Sventrato, delegittimato, svuotato, sotto plurime inchieste (sportive e penali), spaccato e dilaniato da faide e gelosie: l’intero sistema arbitrale tricolore è al default, l’inizio dell’inesorabile combustione è assai datato (senza dimenticare l’ultima presidenza di Marcello Nicchi, si può dire almeno dallo “scandalo Rosario D’Onofrio”, dicembre 2022) e adesso, maggio 2026, è finito in rovi e cenere. Decadente, insignificante, irrisoria, devastante: la governance federale targata Gabriele Gravina si è da poco schiantata in un piccolo stadio della Bosnia, persino in ritardo rispetto ai risultati conseguiti, nel corso di otto lunghi anni, standosene arroccata al quinto piano di via Allegri, a Roma; c’è voluta una nuova mortificante eliminazione dalla fase finale del Mondiale per mettere la parola fine a una pluriennale gestione (conquistata a suon di voti e maggioranze bulgare… questo è il dato ancor più desolante) che finirà definitivamente in archivio (attenzione a chi resterà…) tra cinquanta giorni, quando cioè il pesante testimone passerà al nuovo presidente (e alla nuova governance) federale.
È questo l’attuale scenario del calcio italiano: mentre gli occhi del Mondo si preparano a seguire il Mondiale negli Stati Uniti, quelli italiani si stanno posando sulle (tristi) vicende pallonare nostrane, al solito ridotte a guerre di potere condotte con accordi, promesse, pugnalate e agguati. Contemporaneamente, si stanno disputando due accese “partite”, quella federale e quella arbitrale. Partite sulle quali c’è chi pronostica, e chi scommette: Giovanni Malagò sarà il nuovo presidente federale o dovrà guardarsi dal nemico, e non è mica detto sia il rivale Giancarlo Abete? E l’Aia, decaduto il presidente Antonio Zappi (con lui decadrà anche il Comitato Nazionale), sarà commissariata oppure riuscirà ad andare a nuove elezioni, persino addirittura prima che arrivi il tempo dei “promossi e dei dismessi” e il momento delle nomine delle commissioni? Scelte delicate. È il momento che è delicato.
È particolare e inedito, perché ci si muove dentro un vuoto profondo, perché strade che dovrebbero essere parallele (Figc e Aia) pericolosamente adesso s’intersecano, s’intrecciano, s’inerpicano. E allora, proviamo a districarci…
Riuscirà l’Aia a uscire da questo buco nero che l’ha inghiottita (Zappi è decaduto dopo una sanzione di tredici mesi di inibizione, il designatore Can Gianluca Rocchi si è autosospeso perché finito sotto inchiesta penale a Milano, le condotte del designatore della Can C Daniele Orsato sono al vaglio del procuratore federale Giuseppe Chinè dopo un esposto, leggi qui) svicolando così dal commissariamento (decisione che Gravina aveva preso ben prima di dimettersi, leggi qui e qui) e approdando a nuove (veloci) elezioni? Oppure il presidente federale Gravina, scampato al commissariamento, sia pur dimissionario e dunque reggente, riuscirà a mettere in pratica una decisione presa da parecchio tempo e che, solo per equilibri istituzionali, aveva invece posticipato al verdetto (su Zappi) del Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni? Le due domande si fondono in una sola.
E la risposta ai quesiti appare univoca: l’Aia sarà commissariata, i resti dell’attuale Comitato Nazionale, guidati dai vice Francesco Massini (reggente) e da Michele Affinito (deciso a candidarsi) saranno costretti ad alzare bandiera bianca. Magari però la resa sarà trattata sotto forma di tregua: interna (le mille anime nelle quali s’è divisa la componente arbitri) ed esterna (con la Figc). E qui gli scenari si diversificano e si moltiplicano. Il più probabile, e suggestivo, per qualche aspetto? Eccolo.
La Federcalcio nomina un commissario per l’Aia pescando tra le proprie fila (prima dell’inchiesta di Milano in pole figurava l’avvocato Giancarlo Viglione, se ne era scritto ad esempio qui, oppure ci sarebbe il segretario generale Marco Brunelli, molte probabilità le conserva in realtà il vice-segretario Antonio Di Sebastiano, esperto di regolamenti) però affiancandolo a un nome (di spessore) del mondo arbitrale al quale andrebbe un incarico da direttore tecnico (il più gettonato sarebbe Nicola Rizzoli, anche e nonostante il suo impegno con la Conmebol che si prepara al Mondiale?, non da trascurare profili come Pisacreta e in specie Matteo Trefoloni, e c’è chi avanza l’ipotesi di coinvolgere Gavillucci). Questo nel tentativo di “pacificare e normalizzare” una situazione resa incandescente da sanguinose faide interne, per darsi il tempo di cambiare norme e regolamenti (ad esempio, allargare la base elettorale a tutti i tesserati) prima di ridare voce alle urne (dopo l’elezione del nuovo assetto Figc) e intanto gestendo i delicati passaggi legati alle promozioni e dismissioni nei quadri arbitrali e alle nomine dei responsabili e componenti delle commissioni. Sono tutti e tutte in scadenza l’1 luglio. In questo scenario, si aggiungerebbe la presenza di una sorta di “Comitato di Salute” composto da esponenti dei vari gruppi che, nel corso di questi anni, si sono formati e scontrati all’interno dell’Aia, sancendo così una sorta di tregua interna, e presentando alla Figc una richiesta di tregua in forma di ricomposte (momentanee) divisioni, accettando (o suggerendo?) di affidare l’incarico a un’espressione federale e non invece a un’anima arbitrale (evitando così sospetti, nuove faide e tensioni). Questa aggregazione di gruppo “saggi” avrebbe anche un altro scopo: affiancare commissario e direttore tecnico in modo (anche) da non vedersi pregiudicare poi la futura corsa elettorale, tenendo un piede dentro l’associazione destinata a cambiare pelle. Sarà così? L’eventuale proposta verrà accettata? A breve si avrà il responso. Di certo è che negli ultimi giorni si sono infittiti gli incontri (dietro le quinte) con incontri preparatori e scambi di ipotesi di lavoro in affiacamento.
Intanto, ecco i primi passaggi su carta.
Intanto domani (ore 19.30) il Comitato Nazionale, guidato dal reggente Massini, sancirà la decadenza del presidente uscente Zappi. Non andrà oltre, non farà (o non dovrebbe commettere) altri (azzardati) passi. Con crescente probabilità, attenderà il prossimo consiglio federale (il penultimo) dell’era Gravina che, dopo aver preso atto della decadenza dell’uscente Zappi (bocciato anche dal ricorso al Collegio di Garanzia), deciderà sul destino Aia.
In questi giorni l’uscente numero uno di via Allegri ne ha parlato anche con Malagò e Abete, candidati alla successione: sovrapponendosi le due vicende, era inevitabile che illustrasse la situazione. Inevitabile propendere per la soluzione drastica, altra strada non c’è: Aia da commissariare. Poi, certo, toccherà nominare, regolamentare, definire tempi e modalità. Magari incontrando anche una rappresentanza dell’Aia (non solo quella formata dall’uscente Comitato) che ha già chiesto un appuntamento. Magari troveranno anche il tempo di parlare di corsi e ricorsi storici.
E già. Perché l’ultimo commissariamento Aia risale al 2006, l’anno del Mondiale vinto ma anche di “Calciopoli”: raggiunto da un avviso di garanzia, l’allora presidente Aia (Tullio Lanese) si autosospese. Il commissario federale nominò commissario straordinario Luigi Agnolin: una bandiera arbitrale che però non incontrò molte simpatie (eufemismo) tra i suoi colleghi, tanto che dopo pochi mesi si riuscì a persuadere il commissario (Luca Pancalli) a indire nuove elezioni, vinte infine da Cesare Gussoni. Vent’anni dopo si è, più o meno, nelle stesse condizioni. In un certo senso, persino peggio: l’Italia non giocherà il Mondiale, la Figc ha un presidente dimissionario, il designatore Can (Gianluca Rocchi) ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Milano (l’accusa è di frode sportiva) e intanto si moltiplicano esposti, denunce e interrogatori. In questo complesso scenario, ecco cosa era maturato nelle “segrete” stanze arbitrali e cosa invece starebbe maturando, dentro e fuori queste stanze.
Una partita doppia: scenari e suggestione. La partita che si sta giocando dentro l’Associazione italiana arbitri non è una semplice resa dei conti interna: è uno scontro istituzionale che rischia di lasciare pesanti macerie e ledere l’equilibrio del sistema calcistico italiano. Il presidente Zappi è a un passo dalla decadenza, prima per mano del Comitato Nazionale Aia (domani) e poi per la necessaria ratifica da parte del consiglio federale. È la fine di una brevissima leadership (eletto a fine 2024), ma è anche la plastica esplosione di una crisi di governance che covava da tempo (per dire, non si era arrivati al commissariamento nemmeno dopo lo scandalo D’Onofrio, eppure è da allora che il peso federale nell’Aia è diventato sovrastante).
Il punto critico non è tanto la caduta di Zappi in sé, quanto ciò che potrebbe accadere immediatamente dopo. Perché dentro il Comitato Nazionale stava (?) maturando una linea di rottura: dichiarata la decadenza, si puntava a procedere, rapidamente, all’indizione di nuove elezioni. Una mossa formalmente legittima, ma politicamente assai esplosiva. Nei fatti, un tentativo di riappropriarsi della sovranità interna, sottraendola all’influenza federale (ricordiamo che l’Aia, dopo aver perso la giustizia domestica, ha perso anche la già insignificante rappresentanza di voto come componente federale).
Ed è qui che si può (o forse, poteva) profilare lo scontro frontale.
Perché la Figc, davanti a questa mossa, risponderebbe con contromossa altrettanto drastica: dichiarare contestualmente la decadenza dell’ormai ex presidente e nominare un commissario straordinario. Un intervento con un obiettivo preciso – sterilizzare il tentativo del Comitato Nazionale di andare al voto – ma che aprirebbe (o avrebbe aperto) inevitabilmente un fronte istituzionale durissimo. In gioco non solo una questione di statuti o di procedure, ma il principio stesso di autonomia Aia.
Già. Fino a che punto l’associazione degli arbitri può autodeterminarsi? E dove inizia, invece, il perimetro di controllo della federazione? E qual è il rischio concreto?
Quello di una spirale di delegittimazione reciproca. Da una parte, un Comitato Nazionale a rivendicare la propria legittimità elettiva per indire nuove consultazioni. Dall’altra la Figc, nel nome della stabilità dell’ordinamento sportivo, a imporre una gestione commissariale, congelando di fatto ogni dinamica democratica interna.
Uno scenario dalle conseguenze pesanti. Non solo sul piano politico, ma anche su quello operativo: designazioni, organizzazione dei campionati, credibilità del sistema arbitrale. In un momento in cui il calcio italiano fatica già a mantenere equilibrio e autorevolezza, un conflitto aperto tra Aia e Figc rischierebbe di minarne ulteriormente le fondamenta. Il rischio è di uno scontro da cui non uscirebbe, in realtà, alcun vincitore.
L’ulteriore elemento che rende il supposto, ipotetico, quadro ancora più incandescente? L’eventuale scelta di un commissario “interno”, di un uomo Aia. Una soluzione che, sulla carta, garantirebbe continuità certo, ma che nei fatti rischierebbe di riaprire ferite mai rimarginatesi. In particolare, sostengono fonti dentro l’Aia, se la scelta dovesse ricadere su Nicola Rizzoli, il cui impegno in America, con la concomitante Coppa del Mondo di questa estate, potrebbe frenarne la nomina, oppure dare la stura ad altre polemiche.
Ad esempio, c’è chi non hanno dimenticato la vicenda che coinvolse Rizzoli, legata alla gestione degli audio VAR dell’arbitro Daniele Orsato. Un caso che travalicò i confini tecnici per diventare politico, fino a spingere l’allora procuratore federale Giuseppe Pecoraro a intervenire pubblicamente, salvo poi dimettersi poco dopo, in un clima di fortissime tensioni. A quella vicenda fece seguito anche un’inchiesta del programma “Le Iene”, che portò alla luce retroscena considerati da molti inquietanti e che contribuirono ad alimentare un diffuso senso di sfiducia verso la gestione interna dell’Aia.
E in più, e non solo: la scelta di un profilo come quello di Rizzoli (nel caso accettasse) sarebbe, per le altre anime dei vari e divisi e dilaniati gruppi arbitrali, una sorta di autostrada in discesa verso le future elezioni, nelle quali il gruppo che si riconosce in Rizzoli (Collina, Rosetti – il piemontese era in lizza per la successione di Rocchi – Pisacreta etc etc) potrebbe ricavare un vantaggio rispetto alle altre componenti (tra le quali quella che fa capo ad Affinito e quella che si riconosce nel nome del fu presidente Trentalange) anche perché potrebbe giocarsi, una volta al voto, l’influente carta delle (imminenti) decisioni sulle varie commissioni. È anche per questo che oggi un commissariamento “domestico” verrebbe letto da una parte consistente dell’ambiente arbitrale (inteso come gruppi e fazioni) non come una soluzione, ma come una continuità problematica. Una toppa che rischierebbe di essere percepita peggiore del buco.
In sostanza, nell’Aia (non il pollaio, eh) – dentro la quale si vive quotidianamente il “tutti contro tutti” e che materialmente percepisce come sarebbe uno strappo lacerante la scelta di indire di nuove elezioni (mentre non c’è ancora il nuovo presidente federale, mentre si avvicinano i tempi delle nomine e mentre si dovrebbe procedere all’indizione dei delegati sezionali per arrivare in fretta al voto) – si starebbe facendo così strada un’ipotesi alternativa, alla quale si lavora dietro le quinte.
Mentre lo scontro istituzionale si avvita, nei corridoi dell’associazione starebbe infatti prendendo forma un’altra ipotesi, un’idea sussurrata ma sempre più insistente: la costituzione di una sorta di “comitato di salute pubblica”, o “collegio dei saggi”. Una formazione cioè capace di congelare il conflitto e presentare un fronte (quasi) unitario alla Federcalcio, provando a uscirne con le ossa rotte il meno possibile. Il tentativo vedrebbe coinvolti nomi pesanti del recente passato di governance arbitrale: da Marcello Nicchi a Narciso Pisacreta, passando per Carlo Pacifici, Alberto Zaroli, Alfredo Trentalange e Duccio Baglioni, fino all’attuale reggente Francesco Massini e a consistenti pezzi di (uscenti) membri di commissioni.
Per alcuni questa sarebbe una soluzione di alto profilo istituzionale, un tentativo di riportare equilibrio e costruire una tregua, un modo per dimostrare alla Figc di essere compatti. Altri, più maliziosi, intravedono invece il rischio che si tratti di una vera e propria “armata” di ritorno, espressione di vecchi equilibri che cercano di riprendere il controllo. In ogni caso, una simile mossa potrebbe, chissà, anche cambiare lo scenario: presentarsi compatti davanti alla Figc (l’appuntamento sarebbe già in agenda) potrebbe disinnescare la logica dello scontro frontale e aprire a una soluzione di compromesso. In questo supposto quadro, prenderebbe così sempre più quota l’ipotesi di un commissario non proveniente dall’Aia – vengono evocati i nomi di Brunelli, Di Sebastiano o dell’avvocato Viglione, (quest’ultimo si sussurra in corsa e ben piazzato anche per il posto di segretario generale in caso di vittoria di Malagò, in discesa paiono le sue quotazioni da commissario) così come quello di un ex calciatore di indiscussa fama sulla cui identità vige il top secret – affiancato però, per la gestione tecnica, da figure di primo piano dell’associazione: Rizzoli, Pisacreta, Trefoloni, Celi oppure un altro ancora.
Questo è, al momento, lo scenario: il copione però deve ancora essere completato. E non sono escluse sorprese. Di certo, c’è solo che va giù il sipario. In un sol colpo, in questa tribolata primavera del 2026, si sancisce l’addio a Gravina e governance federale; l’addio a Zappi e governance arbitrale. Un sipario nero, decadente, logoro, strappato. Un sipario senza applausi.






