Steve, i Reds e un cuore rosso e blu

Trentunesimo anniversario del disastro di Hillsborough: un tifoso dell'Everton aspetta ancora giustizia e va nella Kop
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La lapide che ricorda i 96 morti della strage di Hillsborough (foto da cnn)

Michael David Kelly lavorava in un magazzino. Era tifoso del Liverpool anche se abitava a Bristol. Aveva 38 anni il 15 aprile del 1989. Quel giorno viaggiava su un pullman dei tifosi dei Reds: destinazione Hillsborough, lo stadio dello Sheffield. La squadra del cuore affrontava il Nottingham Forest, sfida di semifinale di FA Cup. Michael David era uno che andava in curva. Quel giorno non era stipato nella Kop ad Anfield Road ma tra le gradinate della Leppings Lane: il basco a quadretti sul capo, la maglietta rossa con il liver bird – un uccello mitico a metà tra il cormorano e l’aquila – stampato in alto e la sciarpa al collo. Il cuore a mille al fischio d’inizio, e intorno era già apnea. Quel cuore che si arresterà poco dopo – tra le ore 15.06 e le ore 15.59 del 15 aprile 1989 secondo il rapporto freddo dell’autopsia per “compression asphyxia” – per asfissia. Il disastro di Hillsborough. La strage di Hillsborough. La tragedia di Hillsborough. Quel giorno è stato definito – e continua ad esserlo – in mille modi.

Più dei numeri, nulla: 96 morti e 766 feriti, molti ragazzi, famiglie devastate e distrutte per sempre. Novantaquattro vite stroncate, maciullate e soffocate in quel rettangolo di stadio, calpestate e schiacciate mentre imploravano aiuto. Il 14enne Lee Nicol finì quattro giorni dopo in un letto d’ospedale mentre l’agonia dell’allora 18enne Tony Bland durò quasi quattro anni, fin quando un giorno gli fu staccato il respiratore artificiale. E tra quei morti c’era pure il cugino di Steve Gerrard, il capitano e la bandiera del Liverpool per quindici anni e che nel 2014 dedicò la vittoria sul Manchester United – si giocava proprio il 15 aprile all’Anfield  – a Jon-Paul Gilhooley, appena dieci anni. La più giovane vittima di quella tragedia, lui che aveva appena dieci anni. E tra i 766 feriti, ferite mai rimarginate. Come quella di Stephen Whittle che quel giorno avrebbe dovuto essere ad Hillsborough però diede il biglietto ad un amico e lui restò a casa. L’amico morì in quell’inferno e lui per 23 anni se ne portò addosso il peso. Fino ad un giorno di marzo del 2011 quando si suicidò a 50 anni al termine dell’ennesima udienza fallimentare di un processo che vedeva imputati i più alti funzionari di polizia che quel giorno – il 15 aprile del 1989 – avrebbero dovuto gestire la situazione. Trentuno anni dopo non è stata fatta ancora giustizia. Sono passati 31 anni e ancora non si conosce la verità. Per tutto questo lunghissimo tempo il fratello di Michael David Kelly non si è mai arreso. Si chiama Steve Kelly. Steve è un attivissimo membro del “Hillsborough Justice campaign”. Alla Bbc il 15 aprile del 2020 (qualche giorno prima è morto fiaccato dal virus un altro reduce di quel giorno, si chiamava Dawe Roland e la sua foto, lui con la testa tra le mani seduto sulla gradinata e intorno a lui la devastazione, fece il giro del mondo) nel giorno del 31esimo anniversario della tragedia, ha detto. “Mio fratello Mike non era uno dei 96, non era solo il corpo con l’etichetta 72 al collo. Era il nostro Mike, molto amato e che molto ci manca. Aspettiamo ancora verità e giustizia”.

Da venticinque anni, nel giorno del derby, in quel mare rosso che è la mitica Kop, spicca uno spicchio di blu. Un puntino, eppure risalta agli occhi e al cuore. Di blu sono il berretto e la sciarpa che indossa Steve, il fratello di Mike. Steve è tifoso dell’Everton, l’altra squadra di Liverpool. Alla fede calcistica non si abiura mai, e Steve non ha mai abiurato. Il derby è sentito e acceso come tutti i derby nella patria dei derby e lui non se n’è mai perso uno. Da 25 anni però quando le rivali si sfidano ad Anfield, Steve se ne va nella curva avversaria: nessuno l’ha mai toccato, anzi per lui ci sono solo applausi e rispetto. La maglia è quella dell’Everton come la sciarpa ed il berretto, ma il cuore è rosso ed è quello di Mike che batte nella Kop mentre un pallone rotola. Rotola mentre l’Inghilterra aspetta ancora la verità e i familiari delle vittime attendono ancora che sia fatta giustizia.

I fatti

Il 15 aprile 1989, oltre 50.000 persone si sono radunate al Hillsborough Stadium di Sheffield per assistere a Liverpool-Nottingham Forest. Alle 14.52 un poliziotto, preoccupato per il ritardo con cui il pubblico sta entrando nell’impianto, ha la scellerata idea di far aprire il cancello C sul quale premono oltre duemila sostenitori dei Reds, impazienti in vista dell’inizio dell’incontro, fissato alle 15. Alle 14.54 le squadre entrano in campo mentre un fiume umano spinge sempre più forte per raggiungere in fretta gli spalti, cercando di passare attraverso l’unico tunnel che porta alla Leppings Lane, il settore noto anche come West Stand. In pochi minuti si compie la tragedia: la folla trabocca sulle gradinate già piene di tifosi del Liverpool e, senza nemmeno accorgersene, schiaccia chi si trova dentro contro le solidissime recinzioni intorno al campo. Il match inizia regolarmente e, nel recuperare un pallone, il portiere del Liverpool Bruce Grobbelaar intuisce cosa sta accadendo alle sue spalle invitando un agente ad aprire una porta di sicurezza che dà sul campo: una trentina riescono a fuggire mentre un altro poliziotto richiude l’accesso. Trascorrono pochi minuti di gioco: alle 15.06 l’arbitro sospende il match e davanti agli occhi si apre uno scenario terrificante.

 

Le risultanze

La frettolosa conclusione della primo rapporto si concludeva su un unico punto: la calca era stata creata da una parte dei fans più turbolenti per entrare così sul campo. Così stabiliì il “Taylor Interim Report” in un’inchiesta del governo del 1989 guidata dal giudice Peter Taylor. Mentre gli ufficiali di polizia si avvicinavano alle tribune, divenne evidente che le persone stavano soffocando e cercavano di fuggire provando a scavalcare la recinzione. Il rapporto intermedio di Taylor descrive la scena: “I morti, i moribondi e i disperati si intrecciarono nel pozzetto nella parte anteriore delle reti, in particolare dai cancelli. Alcuni si arrampicarono sugli altri immersi nel mucchio umano e cercarono di arrampicarsi oltre il recinto… Le vittime erano blu … incontinenti; le loro bocche si aprivano, vomitavano; i loro occhi fissi. Un mucchio di cadaveri giaceva e cresceva fuori dal cancello 3”. La risposta all’emergenza fu lenta, secondo il gruppo indipendente Hillsborough, in un’indagine di follow-up del 2012. I problemi principali nella scarsa comunicazione tra la polizia ed i soccorsi. I fans cercavano di aiutarsi a vicenda strappando pezzi di cartelloni pubblicitari, creando barelle improvvisate e portando gli spettatori feriti lontano dalle folla, secondo il Taylor Interim Report. Le persone che non avevano ricevuto alcun addestramento di pronto soccorso tentavano di rianimare i caduti. Dal rapporto: “La respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco sono stati applicati da esperti e non, ma di solito invano. Quelli in grado di sopravvivere ce l’hanno fatta per lo più da soli. Gli altri erano per lo più condannati prima che potessero essere portati fuori e trattati”. Gli organizzatori impiegarono quasi trenta minuti per chiamare medici e infermieri tramite il sistema di diffusione sonoro. Il supervisore della polizia del South Yorkshire, David Duckenfield, era il responsabile della sicurezza pubblica durante l’evento. Era stato promosso comandante poche settimane prima della partita e non aveva familiarità con il luogo, secondo la sua testimonianza resa in un’audizione del 2015. Ammise di non aver elaborato un piano anti-incidenti ma disse pure – nel corso della testimonianza – “che quella situazione era cresciuta a spirale, che era ormai fuori controllo”. Duckenfield aveva originariamente incolpato i fan del Liverpool di aver forzato l’apertura del gate d’uscita. Un dettaglio cruciale che in seguito ammise essere una bugia. Si ritirò nel 1990, ammettendo che probabilmente non era “l’uomo migliore per quel lavoro”.

Sequenza temporale dell’inchiesta

19 aprile 1989 – II Sun titola a tutta pagina: The Truth, “La verità”. E’ un dossier che accusa i tifosi Reds, nelle fasi subito successive al disastro, delle peggiori efferatezze. Secondo il direttore del tabloid Kevin McKenzie, fedelissimo della Thatcher, i tifosi del Liverpool avrebbero prima attaccato i soccorritori, le forze di polizia e lo staff dello stadio che stavano cercando di prestare soccorso ai feriti. Poi, in preda all’alcool, avrebbero derubato i feriti e morti e persino urinato sui cadaveri. A Liverpool se la prendono con il Sun, da allora quotidiano invenduto in città.

Agosto 1989 – Viene pubblicato il Taylor Interim Report che offre una panoramica dettagliata di come si è svolta la tragedia. Il rapporto prende il nome dal giudice Peter Taylor, a capo dell’indagine. La colpa dell’incidente è attribuita alla decisione della polizia di aprire il Gate C, ma anche alla lentezza con cui venne gestita la situazione. Nel mirino anche i tifosi Reds colpevoli di aver ostacolato i soccorsi, di avere attaccato polizia e soccorritori e di avere fatto azioni di sciacallaggio nei confronti dei tifosi morti e feriti.

Gennaio 1990 – Viene pubblicato il Taylor Final Report  che propone una serie di riforme per gli stadi inglesi. Tra le raccomandazioni c’è quella di dotare tutti gli impianti di seggiolini e di vietare che i tifosi restino in piedi. Questo per evitare il sovraffollamento.

Agosto 1990 – Sebbene il rapporto intermedio di Taylor abbia criticato la polizia per la cattiva pianificazione e una risposta inadeguata, il direttore della pubblica accusa annuncia che nessun ufficiale dovrà affrontare accuse penali.

1991 – La morte dei fan viene giudicata accidentale da una giuria durante un’inchiesta. I membri della giuria avrebbero potuto emettere un verdetto di – letteralmente – “uccisione illegale”, accusando la polizia di aver agito incautamente e di aver compromesso la sicurezza dei fan.  Verdetto sospeso, sentenza inconcludente.

Aprile ’93 – La domanda di revisione giudiziaria viene respinta dall’Alta Corte di Giustizia che, al contrario, ritenne corretta l’inchiesta del coroner.

Giugno 1997 – Il neo eletto primo ministro Tony Blair del partito laburista acconsente alla revisione dell’inchiesta per mano del giudice Stuart Smith.

Agosto 1998 – Un gruppo di famiglie delle vittime presenta accuse di omicidio colposo contro i supervisori della polizia del South Yorkshire: si chiamano Duckenfield e Murray.

2000 – Il caso è sotto processo. La giuria si blocca su Duckenfield e giudica Murray non colpevole di omicidio colposo. Murray morirà di cancro nel 2006.

Aprile 2009 – Mentre l’Inghilterra celebra il ventesimo anniversario della tragedia, una nuova indagine viene lanciata da un gruppo indipendente di familiari delle vittime di Hillsborough.

Settembre 2012 – Il gruppo Hillsborough Independent Panel pubblica i risultati dell’indagine. Un volume di 400 pagine nelle quali si specificano i numerosi fallimenti delle autorità nel giorno della tragedia e un successivo insabbiamento che ha spostato la colpa dalla polizia sui fans del Liverpool. Il gruppo proclama inoltre che 41 delle 96 vittime avrebbero potuto essere salvate se la polizia avesse risposto alla crisi più rapidamente. Viene confermata la manomissione dei verbali della polizia, vengono scagionati i tifosi del Liverpool, i cosiddetti hooligan, che fino ad allora erano stati considerati colpevoli. Inoltre, emerge che la South Yorkshire police e i servizi di emergenza tentarono di insabbiare la verità passando ai media informazioni false concepite appositamente per coprire le proprie responsabilità. Sarà appurato che i tifosi dei Reds erano stati convogliati verso una parte dello stadio che aveva solo sei accessi. Siccome gli ingressi procedevano a rilento la polizia decise di aprire il Gate C. Un fiume umano si imbucò in quel tunnel che portava a una curva capace di tenere non più di duemila persone. Erano topi in trappola. Alcuni tifosi cercarono di salvarsi scavalcando le reti di protezione per entrare in campo. La polizia li caricò. Non c’erano vie di fuga possibili. Migliaia di persone rimasero schiacciate. I risultati spingono il Primo Ministro David Cameron a scusarsi con le famiglie delle vittime.

Dicembre 2012 – L’Alta Corte annulla la sentenza di morte accidentale per le vittime, ponendo le basi per una nuova indagine e possibili accuse penali. Il Segretario di Stato per gli Affari Interni Theresa May ordina l’apertura di una nuova e definitiva criminal inquiry.

31 marzo 2014 – Una nuova serie di indagini inizia in un’aula di tribunale di Warrington, costituita appositamente per il caso. Nove sono i membri della giuria. Esamineranno una serie di questioni relative all’incidente, incluso se Duckenfield fosse responsabile di omicidio colposo per “colpa grave”.

Aprile 2016 – Dopo aver ascoltato le testimonianze di oltre 800 testimoni, la giuria si ritira per deliberare.

26 aprile 2016 – Il verdetto viene emesso, in quello che viene definito il caso più lungo ascoltato da una giuria nella storia legale britannica. La giuria emette il verdetto con un voto di 7 a 2: i 96 tifosi sono stati uccisi illegalmente a causa di schiacciamenti, a seguito dell’afflusso di un gran numero di fan verso un cancello di uscita. Si decide che le azioni di Duckenfield equivalgano a “grave negligenza”. E che sia la polizia che il servizio di soccorso hanno causato o contribuito alla perdita della vita per errore o omissione dopo l’inizio dello schiacciamento degli spettatori in tribuna. Per la prima volta dopo 27 anni anche un tribunale discolpa i tifosi del Liverpool. Le accuse penali potranno dunque essere prese in considerazione.

28 giugno 2017 – Il servizio giudiziario britannico della Crown annuncia di aver accusato sei persone, tra cui Duckenfield, di reati connessi al disastro. Le accusate a vario titolo saranno precisamente di omicidio colposo, ostacolo alla giustizia, violazione delle regole di sicurezza e condotta negligente nello svolgimento dei pubblici uffici.

14 marzo 2018 – La BBC e altri media britannici riferiscono che gli agenti di polizia non sarebbero accusati “di essere stati accusati di aver presentato un rapporto fuorviante o incompleto sul disastro” ai pubblici ministeri nel 1990.

10 settembre 2018 – Duckenfield si dichiara non colpevole delle accuse di omicidio colposo per negligenza grave.

14 gennaio 2019 – Inizia il processo a Duckenfield. Anche Graham Mackrell va sotto processo.

13 marzo 2019 – La Bcc riferisce che Duckenfield non sarà chiamato a presentare prove durante il processo.

Maggio 2019 – Graham Mackrell, ai tempi segretario dello Sheffield Wednesday, viene punito con un’ammenda di 6500 sterline e con il pagamento delle spese processuali per non aver prevenuto la ressa all’esterno della Leppings Lane e per non aver dotato il settore di un adeguato numero di tornelli.

28 novembre 2019 – Duckenfield viene dichiarato non colpevole di omicidio colposo per negligenza grave.

15 aprile 2020 – Decine di imputati, insabbiamenti, accuse, assoluzioni e processi. Dopo 31 anni restano 96 vittime e soltanto una condanna, punita con un’ammenda. I familiari e la verità continuano ad aspettare mentre Jurgen Klopp e Jordan Henderson – allenatore e capitano dei Reds – in un video rendono omaggio alle vittime. Quest’anno la deposizione di una corona floreale e le preghiere davanti alla lapide che ricorda le 96 vittime sono stato sospese per l’epidemia. Sospese, come le verità di quella tragedia.

P. S. Scrivo solo perchè qualcosa dovrò pur fare

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