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Arbitri e il voto nell’Aia: Pacifici chiede aiuto alla Figc e convoca una riunione d’urgenza. Stop a procedure elettorali o dimissioni?

Stasera l'appuntamento in video call: il presidente dei fischietti italiani convoca i presidenti di sezione, dei comitati regionali e del comitato nazionale: sul tavolo sempre il nodo elezioni
Carlo Pacifici, presidente dell'AIA

Appena due settimane fa Carlo Pacifici ha indossato maglietta e pantaloncini e ha partecipato alla Referee Run organizzata dall’Aia: di corsa, tra un elegante sorriso e uno sbuffo di fatica, ha completato la prestazione sul circuito di Salerno, dove si svolgeva una delle tappe della corsa alla quale partecipano annualmente tutti i tesserati dell’associazione italiana arbitri di calcio. Col pettorale numero 1364 il presidente dell’Aia ha tagliato il traguardo, prima di partecipare alla cerimonia di premiazione, celebrata tra applausi e incoraggiamenti.

L’ultima corsa, o l’inizio di un’altra corsa? La metaforica domanda si affaccia sui destini e sul futuro prossimo del presidente degli arbitri italiani e rimbalza adesso, due settimane dopo la corsa podistica sul circuito salernitano. È la domanda che si stanno ponendo tutti i presidenti di sezione italiani, tutti i presidenti dei Comitati regionali, tutti i presidenti dei Comitati delle province autonome, e tutti i componenti del Comitato Nazionale (nemmeno loro messi al corrente del contenuto delle dichiarazioni). A tutti loro, infatti, il presidente Carlo Pacifici ha dato appuntamento a stasera (ore 19.30) con uno stringato messaggio di testo inviato appena ieri, via mail: “Si tratta di comunicazioni importanti che vorrei fossero ascoltate in diretta da tutti i presidenti di sezione, dai presidenti dei Cra e dei Cpa, e dai componenti del Comitato Nazionale”. Una convocazione ad horas, insomma. Che cosa avrà da dire di così importante e urgente il presidente degli arbitri italiani, un settore attraversato da mesi (anni, in realtà) da veleni, polemiche, fratture e pressioni, da mesi dilaniato da una guerra intestina che ha spaccato i vertici, fermo e bloccato com’è sul rinnovo delle cariche tra ipotesi di commissariamento e sospensione del voto, sempre più indebolito e fiaccato. La già debole autonomia pare rimasta solo su carta, e qualcuno azzarda sia persino carta poco trasparente. L’indiscrezione più accreditata è questa: nel corso della riunione Pacifici esibirà un documento ufficiale chiesto alla Figc per motivare e legittimare la sospensione delle procedure elettorali, una sorta di congelamento in attesa di tempi migliori sfruttando così il cavillo dell’adeguamento dello Statuto ai principi informatori approvati dal Coni. Un modo per bloccare il tentativo di una parte della governance di chiedere formalmente (pare siano già state inviate delle pec) la convocazione delle elezioni.

Romano, ecumenico, qualificato e apprezzato dirigente bancario, appena un anno fa (era il 16 aprile 2023) Carlo Pacifici veniva eletto presidente dell’Aia: una scelta benedetta dai vertici della Figc guidata da Gabriele Gravina per riempire il vuoto dopo le dimissioni autoimposte di Trentalange dopo l’affaire D’Onofrio, un’elezione che avrebbe dovuto mantenere lo status quo del Comitato Nazionale e il lavoro del designatore Rocchi, in attesa che il toscano sciogliesse le riserve, abbandonasse la Can e si candidasse alle nuove elezioni Aia, seguendo così un destino che i maligni (e gli avversari) dicono sia scritto nelle stanze federali. Fu anche l’epilogo di una strategia diplomatica per evitare nuove fratture, altri candidati (ad esempio, Messina) e ipotesi di commissariamento.

Un anno dopo, il mondo arbitrale è letteralmente imploso: gli errori in campo e alla Var, i malumori per le designazioni e le presunte preferenze di Rocchi verso la parte più vicina, le denunce anonime, le dichiarazioni di Abbattista, i riverberi del caso Calvarese, i nuovi sospetti sui voti (degli anni precedenti) assegnati agli arbitri, le dichiarazioni e gli interventi di Gravina, la riunione riservata chiesta (e ottenuta) dal rappresentante degli arbitri in attività Daniele Orsato col presidente federale ai margini di una riunione con tutti gli arbitri, le congetture sulla richiesta di commissariamento, il progetto della Lega serie A che vuole l’autonomia arbitrale e che si dice pronto a sostenerla, una parte del Comitato Nazionale che strizza l’occhiolino ai presidenti di serie A e che chiede, inascoltata, di convocare Orsato in audizione e auspica(va) un’inchiesta del capo della Procura federale Chinè, la sospensione delle procedure elettorali motivata dall’adeguamento dello Statuto ai principi informatori del Coni, la parte fedele a Trentalange e Baglioni che si riorganizza in vista delle elezioni per riprendersi ciò che – sostiene – le è stato strappato e quasi estorto, la richiesta di chiarimenti sulle migliaia di rimborsi ancora non evasi nei confronti degli arbitri delle categorie inferiori. Gli ultimi avvenimenti sono stati ricostruiti (leggi qui, qui, qui, qui, qui, qui).

Da tutto questo frullatore, Pacifici pare esserne uscito stravolto, frullato, macinato. Resterà ancora alla guida dell’Aia, oppure stasera comunicherà le dimissioni? La riunione avrà risvolti e contenuti epocali, o invece partorirà il classico (e abituale) topolino? Pacifici tirerà le orecchie ai quattro componenti (Senesi, Camiciottoli, Marconi, Mazzaferro) del Comitato Nazionale che, si sostiene, siano rimasti fedeli a Trentalange e Baglioni, e che da mesi contestano scelte e decisioni ma che soprattutto segnalano una carenza di autonomia e trasparenza e lo schiacciamento sulle posizioni federali, oppure aprirà alle loro richieste? Presidente di un Comitato spaccato in due (5 da una parte, 4 dall’altra) commenterà le prese di posizione recentemente manifestate da Zappi e Affinito, due componenti del Comitato nazionale che fino a pochi giorni fa venivano considerati suoi alleati e che invece hanno ufficialmente preso posizione chiedendo risposte a domande inevase da tempo. Ad esempio.

Perché le procedure elettorali sono state sospese con la motivazione dell’adeguamento ai principi informatori? Perché si continua a ripresentarla se il commissario ad acta nominato dal Coni (Michele Signorini) sta lavorando da oltre un mese? Perché l’Associazione italiana calciatori (nota bene: il presidente rieletto è vice-presidente Figc) è andata al voto una settimana fa rieleggendo il presidente uscente Umberto Calcagno e il regolamento è lo stesso? Perché non una parola è stata spesa sul progetto di trasformazione delle sezioni Aia in Asd (associazioni sportive dilettantistiche), in un modello che così assicuri una gestione utile a cogliere nuove opportunità economiche e finanziarie e che inoltre limiti le responsabilità giuridiche dei presidenti di sezione, a oggi legali rappresentanti di associazioni non riconosciute di diritto privato prive di un loro autonomo statuto? Domande da mesi in attesa di risposte. Nell’attesa, sono venute giù le congetture. Ma se Affinito e Zappi si esprimono così, vuoi vedere che anche loro sono passati all’opposizione, e che dunque Pacifici possa contare ormai solo sul vice-presidente Zaroli (descritto però come uno assai abile a giocare su più tavoli) e su Archinà? E se così fosse, si chiedono in molti, non dovrebbe forse rassegnare le dimissioni? A queste congetture si lega però una ricostruzione fatta da una qualificata fonte: Zappi e Affinito non hanno (ancora) guadato il fiume, però chiedono risposte e prese di posizione precise e definitive perché sono convinti che questo stallo possa portare a nuovi disastri, perché le richieste di autonomia, trasparenza e innovazione si rendono indispensabili, e anche perché pare siano “guidati” da pareri influenti. Chiedono lumi sul voto, e Pacifici pare pronto a raccogliere l’assist, grazie al documento fornito dall’ufficio legale della Federazione. Un’altra ipotesi, che però pare aver perso forza per strada, sarebbe quella delle dimissioni che produrrebbero uno stallo con conseguente commissariamento: un altro modo per rinviare le elezioni, in sostanza.

Pacifici risponderà stasera, prenderà posizione? La domanda rimbalza insieme ad altre domande, domande su questioni scottanti. Pacifici darà tempi e date certe, assicurerà che l’Aia si muova ancora in piena autonomia? Confermerà di avere l’appoggio della Figc e si muoverà sul solco che pare tracciato, e cioè sospensione procedure di voto in attesa di un adeguamento che magari possa portare al voto di tutti i tesserati e non dei soli delegati, un modo per fare il pieno nel caso il ticket elettorale fosse quello composto da Rocchi (presidente Aia) e Orsato (designatore Can o al settore tecnico al posto di Trefoloni) sfruttandone fama e fascino? Parlerà del progetto presentato dalla parte vicina a Trentalange-Baglioni sull’autonomia e sul professionismo arbitrale, o sorvolerà ancora? Domande su domande. Che però alla fine si restringono a una soltanto. L’Aia è ancora un’associazione autonoma nella quale non esistono ingerenze esterne e nella quale esiste un principio democratico? Appuntamento a stasera, quando Pacifici rivelerà se la corsa è finita o se, invece, ne è appena iniziata un’altra: congelare il voto e aspettare tempi migliori. Una scelta che sa di commissariamento, senza l’atto ufficiale di commissariamento. La commedia pirandelliana, continua.

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