore” Fiba, non Roberto Chiari che è ad oggi probabilmente il formatore arbitrale Fiba più ammirato al mondo (sebbene in Italia sia un semplice collaboratore del Settore Tecnico guidato dal fedelissimo del commissioner Lamonica, Carmelo Morina, ex arbitro della serie B italiana). E non era presente neanche Sergio Borroni, attualmente istruttore Fiba per l’Italia. La prova è stata infatti supervisionata da Francesco Barbieri, l’istruttore di Legadue (nonostante non abbia mai arbitrato né in serie A né in Legadue) che ha ottenuto la licenza di istruttore Fiba e che il commissioner Lamonica intende inserire proprio al posto di Borroni, stimato commissioner della Fiba Champions League, dopo essere stato arbitro di serie A per vent’anni.

Del resto anche le ultime scelte in tema di formatori Fiba per l’Italia hanno creato imbarazzi e problemi a Lamonica, che ha proposto, insieme con quello di Francesco Barbieri, altri due nominativi: Matteo Spinelli e Marco Venturi, ex arbitri di esperienza della serie B2 italiana. Proprio Venturi (marito tra l’altro di Ada Gennari, che sempre Lamonica ha nominato da tre anni a questa parte istruttrice nazionale degli ufficiali di campo) non ha superato a Salonicco il test d’esame, essendo così costretto a ripetere la sessione, tanto da porre anche in Italia qualche dubbio di troppo: possibile che dopo avere azzerato la lista degli istruttori in attività in Italia sino alla sua nomina (tra i formatori Fiba mandati a casa c’è anche Giovanni di Modica: ex arbitro di serie A, sino allo scorso anno formatore di Legadue), Luigi Lamonica non sia stato in grado di selezionare una squadra di ex arbitri con esperienza internazionale o per lo meno in massima serie, dovendo invece ricorrere alla conferma del fidatissimo Morina (messo comunque ai margini della serie B affidata alla coppia Spinelli-Chiari), di Barbieri (che intanto sembra avere i gradi di fatto del vero responsabile della Legadue, formalmente guidata da Nicola Longo), e in ultimo di tre ex fischietti delle medie categorie nazionali come Spinelli, Venturi e il siciliano Raimondo (una sorta di istruttore part time, impiegato saltuariamente in occasione di raduni e gare di coppa)?

Se davvero l’anno prossimo scatterà il triplo arbitraggio anche nella serie B nazionale chi insegnerà a questi istruttori, prima che agli arbitri, le regole dello stare in campo?
Gianni Petrucci (intanto prosegue la corresponsione di amori sensi con il presidente di Lega serie A Umberto Gandini: la fronda di qualche club – Tortona, Varese, Reggio Emilia? – sterilizzata, si va verso la rielezione) ha intanto annunciato che dalla prossima stagione il CIA tornerà un organo collegiale. Stop dunque ai poteri autocratici del commissioner e ritorno di una struttura che sarà composta, come nel passato, da un presidente e da un consiglio direttivo nominati dalla Federazione. La squadra sembra già composta quasi del tutto: Petrucci dovrebbe infatti affidarsi ai suoi fedelissimi che del resto sul Cia hanno avuto sempre forti ascendenze, ossia il presidente del comitato Abruzzo Francesco Di Girolamo (ex fischietto di B d’eccellenza), il consigliere federale Gabriele Grandini (ex vice commissario del CIA), e Davide Paolini, ex presidente del comitato Marche, sacrificato per un posto in consiglio federale perché c’era da sistemare la questione siciliana. A proposito: l’arbitro Tolga Sahin, marito di Cristina Correnti presidente della Fip Sicilia, è stato nominato responsabile nazionale arbitri 3vs3. Sarebbe interessante – ai fini della trasparenza – se esiste un contratto e, nel caso, a quanto ammonti il compenso. Magari la risposta arriverà a breve.

Intanto il futuro di Luigi Lamonica resta invece incerto. Potrebbe restare in sella, su indicazione della Lega di serie A come presidente del Cia (ovviamente con un ingaggio sensibilmente ridotto rispetto a quello attuale che viaggia oltre i centomila euro), rinunciando a gran parte del suo potere sugli arbitri che tornerebbe così nelle mani dei comitati regionali. Del resto Lamonica non pare avere molte alternative rispetto a quella di dovere chinare il capo anche rispetto al ritorno nella squadra CIA di chi per primo aveva epurato (ad esempio il toscano Dino Seghetti, ex capo del Settore Tecnico): per lui nessuno spazio né in Eurolega (dove pure continua a svolgere il ruolo di osservatore insieme con Marco Giansanti, vice commissioner senza poteri e senza parola a dire il vero, e responsabile della serie A), e poco o per nulla richiesto da altre nazioni, dopo questi tre anni di esperienza italiana che si sono caratterizzati anche per i rapporti non proprio felici con il  gran capo dei fischietti Carl Jungebrand, tanto da mettere in un qualche imbarazzo proprio Roberto Chiari, il formatore Fiba chiamato in questi anni a barcamenarsi fra i lustri di maestro dei fischietti alle Olimpiadi e ai Mondiali e le matasse italiane: le regole e le indicazioni regolamentari della FIBA, disapplicate in Italia per volere del commissioner, poi il siluramento come formatore per l’Italia di Sergio Borroni con Francesco Barbieri, quindi l’indicazione dei due istruttori di serie B come internazionali. Ora, il caso più serio e grave, quello di Manuel Mazzoni.

 

 

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