Le mille battaglie del Vestuti

Le cinque promozioni conquistate dalla Salernitana e la sesta nata con la presentazione di Delio Rossi: uno stadio che sa di granata
La festa del '90: Vestuti bardato di granata
La festa del '90: Vestuti bardato di granata per la promozione in B della Salernitana: è il 3 giugno del 1990 (foto per gentile concessione dell'associazione 19 gugno 1919)

Per la storia sono cinque promozioni, in verità ce ne sarebbe una da aggiungere. A Piazza Casalbore, dove dal 1931 e fino al 1990 ha giocato le sue gare interne, 1029 considerando tutte le manifestazioni, nello stadio che è stato prima Littorio, poi Comunale, infine Donato Vestuti, la Salernitana ha gettato le basi anche per la promozione in A del ’98. Il 3 giugno del ’90, in occasione del pari a reti bianche col Taranto, la squadra di Ansaloni conquistò la B dopo quasi un quarto di secolo di illusioni e delusioni, di sogni infranti e di incubi ricorrenti. Per la cronaca è quella l’ultima volta dei granata nel glorioso e storico impianto di Piazza Casalbore.

Nel luglio del ’97, però, proprio al Vestuti, in una notte da brividi, nacque la Salernitana che avrebbe stracciato il campionato di B. Dopo la presentazione ufficiale al Comune, Delio Rossi, il profeta di ritorno, incontrò i tifosi in delirio al Vestuti. Avrebbe potuto anche limitarsi a fare una banale osservazione sul clima e sarebbero venuti giù applausi a scena aperta. Promise impegno e sudore e a tutti bastò per avere la certezza che quello sarebbe stato un anno speciale. La Salernitana è stata per quasi sessant’anni di casa a Piazza Casalbore, dove la gente aveva un rapporto diretto con gli allenatori e i calciatori, per molti dei quali, si narra, erano decisivi i verdetti emessi dai capannelli e dai dibattiti che erano la normalità nei tempi andati.

Nello stadio sorto nel cuore della città è stato di scena il grande Torino, è sbocciato il talento di Pierino Prati, ha visto la luce il Vianema, ci sono state le lacrime di Zenga.  Ed è accaduto tanto altro. C’è stato il primo morto in uno stadio italiano, c’è stato un derby cittadino con la Pro Salerno, si è celebrato il rito laico dell’estremo saluto a un capo ultras, Carmine Rinaldi, conosciuto ovunque come il Siberiano, e dalla piazza che l’ospita è partito il corteo per i cento anni della Salernitana. Ed è successo tanto altro ancora. Ci sono uomini e storie, imprese e disfatte, campioni e bidoni da raccontare. Il 3 giugno ’90 il Vestuti ha ospitato l’ultima recita della Salernitana ed ha chiuso in bellezza, accogliendo tutti quelli e anche di più che poteva contenere per quella partita che fece esplodere la festa più attesa e più bella che Salerno ancora ricorda. Trent’anni dopo, lo stadio cittadino resta un monumento alla memoria, tenuto in vita dai racconti di chi ne ha frequentato le gradinate e di chi ne ha calcato il prato. Resta in piedi, nonostante gli agguati del tempo. E, si spera, un giorno possa ricevere le giuste attenzioni, quelle che finora non ha avuto. Da trent’anni è l’Arechi il teatro dei sogni granata, ma il boato del Vestuti, che inondava la città come un fiume in piena, resta nella testa di chi ne ha vissuto, anche solo per un tratto, l’epopea.

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