IL PERSONAGGIO

Ferretti, Telesogni e i gol alla radio

E’ morto Claudio Ferretti, cantore di “Tutto il calcio minuto per minuto” e del ciclismo. Ezio Luzzi non si arrende
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Claudio Ferretti, per anni voce storica di "Tutto il calcio minuto per minuto"

Te le sogni, anzi Telesogni. Quanti hanno sognato in gioventù, ma anche in età più matura le gesta dei loro eroi dello sport grazie ai racconti, a volte anche un po’ romanzati e retorici, dei cronisti che riempivano con le loro voci le domeniche degli italiani. La radio come colonna sonora di intere generazioni, ancora libere di sognare grazie all’assenza delle immagini, dei replay da mille angolature diverse e dei primi piani fin troppo stretti che danno quasi l’impressione di voler penetrare cuore ed anima dell’inquadrato di turno, ma anche come strumento di diffusione di massa di una cultura sportiva e di un linguaggio di massa che hanno unito l’Italia dei campanili intorno ad un fenomeno, lo sport appunto, divenuto col tempo uno dei più importanti motori della vita socio-economica del Belpaese, unito dalla passione per un romanzo popolare che si rinnovava di settimana in settimana, ma diviso dal tifo. Bartali e Coppi, Nereo Rocco ed Helenio Herrera, Sandro Mazzola e Gianni Rivera: i dualismi tra grandi personaggi sportivi hanno fatto aumentare l’interesse verso un mondo che era entrato nelle case degli italiani grazie alle radio ed ai giornali, veri apripista della televisione.

Telesogni, scritto tutto attaccato, era il titolo di una trasmissione televisiva della Rai, presentata da Claudio Ferretti, scomparso ieri (21 maggio), e di cui era ospite fisso Ezio Luzzi, il decano dei radiocronisti sportivi, l’ultimo superstite di quella generazione d’oro che annoverava Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali e, successivamente, Riccardo Cucchi, magistralmente orchestrata dallo studio da Roberto Bortoluzzi, Mario Giobbe e Massimo De Luca. Claudio Ferretti s’era occupato anche di calcio, ma era soprattutto un cantore del ciclismo. E non sarebbe potuto essere diversamente, dal momento che Mario Silvio Ferretti, suo padre, era passato alla storia per aver cominciato il racconto in diretta della mitica tappa del Giro del ’49, la Cuneo- Pinerolo, con la celebre frase “un uomo solo è al comando”. Quell’uomo era il suo amico di infanzia, Fausto Coppi. Sì, in quegli anni capitava anche che il radiocronista, assunto mentre la corsa rosa era già in pieno svolgimento solo in seguito al licenziamento in tronco di colui il quale avrebbe dovuto raccontarla per l’emittente di stato, conoscesse da tempo immemore il Campionissimo. Ferretti padre era di Novi Ligure, cittadina piemontese che nel 1922 aveva festeggiato uno scudetto grazie alla sua squadra di calcio, la Novese, il cui presidente era Mario Ferretti senior, padre di Mario Silvio e nonno di Claudio, che tra il 1998 ed il 2000 condusse Processo alla Tappa.

Ezio Luzzi è nato a Santa Fe’, in Argentina, nel 1933. Nell sua lunghissima carriera è stato voce narrante e testimone diretto dei massimi eventi sportivi del pianeta, ma per tutti gli appassionati di calcio è stato, innanzitutto, colui il quale ha dato dignità alla serie B, raccontando in presa diretta, ogni domenica (ed in seguito, quando la seconda divisione nazionale ha cambiato collocazione, ogni sabato pomeriggio) una partita del campionato cadetto, rubando secondi, a volta anche minuti, alla descrizione delle partite della serie A, che vedevano Ameri e Ciotti impegnati in autentiche gare di bravura. E mentre l’uno narrava ciò che accadeva a Milano e l’altro rispondeva con i fatti che si stavano verificando a Torino, ecco che irrompeva la voce cantilenante di Ezio Luzzi, che annunciava un gol segnato da una delle due squadre protagoniste della gara di cui era testimone, solitamente il big match della giornata. Non solo. Non erano rare, infatti, le occasioni in cui il pathos della narrazione degli eventi riguardanti la massima serie venisse interrotto dalla voce di Luzzi che doveva segnalare un gol annullato per fuorigioco, un palo, o un calcio di rigore “decretato dall’arbitro”, ricevendo quasi sempre in cambio un veloce ringraziamento per l’informazione da parte dello studio centrale, che sapeva tanto di rimprovero, del tipo “perché non hai aspettato il tuo turno, caro Ezio?”. Ma no che non si poteva aspettare, perché un gol del Pisa o dell’Ascoli, del Genoa o della Cremonese, come anche del Campobasso o della Triestina, del Bari o del Foggia, poteva voler dire tanto nella lotta promozione oltreché nell’andamento della schedina del Totocalcio, l’altro sogno delle domeniche alla radio degli italiani. Luzzi, che da ragazzo aveva giocato in porta alla Ternana, si prendeva tutto il tempo del mondo, come a voler rivendicare pari dignità per la B, campionato cadetto ma non meno interessante della serie A, visto il blasone delle squadre ed il valore tecnico dei calciatori che lo frequentavano.

Dalle radiocronache per Tutto il Calcio alla conduzione, in tandem con Ernesto Bassignano, della trasmissione Ho perso il trend, in onda su Radiodue fino al 2011, in cui con ironia e disincanto i due conduttori trattavano di tutto un po’, senza risparmiare la politica ed il mondo dello spettacolo con i suoi gossip a volte anche fasulli. Alla festa, organizzata lo scorso mese di gennaio, per i sessant’anni della trasmissione a cui ha legato il suo nome, Tutto il Calcio, Luzzi, che ha ottantasette anni, è inciampato in un gradino dello studio di Via Asiago, rompendosi una spalla. Nonostante l’incidente, è rimasto per tutta la durata della festa in compagnia dei suoi colleghi, sfoggiando la sua proverbiale ironia e riuscendo a mascherare il dolore. Per uno che ha passato gran parte della sua vita ad attendere il momento per entrare nelle case degli italiani per raccontare cosa stesse accadendo in serie B, prendendo la linea da tutti gli stadi dello Stivale, in ogni situazione meteo e con postazioni anche di fortuna, non poteva essere una caduta accidentale motivo sufficiente e valido per abbandonare il suo posto e cedere idealmente il microfono prima di annunciare l’ennesimo gol, preceduto dal suo proverbiale ed inconfondibile attenzione, attenzione! Prendo la linea da…”.

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