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Rocchi agli arbitri: «Avanti, insieme». La faida elettorale nell’Aia, Gravina e i club in rivolta. Summit a Pescia, voto nelle sezioni: Maresca out

Il designatore non molla e arringa il gruppo della Can. Orsato e Mazzoleni duri. I sospetti sull'accusatore anonimo. Le ultime rivelazioni solo un'ennesima puntata dello scontro per la nuova presidenza. L'ala Trentalange-Baglioni affila le armi, il doppio ruolo di Zaroli, la questione sponsor. Il presidente Pacifici in difficoltà

Ha prima sentito il presidente federale (poco felice della situazione: eufemismo) Gravina, s’è poi consultato con il presidente dell’Aia Pacifici. Ha spiegato che voleva e doveva parlare ai suoi uomini, alla sua squadra. Ha quindi convocato d’urgenza tutto l’organico della Can A-B: arbitri e assistenti l’hanno così ascoltato ieri sera nel corso di una riunione organizzata d’urgenza e forzatamente on line. Alle 19 in punto di ieri sera Gianluca Rocchi ha così fatto capolino dal video, ha parlato come fosse un allenatore che nel momento più delicato della sua esperienza punta a guardare negli occhi i suoi uomini ai quali chiede se hanno ancora fiducia nella loro guida, ha poi invitato chi nutre malcontento e sospetti a venir fuori allo scoperto. «Andiamo avanti, non si arretra. Dobbiamo avere fiducia l’uno nell’altro, essere squadra. Ho fiducia in voi tutti». Avanti così fino a giugno, per il bene di tutti, per il bene dell’Aia. Ha ribadito la legittimità delle proprie scelte, ha sottolineato ancora una volta di aver sempre difeso tutti gli arbitri e tutti gli assistenti, ha spiegato che il momento è delicato e che bisogna stringersi sotto la bandiera dell’Aia che da mesi – in realtà anni – è in balia del vento e dei veleni, dei sospetti e delle faide interne. Tono conciliante il suo, meno pare quello usat0 da Orsato e Mazzoleni quando hanno preso la parola.

Il clamore mediatico, scaturito dalla rivelazione anonima nel corso del programma “Le Iene” sulla classe arbitrale e sulla gestione della Can è diventata una bufera accelerando un processo – già in atto – sulle scelte del designatore arbitrale. Un attacco deciso a Rocchi e al gruppo dirigente che lo sostiene, un attacco come fosse una sorta di regolamento interno. Del resto le parole di Pacifici spiegano bene, «se qualcuno ritenesse di avere elementi concreti su quanto dichiarato durante la trasmissione, da parte di una persona con il volto nascosto e la voce alterata, si faccia avanti e segua i canali ufficiali portando le prove. Noi, confermando la fiducia a Gianluca Rocchi e a tutta la sua Commissione, riteniamo che invece vi sia assoluta insussistenza delle accuse lanciate, volte solo a gettare un’ombra su un importante lavoro che si sta portando avanti. Riteniamo che se dietro a tale mossa ci fossero motivi di politica interna, sarebbe un fatto molto grave, perché questo significherebbe non volere bene a quest’associazione».

Già l’annuncio delle anticipazioni sulle rivelazioni aveva provocato imbarazzo e tensioni: chi aveva incrociato lo sguardo di Rocchi a Riad gli aveva trovato, dipinta sul volto, una preoccupazione palpabile e profonda. Forte nel corso di questi ultimi due anni del sostegno federale più che quello di tutta l’Aia il cui Comitato Nazionale è sonoramente e vistosamente spaccato in due dallo scorso aprile, cioè dall’elezione di Pacifici dopo il vuoto causato dalle obbligate dimissioni, imposte da Gravina, dopo lo scandalo D’Onofrio, a Trentalange uscito poi immacolato al termine del processo sportivo: del resto è Gravina che aveva caldeggiato la nomina di Rocchi a designatore Can nell’estate del 2021 mentre il duo Trentalange-Baglioni puntava su Domenico Messina. Del resto è noto come in via Allegri si punti nel breve futuro ad affidare a Rocchi un doppio ruolo (leggi qui) per porre fine a tensioni e veleni. Rocchi intanto punta a chiudere l’annata senza ulteriori strappi e lacerazioni, forte del consenso ricevuto dalla sua squadra nella riunione di ieri. Bersaglio nelle ultime due settimane delle accuse di Sogliano (Verona) e poi di Iervolinodeve dimettersi») e nel mirino di De Laurentiis all’indomani della Supercoppa («Rocchi vive un incubo, debolezza degli arbitri evidente»), adesso vede la sua posizione (specie futura) traballare.

È probabile che domani a Milano, nell’assemblea della Lega serie A che ospiterà Gravina sul tema riforme (a proposito, Lega A divisa sul tema delle 18 squadre, club medio-piccoli contro, la A vorrebbe una riduzione drastica dalla B a scendere; pure sul tema mutualità si registrano tensioni con la Lega B di Balata, l’assemblea che Gravina ha convocato per l’11 marzo darà risultati? E il presidente Figc riuscirà a parare l’azione politica data per imminente sulla questione della rinuncia obbligata dei club alla partecipazione ad altre competizioni, rinuncia necessaria per il sì alla licenza nazionale?) si discuterà anche della questione arbitrale. I club hanno alzato il tiro, vogliono essere tutelati, chi più chi meno nutre preoccupazioni e sospetti per questo finale di stagione che viaggia in parallelo con la velenosa campagna elettorale nell’Aia.

Tornando per un attimo alla bufera mediatica che pare appassionare purtroppo più della questione arbitrale: è subito partita la caccia all’autore-untore, senza volto e con voce camuffata, delle dichiarazioni. Chi è l’arbitro? A quale sezione è iscritto? I sospetti pare si siano addensati su un paio di arbitri di sezioni del Nord-Ovest, arbitri che non avrebbero mai troppo legato con Rocchi e che sarebbero sull’uscio, o ancora su qualche arbitro legato a un componente del Comitato Nazionale che pare stia provando a rimescolare tutto pur di restare in sella. A qualunque costo. Eppure, a ben sentire le rivelazioni (per nulla inedite, poi che valore dare a chi denuncia in questa forma?) vien facile pensare che la gola profonda possa essere, perchè no?, qualche assistente arbitrale. Di certo, parole e accuse sono apparse come una sorta di ritorsione, come una risposta a precedenti questioni di carattere personale e disciplinare.

A proposito di assistenti arbitrali, la scorsa settimana il tribunale federale nazionale (presidente Carlo Sica) ha depositato le motivazioni con le quali è stato negata la richiesta d’accesso agli atti avanzata dall’assistente arbitrale foggiano Pasquale De Meo le cui rivelazioni un anno fa avevano portato all’apertura di una indagine del procuratore capo Giuseppe Chinè, indagini che avevano riguardato anche il designatore Rocchi e gli arbitri Orsato e Valeri, fascicolo poi archiviato (leggi qui e qui e qui).

Rocchi-Orsato in fondo è il ticket sul quale punta(va) la Figc per la prossima tornata elettorale che dovrà definire il nuovo Comitato Aia (il terzo dal 2021) in vista delle elezioni del presidente federale. Passaggio importante e delicato anche perché a giugno si definisce non solo l’organico di arbitri e assistenti ma anche e soprattutto l’organo tecnico e il designatore Can. Nominati dal Comitato su proposta del presidente. La questione diventa anche un fatto temporale. Perché la ventilata ipotesi di commissariamento rischierebbe di mandare ancora più in tilt il sistema. Prima il nuovo presidente Aia col nuovo Comitato? O prima il capo della Can e l’organico della Can A-B per la stagione 2024/25? Domande di non poco conto, sulle quali nell’Aia, ma soprattutto in via Allegri, si sta riflettendo.

Si potrebbe arrivare al commissariamento Aia se ad esempio i quattro componenti ora d’opposizione si dimettessero: a quel punto Gravina dovrebbe agire di conseguenza. Gravina però potrebbe anche nominare un commissario che porti l’Aia (non commissariandola nella forma) a nuove elezioni. Per ora restano ipotesi (assai remote, improbabili) su un tavolo che però traballa. Ipotesi e congetture che non si materializzeranno anche se la partita interna durerà ancora mesi.

Certo, il colpo assestato alla gestione Rocchi non è indifferente, come non sono indifferenti i risultati (e gli errori) disseminati dalla squadra arbitrale nel corso della stagione. In campo e al Var. Errori, sviste e differenti valutazioni ingigantite poi dal crescente malumore interno sulle designazioni. Alcune, si sostiene, saprebbero di piena campagna elettorale: l’accusa più affilata è aver proceduto ad alcune designazioni motivate dalla sezione di appartenenza, prese a scapito di altri arbitri incolpevoli del fatto di appartenere a sezioni che non lo appoggerebbero. In sintesi. Poco merito e troppa politica: questa è l’accusa. Gira e rigira, il punto torna sull’aspra e velenosa battaglia apertasi da tempo all’interno dell’Aia. Rocchi è designatore da tre anni, prima della Can la Figc gli aveva affidato il ruolo di responsabile istituzionale coi club e poi quello dello sviluppo della macchina Var (in un primo tempo a Coverciano) e della formazione dei quadri Var. Pare che lo stipendio da designatore Can viaggi intorno ai 200mila euro: anche su questo c’è chi pare voglia presentare il conto. La candidatura nella doppia veste di rappresentante politico e tecnico degli arbitri, caldeggiata dalla Figc e da una parte dell’Aia, potrebbe però perdere peso e slancio: ad esempio, come sostenere un candidato che rischia di vedersi arrivare contro una denuncia (come almeno ha sostenuto l’anonimo nella puntata de “Le Iene”)? L’altra parte nel Comitato Aia (e non solo) da tempo ha iniziato a muoversi: sta assemblando e ricomponendo un puzzle composito. Dopo le frizioni dello scorso maggio seguite alla reintroduzione del limite d’età e di appartenenza (leggi qui e qui), la battaglia è diventata aspra negli ultimi mesi. È poi clamorosamente sfociata a dicembre ed è ancora in atto. Dall’abbandono al brindisi di Natale a Coverciano alla riunione a Pescia, dalla richiesta di un comitato nazionale straordinario a quella di trasparenza sul contratto con lo sponsor tecnico, dalla questione dei rimborsi spese a quella della trasformazione delle sezioni arbitrali, dalla convocazione di una riunione del presidente Pacifici coi presidenti di sezione troncata senza dibattito ai movimenti nelle sezioni che si apprestano a votare il nuovo presidente: un elenco lungo e affilato che si lega anche al rapporto con la Figc.

La riunione a Pescia, il Comitato straordinario, i soldi dello sponsor tecnico. Nel dettaglio i temi scottanti sono stati raccontati due settimane fa (leggi qui), poi riaffrontati e legati alla campagna elettorale (leggi qui). In più si può aggiungere.

Poco prima di Natale oltre trenta dirigenti arbitrali si sono riuniti a Pescia per festeggiare il 62esimo compleanno dell’ex vice-presidente (e reggente, dopo le dimissioni di Trentalange) Aia Duccio Baglioni. Durata due giorni, alla reunion hanno partecipato tra gli altri Trentalange, Senesi, Camiciottoli, Mazzaferro e Marconi (quattro del Comitato Nazionale), Lorenzo Manganelli (ex assistente arbitrale internazionale, ex componente Can), Luigi Stella (ex responsabile CON Professionisti), Nicola Favia (ex CRA Puglia), ex componenti di organi tecnici nazionali, presidenti di comitati e di sezioni, ex arbitri ed ex assistenti internazionali. La partecipazione al compleanno è diventata in realtà l’occasione per fare il punto della situazione e per definire una strategia tra le fila di un gruppo che punta sulla rielezione di Trentalange e che comunque si oppone al disegno dell’unica candidatura, calata poi dall’alto, di Rocchi. I quattro del Comitato Nazionale hanno poi chiesto e ottenuto la convocazione di una riunione straordinaria (il 29 dicembre) nella quale hanno affrontato temi spinosi come l’accordo tra Figc e sponsor tecnico (degli arbitri) Givova, l’adeguamento della cifra di rimborso spese (oltre diecimila sono le richieste ancora inevase) e la trasformazione delle sezioni in Asd in base – in barba alla decantata autonomia – a uno statuto redatto dalla Figc (è annunciata una revisione della prima proposta che si attende venga riscritta ancora una volta in via Allegri): i quattro hanno di sicuro mostrato una compattezza che pare manchi invece tra gli altri cinque componenti che costituiscono una maggioranza friabile e duttile, tra cui spiccano un incerto presidente Pacifici e un ondivago Zaroli, vice-presidente che pare muoversi su più tavoli. Ai cinque viene anche contestato un sempre più mesto appiattimento sulle posizioni federali. Federazione che ha chiuso in estate un accordo (la firma è di Gravina) con l’azienda Givova per la fornitura del materiale tecnico (l’accordo comunque era stato all’epoca trovato da Baglioni ancora in carica come vice), una fornitura che ha causato, e sta causando, grandi problemi, e che ha sollevato dubbi su prezzi, fatturazione, listino e forniture aggiuntive da pagare.

Alcuni comitati e tante sezioni non hanno ricevuto il materiale richiesto, materiale destinato soprattutto agli arbitri (e agli assistenti) delle serie minori. Sui disagi c’è chi punta il dito contro la segreteria Aia che non avrebbe fornito tempestivamente l’elenco specifico dei materiali (quantità e taglie). L’accordo prevede che oltre al contributo in denaro (2,3 milioni di euro in tre anni, entrate nel bilancio Figc) la Givova avrebbe dovuto fornire materiale sportivo pari a 6 milioni di euro per ognuna delle tre stagioni sportive previste dall’accordo. Materiale per 6 milioni di euro sufficiente a fornire 60mila divise complete, molte di più rispetto ai circa 20mila arbitri effettivi associati Aia. Le lamentele dei presidenti di sezione invece si sprecano e c’è chi non nasconde come dai vertici Aia, e pare soprattutto dal vice-presidente Aia Zaroli, continuino ad arrivare richieste e solleciti di acquisto per nuovo materiale, al di fuori quindi di quello previsto nell’accordo di fornitura (c’è poi la questione delle penali, delle fatturazioni, dei listini e delle royalties affrontato qui). I quattro componenti hanno anche invocato maggiore trasparenza sui contributi ricevuti dagli altri due sponsor che compaiono sulle divise arbitrali (Tigotà, Net Insurance). Chiarezza e trasparenza: la richiesta è diventata uno degli argomenti nel Comitato Nazionale straordinario del 29 dicembre: nessuna risposta pare però sia arrivata. Come sarebbe rimasto irrisolto il tema dell’adeguamento del rimborso chilometrico, fermo da oltre venti anni a 21 centesimi di euro: il presidente Pacifici all’atto d’insediamento (aprile 2023) aveva promesso l’adeguamento a 35 centesimi nei primi novanta giorni di mandato.

La call di Pacifici. Un monologo di trentuno minuti. In una conference-call del 16 gennaio, Pacifici ha gridato ai 206 presidenti di sezione e ai 20 presidenti regionali che «questa non è la sua Aia». L’ha gridato col consueto stile bonario ma ai più è apparso uno stile rassegnato; molti all’interno e all’esterno dell’Aia gli stanno chiedendo di fare un passo indietro, di abbandonare sogni di gloria e di consentire a Rocchi di candidarsi per troncare così definitivamente le tensioni crescenti in un’Aia spaccata, in un Comitato Nazionale diventato come un condominio litigioso piuttosto che laborioso organo di governo della componente arbitrale. Pacifici ha rivendicato, tra diffuse perplessità, una serie di successi e iniziative apparse però come dei pannicelli caldi rispetto a una situazione interna esplosiva (il passaggio in cui è stata definita l’opposizione espressione di una politica con la p minuscola pare abbia scavato il solco definitivo) espressa da un risicato 5-4 che non è solo la rappresentazione di uno scontro nel Comitato Nazionale. Lo è anche sul territorio per una serie di motivi: i modesti rimborsi spese degli arbitri, l’aumento esponenziale dei casi di violenza sui giovani arbitri (annunciata la presentazione di un disegno di legge di contrasto), le divise. Stretti e compressi tra incertezze economiche e politiche, uno stanco Pacifici e il suo vice Zaroli (che invece ostenta ovunque dinamismo) cercano di presidiare il territorio nazionale presenziando a tutti gli eventi; cercano di occupare ogni spazio per allargare un consenso che, tuttavia, non sembra poter consentire condizioni stabili per lasciare immaginare di andare oltre il traghettamento fino alle elezioni di fine 2024. Il gruppo Trentalange-Baglioni sta riorganizzando le truppe e pare possa ancora competere con una leadership come quella di Pacifici, da molti (compresa la Figc) percepita come troppo debole. La minoranza interna è su tutte le furie anche per la defenestrazione, decisa nel consiglio federale di dicembre, di Baglioni come rappresentante Aia al tavolo tecnico federale sulla violenza. Durante la call il ringraziamento imbarazzato fatto da Pacifici a Baglioni per il lavoro svolto è stato vissuto più come irridente che effettivo. Sul tema di una maggiore autonomia delle sezioni Aia che passerebbe con la configurazione in Asd si è inasprito il rapporto della minoranza col pontiere Zappi, ideatore della vituperata riforma e che negli ultimi tempi viene segnalato concentrato solo sulle questioni economiche sollevate nel mondo arbitrale dalla riforma del lavoro nello sport. In ogni caso, in quel 5-4 di un Comitato Nazionale sempre più ai ferri corti, Zappi risulterebbe politicamente schierato con una maggioranza che sembra assai granitica nel Nord (Zaroli-Zappi) ma molto meno al Centro, espressione dei quattro fedelissimi del duo Trentalange/Baglioni (Camiciottoli, Mazzaferro, Senesi, Marconi) che avrebbero fatto breccia anche al Sud: in Calabria ci sono Falvo con tutto il mondo del futsal e Milardi (responsabile dei preparatori atletici, fedelissimo di Trentalange, già al settore tecnico) contro il componente uscente (al terzo mandato) Stefano Archinà. In Puglia l’ex Cra Nicola Favia è sul piede di guerra, la Sicilia è consumata da forti tensioni politiche: sono stati recentemente sospesi per questioni disciplinari i presidenti delle sezioni di Agrigento (Calogero Drago) e Caltanissetta (Domenico Amico).

La Campania, Maresca e Zaroli. In Campania si registrano poi clamorose e significative novità. Il componente nazionale Michele Affinito (appoggia Pacifici) fatica a controllare i malumori della base nel suo territorio, mentre l’ex componente del Comitato Nazionale Nicola Cavaccini muove le fila dell’opposizione che intanto somma adesioni e consensi. In Campania le sezioni di Napoli e Avellino (presidente Saverio Zaccaria) sono contro Affinito e la sua linea. Alla sezione di Napoli invece si muovono Paolo Gregoroni, Alberto Ramaglia e Raffaele Rotondo, tre profili di assoluto peso e valore. L’attenzione è rivolta alle candidature come presidente. L’uscente è l’arbitro Fabio Maresca, gli avversari sostengono mai completamente calato nel ruolo. Negli ultimi tempi la gestione pare sia svolta da Gregoroni che certamente si candiderà: la sua elezione avrebbe un peso notevole perchè la sezione di Napoli esprime quattro voti all’assemblea elettorale nazionale. Proprio in Campania (a Torre del Greco) qualche giorno fa in occasione di una premiazione, è calato il vice-presidente Zaroli che pare si sia speso in un elogio sperticato di Affinito. Definito il Richelieu degli arbitri, ha i voti pesanti della Lombardia: il ruolo di vice-presidente pare però stargli stretto. In apparenza assai schiacciato su Pacifici, in realtà assai vicino all’ambiente federale: gli avversari però lo descrivono come un giocatore che punta su più tavoli. Formalmente vicino alla maggioranza attuale però magari contrario all’ascesa di Rocchi, starebbe contemporaneamente sondando il campo avverso. Porta in dote un bel pacchetto di voti, pacchetto che potrebbe far pendere l’ago della bilancia in favore del fronte avverso (quello dell’ala Trentalange) spendibile magari in termini di poltrone e incarichi. Magari potrebbe rivendicarne il peso puntando alla presidenza Aia lasciando a Trentalange il ruolo di responsabile del settore tecnico. Un’ipotesi sopra un tavolo adesso occupato però dalla stringente questione Rocchi. Che non mollerà il ruolo di designatore Can, almeno fino a giugno. Se poi accetterà l’investitura (anche federale) questo lo si capirà a breve..

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