«Salernitana ’90, così fu la serie B»

Il 3 giugno al Vestuti la festa promozione. Da Ferrara a Battara, da Incarbona a Mancuso: il ricordo dei protagonisti di una stagione indimenticabile
Salernitana, la promozione in B del 1990
3 giugno 1990: la formazione della Salernitana che conquistò la promozione in serie B

Ciro Ferrara ha vinto un campionato al Vestuti ed uno all’Arechi, conquistando la B nel ’90 e la A nel ’98 con la maglia della Salernitana, ma non ha dubbi: “Quella del ’90 è la promozione più bella”. L’ex difensore granata fa parte del gruppo creato su whatsapp da Matteo Mancuso, salernitano doc e calciatore della squadra di Ansaloni in quella storica annata. “Il gruppo – racconta Mancuso – non poteva che chiamarsi “Quelli del Vestuti”. Per me fu un sogno che si avverava, visto che, fino a qualche anno prima, ero un abbonato fisso del Vestuti”. Nella stagione ’89/’90 Mancuso era il terzo portiere, alle spalle di Battara e Nieri. “Ricordo che Nieri giocò solo a Taranto, l’ultima partita del girone di andata – dice Ferrara – che affrontammo da primi della classe ed imbattuti. Perdemmo tre a zero”.

“E proprio dopo quella sconfitta – ricorda Bruno Incarbona – trovammo il presidente Peppino Soglia ad attenderci a Salerno. Ci disse che non dovevamo abbatterci e ci diede la carica per ripartire. Soglia era una presidente-tifoso, sempre vicino alla squadra. Quando Enrico Fedele mi chiamò per propormi di trasferirmi da Barletta a Salerno, non ci pensai un attimo. Lasciai la serie B perché per me la Salernitana era una squadra importantissima, con una tifoseria capace di un calore che ha pochi eguali”.

“Quel successo fu merito del gruppo – ricorda Massimo Battara, portiere pararigori – eravamo uniti, stavamo bene insieme. Molti di noi vivevamo a Vietri e trascorrevamo molto tempo insieme e quello ci aiutò moltissimo”. “Eravamo un bel gruppo – rimarca Incarbona – e ci piaceva scherzare. Uomini come Bruno Carmando e il dottor Corrado Liguori erano importantissimi non solo per la loro professionalità, ma anche per la loro disponibilità e la capacità di fare gruppo. Bruno Carmando era semplicemente magico, da lui venivano anche i calciatori del Napoli a curarsi, e qualche volta c’è stato anche Maradona”.

“Bruno era fantastico – sottolinea Di Battista – così come il dottor Liguori. Il gruppo quell’anno fece la differenza. Io lo avevo capito fin dai primi giorni di ritiro a Morcone, tanto è vero che rifiutai un’allettante offerta della Battipagliese pur di restare a Salerno. Ero lì da due anni e non volevo andar via proprio nell’anno buono. Aneddoti? Ferrara, che è napoletano di Ponticelli, mi disse che da ragazzino tifava per il Campania e che io ero il suo idolo. Gli risposi che non stava messo molto bene, se io, che ero un umile faticatore, ero il suo idolo”. “Ci piaceva stare insieme e scherzare – dice Ferrara – Eravamo un gruppo composto da tanti calciatori di grande esperienza e personalità, su tutti ovviamente Agostino Di Bartolomei, un grande uomo ed un grande calciatore”.

“Era colto, sempre pronto a darti un consiglio – ricorda Incarbona – a volte tornavamo insieme a Roma dopo le partite e lui mi raccontava dei suoi anni alla Roma, di quella sfortunata finale di Coppa Campioni persa ai rigori col Liverpool”. “Era la nostra guida – dice Di Battista – dopo la sconfitta col Palermo, fu lui ad indicarci la strada. Ci rassicurò e ci trasmise la forza necessaria per vincere a Brindisi e lui, quel giorno, segnò il gol decisivo. Fu una giornata bellissima, con seimila tifosi al seguito che ci riaccompagnarono festanti a Salerno”. “Ansaloni fu molto bravo a gestire un gruppo di grande qualità e personalità – dice Adelino Zennaro – il mister voleva che pressassimo alti e noi attaccanti eravamo i primi difensori”.

Era una cooperativa del gol quella Salernitana: “Ferrara e Della Pietra segnarono sei gol a testa – ricorda Battara – e qualche volta ci misi anche io la firma. A Trapani, contro il Palermo, parai un rigore a Musella e vincemmo due a uno. Col Perugia in casa feci una parata con un volo sotto l’incrocio ed in camera di mio figlio Daniele c’è ancora il poster che la raffigura”. “Ho negli occhi la delusione dei tifosi dopo la partita persa in casa col Palermo – ricorda Ferrara – perché temevano che anche quella volta il sogno sarebbe svanito”.

Per fortuna tutto andò bene. “Il giorno della partita col Taranto – ricorda Di Battista – arrivammo a Salerno da Morcone e trovammo una città in festa. Fu bellissimo”. “Quella partita pareva non finire mai”, rammenta Ferrara. “Avevo vinto altri campionati e giocato in A con l’Empoli, ma quella promozione con la Salernitana resta qualcosa di speciale – svela Zennaro – in tre anni a Salerno sono tornato solo due volte a casa tanto stavo bene”. “Salerno è una città incredibile, avevo e ho tanti amici, molti dei quali della zona del porto. Vivere la città come la vivevamo noi, sentire il calore della gente – dice Incarbona – fu fondamentale. Eravamo molto forti, oltre ad Agostino, avevamo Pecoraro, Donatelli, Della Monica, Lucchetti, Zennaro e tanti altri”. “Mi dispiacque andar via – ammette Di Battista – dopo la promozione e, potessi tornare indietro, cancellerei quel comunicato stampa che la squadra firmò per reclamare il premio promozione. Fu una cosa che, a distanza di tempo, ho sempre pensato che si potesse evitare. Giocare a Salerno per me è stato come giocare nella Juventus. Che entusiasmo per quella promozione e che festa a Piazza della Concordia! Per tutti fu un momento di grande gioia”. Oggi, trent’anni dopo, quella promozione continua a occupare un posto speciale nel cuore dei tifosi granata.

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