Salernitana: il compromesso di Nicola e i piani del club. Mazzocchi e una promessa mancata

Retroscena. Il confronto in ritiro col ds De Sanctis e le parole del tecnico sulle strategie della società. L’allenatore s’aspettava Djuricic ma il club ha atteso aspettando il sì di Mertens
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Il compromesso storico e il giusto compromesso. A legarli c’è un giorno del calendario. Per quello storico bisogna tornare indietro di 46 anni. Era il 30 luglio, era l’anno 1976: al Quirinale nasceva il terzo governo Andreotti, il primo ad avere una donna come ministro (Tina Anselmi), definito governo della “non sfiducia” perché per farlo nascere fu necessaria sul voto di fiducia l’astensione del Partito Comunista. Fu la conclamazione di quel “compromesso storico” di cui aveva parlato tre anni prima il segretario Enrico Berlinguer dopo il golpe in Cile. Quel governo – definito balneare come tanti altri governi del Belpaese – arrivava in un contesto storico, sociale ed economico delicato, difficile, dilaniante: quel governo durò poco più di 500 giorni mentre il “compromesso storico” fu definitivamente morto e sepolto dopo i funerali (non di Stato) dell’onorevole Aldo Moro. Ci avevano provato, il segretario del Pci e il presidente della Dc: sconfitti dalle forze (politiche, economiche, finanziarie, straniere) che tenevano in pugno l’Italia.

Il giusto compromesso è invece roba di ieri, 30 luglio 2022. La definizione appartiene all’allenatore della Salernitana, Davide Nicola. In conferenza stampa, dopo il triangolare all’Arechi, dopo le dichiarazioni pre-partita del presidente Danilo Iervolino (le parole dell’imprenditore di Palma Campania sono consultabili ovunque specie on-line, tra video e resoconti, inutile trascriverle ancora) sul mercato, su strategie e prospettive granata, l’allenatore a precisa domanda ha testualmente risposto. Così. «In questo momento non siamo così tanto competitivi, questo è un dato di fatto. Per avere continuità serve una rosa completa e mi aspetto di non arrivare al 31 di agosto, ci saranno già partite importanti. Non vogliamo acquistare “tanto per” ma so anche che serve il giusto compromesso».

Il giusto compromesso. Che cosa avrà mai voluto dire il tecnico? A chi era indirizzato il messaggio? «Non vogliamo acquistare tanto per ma so che serve il giusto compromesso». Forse voleva dire: va bene con certi desideri presidenziali (o della corte presidenziale?), saranno anche giocatori forti, però qui io ho bisogno di calciatori perché il campionato (un inizio sparato, cinque gare in venti giorni al caldo d’agosto) e non possiamo mica aspettare sino al 31? Oppure: va bene con certi obiettivi, ma se poi questi ci tengono in sospeso e poi ci mollano, che facciamo, restiamo a mani vuote? O anche, chissà: se trattiamo con qualche calciatore e poi gli diciamo di aspettare, quello si scoccia e firma con qualcun altro, che succede? Il giusto compromesso, già. Chissà, forse voleva anche dire ma forse non l’ha nemmeno pensato e restano solo semplici e banali supposizioni: va bene con certi profili (alto profilo, di campionati competitivi più di quello italiano) che riempiono qualche pagina e che servono a dimostrare come la Salernitana possa puntare a (quasi) chiunque, ma io faccio l’allenatore e ho bisogno di uomini da allenare e mettere in campo? Il giusto compromesso potrebbe alla fine anche essere qualcosa d’altro (questa ipotesi sarebbe da scartare anche perché s’è già dimostrata non veritiera tra commissioni, adeguamenti, prolungamenti): d’accordo con certe linee strategiche, ma se poi per una firma c’è da mettere e da trovare l’accordo con i procuratori, bisognerà per amor di squadra trovare la quadra? Il giusto compromesso: forse, chissà, quelle parole si riferivano anche a qualche promessa fatta mesi fa a qualche calciatore che adesso invece vive in naftalina? E per finire, forse il giusto compromesso potrebbe significare pure questo: trovare una sintesi tra idee presidenziali, operazioni del ds De Sanctis ed esigenze dell’allenatore? Tutte domande, solo una serie di supposizioni: sulla carta e nelle orecchie restano intanto le parole di Davide Nicola che nel corso della conferenza stampa ha parlato dei ruoli “scoperti”, delle condizioni di qualche calciatore e delle possibilità di conferma di qualcun altro.

Il rapporto tra il tecnico e il ds De Sanctis viene definito buono, proficuo, intenso. Però pare non sia scoccata la scintilla, l’empatia, l’osmosi. Il ds che venti giorni fa s’era lamentato per le continue fuoriuscite di piste senza spiegarsi e capire da quale finestra provenissero gli spifferi, ha parlato più volte con Nicola nel corso del ritiro. No, non è andata come tra Vagnati e Juric, però pare che in uno degli ultimi confronti i toni della discussione siano saliti notevolmente di decibel. Nessun caso, niente di anormale: in questo caso Iervolino non dovrà chiedere consiglio all’amico Cairo che dopo il plateale litigio tra ds e mister piemontesi, ha detto: «Vanno più d’amore e d’accordo di prima». Tra Nicola e De Sanctis ci sono vedute e confronti come capita in un rapporto di lavoro, c’è pure intesa e comprensione reciproca però l’allenatore al ds più volte ha chiesto: ma allora chiudiamo questa operazione, io lì ne ho proprio bisogno. Nel confronto sarebbero emerse le diverse piste e le diverse linee condotte all’interno del club, dal confronto sarebbe emersa la decisione di accelerare per non trovarsi in difficoltà dopo appena cinque gare di campionato. Il quadro a oggi è sin troppo chiaro: tra infortuni, stop e gap di condizione, Nicola può contare su una rosa ristretta, una rosa da spremere in avvio di campionato (cinque gare) tenendo di conto l’energie da spendere.

Da spendere. Davide Nicola lo aspettava da giorni, convinto che ormai fosse fatta. Pare (pare) che fosse stata una sua espressa richiesta: mi piacerebbe allenare Filip Djuricic, ha talento e sinistro, può giocare in diversi ruoli e può darci quella qualità che manca. L’accordo con il calciatore (assistito dal romano Gabriele Giuffrida) era stato pure trovato da De Sanctis: triennale più opzione per un altro anno, a 1,6 milioni circa di euro l’anno. Svincolato, il calciatore ha atteso che la Salernitana lo chiamasse per la firma. Ma la Salernitana ha atteso, forse troppo. De Sanctis ha pregato il procuratore di attendere. Poi, all’improvviso è spuntata la Sampdoria che nonostante difficoltà societarie e budget ristretto, s’è fiondata sul calciatore strappandogli il sì e la firma. Per giunta, a condizioni economiche leggermente inferiori a quelle granata, e cioè l’opzione sul quarto anno e circa 100mila euro, Nicola l’ha saputo dai giornali, non c’è rimasto malissimo ma forse anche lui si sarà chiesto: come è stato possibile? Per la risposta bisognerebbe chiedere alla società, che culla sempre e da sempre il grande obiettivo: come già spiegato qualche giorno fa (il link all’articolo è qui) in cima alla lista del giocatore di qualità da mettere in rosa c’è sempre lui, Dries Mertens. Il belga è stato più volte sondato, avvicinato, messaggiato: il contratto dovrebbe solo firmarlo, sarebbe accontentato in pieno nelle richieste. Del resto dopo l’oneroso arrivederci a Mikael che ha “liberato” una sensibile quota alla voce ingaggi, ci sarebbe solo (eufemismo) da sistemare Simy per ricavare quei 2,3 milioni di euro a cui aggiungerne altri 700mila per colmare la richiesta d’ingaggio dell’ex attaccante del Napoli (a proposito, una voce da tempo ribadisce che dal Napoli arriverà almeno Adam Ounas). Il problema però è che Mertens non ha detto no ma nemmeno ha detto sì: ha preso semplicemente tempo.

E prende tempo pure Simy (anche qui, l’articolo sulle spine Mikael e Simy è di qualche giorno fa, leggi) che dopo la prima parte di ritiro ha “subito” la stessa “punizione” del brasiliano: gli ultimi allenamenti non con la squadra in Austria perché continua a rifiutare qualsiasi destinazione. La Salernitana invece continua nella sua navigazione tra diverse liste e agende: non sempre tutti i nomi ed i profili coincidono. Sarà, anche questa, una questione di giusto compromesso? Chissà, intanto per l’attacco il primo nome della lista era Pinamonti, la Salernitana aveva anche accettato la domanda dell’Inter, però a non accettare il granata è stato Pinamonti, che l’ha detto più volte (leggi qui). Tra suggestioni (da Verona, ma è da prendere con le molle, si parla pure di Simeone che piacerebbe anche all’immancabile Monza che conta di strappare il sì di Rovella, ma poi Simeone che ha visto balenare davanti agli occhi fior fiore di società accetterebbe il granata?) nuovi piste e piste altisonanti alzate in cielo col fumo e ritornate cenere sul campo, la Salernitana completerà l’attacco ma intanto deve pensare a sistemare (non solo numericamente) mediana (ripreso Kastanos che torna così all’Arechi ben due mesi dopo la notte con l’Udinese) e difesa. E deve sistemare definitivamente la questione legata a Mazzocchi.

Il giusto compromesso. Non l’ha definito così, anzi. Ma sulla vicenda del laterale napoletano che praticamente il ritiro l’ha svolto come fosse un “aggiunto”, l’imprenditore di Palma Campania aveva detto: «Separati in casa? A volte i separati in casa tornano insieme, fanno la pace e continuano insieme, altre volte si salutano. Vediamo…». Aspetta di vedere e capire anche Nicola, che su Mazzocchi ci conta e ci conterebbe, anche perché – le parole sono di Nicola – Sambia ha bisogno di tempo per poterci dare una notevole mano. Da oltre un mese suonano più di due campane. Quella della società che ribadisce: a Mazzocchi è stata fatta una nuova proposta, interessante. Sta a lui decidere. Quella di un indistinto sottobosco, assai fangoso per la verità come spesso capita ovunque: “Mazzocchi ha già avuto un adeguamento e ora ne ha chiesto un altro, fa bene la società a usare il pugno di ferro”. Quella dell’entourage del calciatore, poi: la Salernitana sa bene come stanno le cose, ci aspettiamo una risposta e non un trattamento così. Tra confessioni e spifferi, la ricostruzione in realtà della vicenda potrebbe essere questa: a gennaio Mazzocchi aveva detto un sì convinto alla Salernitana, l’ingaggio di 350mila euro l’anno. E una promessa: a fine stagione avrai l’adeguamento. Pare glielo avesse promesso Walter Sabatini per strappargli il sì, e pare che Iervolino sapesse e non sapesse. Al dunque, finita la stagione, sparito Sabatini, l’agente di Mazzocchi ha chiesto alla società di rispettare la promessa: adeguamento del contratto a 600mila euro l’anno. Del resto Mazzocchi ha dimostrato di essere laterale coi fiocchi, di potersi districare a destra e sinistra, di poter dare la spinta pur se dietro manifesta qualche lacuna ma su quello Nicola conta(va) di lavorarci in ritiro. Del resto in organico la Salernitana ha calciatori sui cui non punta ma che hanno un ingaggio superiore ai 600mila euro chiesti da Mazzocchi: un esempio per tutti, Kechrida.

La Salernitana ha detto di no per gorni. E ora, che farà? Perso definitivamente Okoli (il centrale è incedibile per Gasperini), dall’Atalanta la Salernitana ha allertato Zortea per un nuovo ritorno se Mazzocchi (che vorrebbe restare) dovesse partire. Intanto ieri il laterale s’è fiondato (non era in lista) a difendere i compagni nel corso della rissa coi turchi. Chissà, più scena o vero sentimento? Bah. Certo, per uno che si sente lontano risulterebbe difficile lanciarsi così, dentro la mischia. Il Monza di Galliani si farà definitivamente avanti? O la Salernitana accontenterà la richiesta di Mazzocchi? In definitiva, quale sarà il “giusto compromesso” (in realtà ce ne sarebbero tanti altri, a partire da Ranieri) che troveranno l’anima presidenziale (e filo-presidenziale) e quella tecnica (cioè quella del ds e poi quella del tecnico) per il bene della Salernitana?

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